Rischio liquidità per i risparmiatori: quello che la vostra banca non vi dirà mai

Piccolo test.
Conoscete il grado di liquidità dei vostri investimenti? Sapete che cos’è il rischio di liquidità?

Se la risposta è “No”, sappiate che non è un fatto casuale: non ve ne hanno parlato perché a qualcuno va bene così. Approfondiamo, a partire da una situazione reale.

La vostra banca vi ha convinto ad acquistare un’obbligazione bancaria che rende all’incirca come un BTP, un titolo di Stato, fino a prova contraria più sicuro. Ma voi non ci avete fatto caso, siete clienti da vent’anni e vi fidate. Per la banca è essenziale che voi compriate quelle obbligazioni: sono una fondamentale fonte di finanziamento. La banca però tace sul fatto che, una volta in circolazione, queste obbligazioni non hanno un gran mercato: se decidete di venderle, l’unico potenziale compratore è proprio lei, la vostra banca. La quale, ovviamente, può dettare le condizioni.

Passa il tempo e capita un imprevisto; voi pensate di vendere l’obbligazione. Andate allo sportello e vi dicono a che prezzo la ricomprano: vi pare stranamente bassissimo. Allora chiedete spiegazioni e vi rispondono che lo spread denaro-lettera – la differenza tra prezzo a cui potete acquistare (lettera) e il prezzo a cui potete vendere (denaro) in un dato istante – è quello, che vi piaccia o no: qualche punto percentuale. Una specie di penale non scritta. E allora dovete decidere tra liquidare l’obbligazione, sopportando un costo di vendita spropositato, e lasciare i soldi alla banca, arrangiandovi in qualche altro modo.

Quale che sia la vostra scelta, vi siete appena scontrati con il rischio di liquidità: il rischio di non riuscire a operare sul mercato, se non a condizioni molto svantaggiose per voi, cioè a prezzi bassi se vendete e alti se comprate. Fino ad arrivare al caso estremo in cui l’operazione non è possibile in tempi brevi, nemmeno a condizioni svantaggiose, ma occorrono giorni, a volte settimane o addirittura mesi.

L’esempio riportato non è neanche la situazione più grave nella quale un risparmiatore possa imbattersi: nei mesi scorsi vi sono stati estremi atti di difesa di alcune banche che hanno impedito ai loro operatori di riacquistare obbligazioni bancarie dalla clientela privata, a meno che non ci fosse un esplicito impegno contrattuale a fare da market maker, cioè a tenere vivo il mercato degli scambi per un determinato titolo.

Sulle obbligazioni bancarie suggerisco due post sul nostro Blog: che cosa sono le obbligazioni e come funzionano: I parte e II parte.

Se è difficile la vita per chi possiede obbligazioni bancarie, non parliamo dei titoli strutturati: in molti casi il mercato praticamente non esiste e lo spread denaro-lettera può salire a diversi punti percentuali. Come dire: vendi e perdi.

Le banche hanno spolpato l’industria italiana dei fondi comuni sostituendo gradualmente l’offerta di fondi comuni con l’emissione di obbligazioni bancarie e titoli strutturati dalle clausole incomprensibili, dietro le quali ben si mimetizzano generose commissioni. In questo modo l’industria bancaria ha spostato i risparmi delle famiglie dal mondo del risparmio gestito ai bilanci delle banche, che hanno potuto finanziarsi a buone condizioni anche se il mercato istituzionale si era per loro prosciugato. La “locusta bancaria” ha poi completato l’opera ostacolando l’uscita ai risparmi degli italiani con una gabbia di illiquidità, che rende svantaggiosa la vendita delle obbligazioni e degli strutturati.

Ora capite perché in banca si parla poco della liquidità degli investimenti (e vi propongono sempre obbligazioni bancarie e strutturati)?

Attenzione però, il rischio di liquidità può toccare anche altri strumenti finanziari, sebbene in misura minore. Nella mia esperienza di gestore di fondi comuni, ho sbattuto il muso contro il rischio liquidità anche con ETF ed ETC, azioni e titoli di Stato. Per esempio, all’apice della “crisi Lehman Brothers” decisi di vendere un BTP con scadenza inferiore a 2 anni. La frase di un broker ben sintetizza quel momento:

Mi spiace, non possiamo comprarlo; se sento di qualche altro cliente che vuole comprare ti chiamo”.

