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“Sogno un’integrazione fra i taxi e Uber”. Intervista a Benedetta Arese Lucini (Uber Italia)

Non tutte le guerre si combattono con armamenti ed eserciti.

C’è una battaglia che si combatte oggi in tutto il mondo a colpi di passaggi in auto. Alcune guidate da tassisti, altre noleggiate online attraverso Uber. Questa società, nata nel 2009 a San Francisco, connette autisti e passeggeri attraverso un’applicazione per smartphone (scopri i suoi punti di forza e di debolezza con la nostra analisi SWOT di Uber).

Nel 2013 Uber è sbarcata anche in Italia. I tassisti hanno risposto con scioperi e col lancio delle app per prenotare i taxi, come IT Taxi e Taxi Milano. Nel capoluogo lombardo è appena sbarcata anche l’app tedesca mytaxy che, avvalendosi di tassisti con licenza, offre gli stessi servizi dell’americana Uber. Guida la sua filiale italiana una trentenne bionda dall’aria eterea, ma coi piedi ben piantati a terra: Benedetta Arese Lucini. AdviseOnly l’ha intervistata.

Lei è una donna, giovane, ai vertici di una grande società, in Italia. Com’è la vita da pecora nera?

Impegnativa ed entusiasmante. Metà del mio team è composto da donne e l’età media è 28 anni. Ringrazio Uber perché mi ha dato l’opportunità di tornare in Italia con grandi responsabilità. Non fosse stato per Uber, forse non sarei mai più tornata. Mi piacerebbe che potessero avere la stessa opportunità anche i tantissimi miei coetanei altrettanto bravi che sono in giro per il mondo a fare grandi cose. O che magari sono in Italia ma non possono metterle in pratica. Queste opportunità devono esserci sia nel settore privato, sia nel settore pubblico.

Una ricerca dell’economista Alan Krueger e del responsabile policy research di Uber Jonathan Hall rivela che i vostri autisti-tipo sono uomini, hanno figli e svolgono un altro lavoro oltre a quello in Uber. Chi sono i vostri dipendenti italiani?

È bene precisare che gli autisti non sono dipendenti di Uber, ma professionisti, nel caso di Noleggio con Conducente (NCC) o nel caso di UberPOP sono persone che, superati determinati controlli, decidono di utilizzare la piattaforma per fornire passaggi low cost. La maggior parte degli autisti di NCC sono uomini e quello è il loro unico lavoro, lo svolgono sia autonomamente sia grazie a Uber. Alcuni sono arrivati a fare gli autisti dopo altre esperienze lavorative e, come anche nel caso di UberPOP, guidare con Uber è una concreta seconda opportunità, dopo le tante esperienze lavorative finite a causa della crisi economica. Mentre l’innovazione e la tecnologia spaventano molti, noi siamo la prova che invece, grazie a queste, si aprono altre strade. A patto di essere disposti a reinventarsi.

Poi ci sono tante persone che fanno gli autisti Uber nel loro tempo libero. Magari sono studenti, lavoratori part-time, pensionati, genitori che hanno bisogno di una macchina per trasportare i loro figli e che, altrimenti, farebbero fatica a sostenerne i costi.

Da quando è partita, Uber è in lotta coi tassisti di tutto il mondo. A che punto è la “guerra” sul fronte italiano?

Ora può sembrare che ci sia una guerra tra Uber e i taxi. In realtà è solo l’ultima di una serie di battaglie che vanno avanti da anni nel settore. E i due fronti sono la conservazione delle rendite da una parte e la volontà di liberalizzare per dare più opportunità a tutti dall’altra. Da che parte sta il consumatore, è il mercato a dirlo.

Voglio però sottolineare che dove è stato permesso a Uber di dare il suo contributo al miglioramento della mobilità urbana, i taxi hanno continuato a lavorare come prima. Il sogno è poter integrare anche loro sulla piattaforma, lasciando la parola all’utente su quale servizio preferisca a seconda delle esigenze del momento. Noi ci sforziamo di non vedere nei tassisti la nostra controparte. Stiamo portando avanti un progetto di rinnovamento che potrebbe benissimo integrarli. In molte città i taxi possono essere chiamati dalla nostra app. Ad apporsi è oggi, forse, chi guadagna nella gestione delle chiamate in un sistema chiuso, senza rendersi conto di innescare una guerra interna che porta all’esasperazione un’intera categoria.

L’Italia è la patria delle liberalizzazioni mancate e una di queste è quella dei tassisti. Uber ha rivoluzionato il settore senza ricorrere a una regolamentazione, ma semplicemente imponendosi sul mercato. Al di là di questo, le piacerebbe un aggiornamento delle leggi sui taxi?

È l’intero settore del trasporto persone a dover essere regolamentato in una maniera nuova, comprendendo le altre possibilità, non solamente i taxi. Questo è già successo negli Stati Uniti in 22 luoghi, tra Stati e città, e su questa strada ci si sta muovendo finalmente anche in Europa: il governo di Bruxelles nell’aprile 2015 ha iniziato l’esame di una proposta di legge che integra il ride-sharing come offerta complementare a quella esistente.

La mobilità in Italia invece è regolata da una legge che risale al 1992. È evidente come più di vent’anni fa non solo non era pensabile muoversi grazie ad una applicazione, ma non erano neppure immaginabili le tecnologie che oggi rendono possibili sistemi come Uber. Il contributo rivoluzionario che sta dando Uber è proprio quello di poter far toccare con mano, e subito, i benefici diffusi che possono portare le liberalizzazioni.

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