Mai più sentito. Facendo il giro telefonico di alcuni broker di mia conoscenza, alla fine riuscii a vendere il titolo, ma ad un prezzo molto più basso del suo reale valore. Attenzione: si trattava di un BTP, non di un titolo governativo del Kenya (con rispetto parlando) – la crisi del debito sovrano era ancora lontana dall’immaginario collettivo e i BTP erano considerati sicuri.

Anche i depositi bancari, in teoria liquidissimi, spesso presentano rendimenti interessanti solo a patto di accettare vincoli di tempo che, nei fatti, limitano la liquidità.

Invece, il rischio di liquidità non riguarda, se non in modo molto indiretto, fondi comuni e Sicav, sui quali si opera al valore di quota (NAV) del giorno, senza spread denaro-lettera e non c’è uno specifico costo legato alla compravendita. Tuttavia, talvolta, il cliente incappa in commissioni di ingresso/uscita.

Il rischio di liquidità sale in modo generalizzato quando sui mercati finanziari c’è grande incertezza e pessimismo. In simili casi i prezzi dei titoli scendono (rischio di mercato), si inizia a parlare di fallimenti (rischio di credito) e cresce anche il rischio di liquidità, che sembra nutrirsi degli altri tipi di rischio, provocando una pericolosa spirale che molti risparmiatori hanno imparato a conoscere a proprie spese negli ultimi tempi. Pertanto, se un investitore decide di vendere uno strumento finanziario il cui prezzo è sceso per effetto del mercato, può rimetterci ulteriormente a causa della scarsa liquidità.

Advise Only - consulenza finanziaria

Per noi di Advise Only il rischio liquidità è un concetto fondamentale. Ecco perché tendiamo a consigliare ai nostri utenti che richiedono il servizio di consulenza strumenti finanziari quanto più liquidi possibile (a parità di altre condizioni).

Inoltre abbiamo messo a punto un indicatore per misurare la liquidità di strumenti finanziari e portafogli: si chiama semplicemente “Liquidità“ e, insieme al Rischio e alla Performance, è uno dei tre pilastri fondamentali per “inquadrare” un portafoglio d’investimento. È disponibile sul sito www.adviseonly.com ed è gratis.

Come verificare la liquidità?

Per ogni tipo di strumento finanziario (cioè obbligazioni, ETF, azioni, ecc.) consideriamo alcuni fattori importanti che sfuggono al risparmiatore ma che il nostro indicatore condensa in un’unica misurazione. Ad esempio, per un ETF analizziamo la massa gestita, gli spread denaro-lettera, i volumi e la continuità degli scambi in Borsa, il fatto che sia a replica fisica oppure no ed altri fattori rilevanti. Per le obbligazioni, oltre a fattori già citati, valutiamo la dimensione e l’età dell’emissione, la tipologia di emittente e via dicendo. Consideriamo, inoltre, sia i fattori legati alla liquidità ordinaria – quella delle giornate “tranquille” – sia i fattori che possono influenzare la liquidità in condizioni di estrema turbolenza dei mercati.

L’indice muta nel tempo al variare degli elementi che lo determinano. I fattori da valutare sono tanti, ma noi li mediamo e alla fine otteniamo un unico punteggio che va da 0 (liquidità inesistente) a 100 (massima liquidità). L’indicatore è disponibile sia a livello di singolo strumento, sia a livello di portafoglio.

Andamento di un ETF

Advise Only - consulenza finanziaria
Andamento di un portafoglio “Anti-crisi” elabortato da Advise Only. Clicca qui per approfondire.

Advise Only - consulenza finanziaria

L’indice di liquidità di Advise Only ovviamente non è infallibile, ma può offrire un valido aiuto al risparmiatore. Ci ispiriamo a Google. Così come il motore di ricerca affina continuamente l’algoritmo per rendere sempre più efficaci le ricerche degli utenti, anche il team di Advise Only ha un cantiere aperto per migliorare continuamente sia l’indicatore, sia la copertura in termini di strumenti finanziari, ampliando gradualmente la base dati in funzione delle richieste dei nostri utenti registrati.

Con l’aiuto (gratuito) di www.adviseonly.com o da soli, è arrivato il momento di tenere sotto controllo la liquidità dei vostri investimenti.

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Raffaele Zenti

È uno dei fondatori di Advise Only, responsabile della consulenza finanziaria in Advise Only SIM e partner di Virtual B. Esperto di finanza e di gestione dei rischi, è laureato in Economia con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra gli altri, il Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su temi legati alla scelta degli investimenti ed alla gestione del rischio. Nel suo percorso professionale si è occupato di asset allocation in Sella Asset Management, ha accumulato una lunga esperienza in Allianz Global Investors Italy prima come responsabile operativo del Risk Management e poi delle Gestioni Quantitative. Ha avuto un’esperienza nel Gruppo Banca Leonardo come responsabile delle Gestioni Quantitative ed è stato tra i primi ad occuparsi di consulenza indipendente con IDeA Sim - Gruppo DeA. Un passato da triathleta, è ossessivo-compulsivo verso le immersioni in apnea e con bombole, il nuoto e la corsa.

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15 Commenti a “Rischio liquidità per i risparmiatori: quello che la vostra banca non vi dirà mai”

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    Giulio Conti 2 febbraio 2012 at 16:08 #

    Io sono il tipico investitore “da spennare” mi sono preso una bella scottatura con le obbligazioni bancarie… se vi avessi conosciuto prima…

    Grazie dott. Zenti, analisi chiara, pulita e efficace.

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    BatterioKiller 2 febbraio 2012 at 16:30 #

    Messaggio diretto e verità scomode.

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    burrino 2 febbraio 2012 at 17:14 #

    Grazie! Sono contento che finalmente qualcuno abbia voglia di spiegare che la performance di un investimento finanziario per un risparmiatore non è funzione solo del “fiuto” dell’”azzeccare l’investimento” o del rendimento a scadenza che ci viene venduto agli sportelli. Altri fattori possono compromettere la buona riuscita di un investimento e la liquidità è uno di questi. Anche i fondi comuni però presentano qualche rischio. non trova? Se le condizioni di mercato peggiorano repentinamente e c’è una “corsa al riscatto” è possibile che anche il gestore del fondo si trovi in situazione poco piacevole e per soddisfare i clienti debba vendere a prezzi penalizzanti. Ciò non toglie che questo è un caso estremo mentre lasciar sul piatto parecchi punti su un’obbligazione bancaria o uno strutturato sia la “norma” in condizioni “normali”.

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    SherlockHolmes 2 febbraio 2012 at 17:56 #

    L’articolo mostra bene il fenomeno d’informazione nascosta…cari risparmiatori quando acquistate un’auto se siete perfettamente informati circa le sue caratteristiche (come colui che la vende) potete attribuire un valore corretto all’auto altrimenti rischiate di prendere un bidone. Al fine di evitare questo rischio cercate d’informarvi o chiedere ad un’amico insomma riducete la mancanza d’informazione che avete. AdviseOnly cerca di fare proprio questo! forte della sua indipendenza ed informazione nel dare consigli finanziari. D’altra parte lo stesso Akerlof mostra come in presenza d’informazione nascosta nel mercato delle auto tra chi compra e chi vende finiscono per circolare solo bidoni…non è forse quello che sta succedendo nel mondo del risparmio gestito?

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    Economy online 2 febbraio 2012 at 18:34 #

    Concordo in pieno sul fatto che prima di investire bisogna conoscere approfonditamente lo strumento che la banca propone. Purtroppo manca troppo spesso una buona informazione nei prodotti finanziari. Per questo trovo molto importante che si faccia un buon lavoro di informazione per poter fare un’uso consapevole degli strumenti finanziari. Complimenti per il vostro ottimo lavoro ;)

    Stefano

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    Stefano Colucci 3 febbraio 2012 at 12:47 #

    Raffaele ti ha ispirato la nostra chiacchierata?
    mi sembrano parole mie!

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    BatterioKiller 4 febbraio 2012 at 17:42 #

    Cosa mi dite delle polizze unit-linked? Sintesi chimico-finanziaria di poca trasparenza e costi alti!

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    Lara 4 febbraio 2012 at 17:49 #

    Non mi fregano più con le loro obbligazioni – da oggi in avanti solo titoli statali!

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    Massimo vicari 12 febbraio 2012 at 16:50 #

    Il brutto delle polizze unit linked e’ che sono costose e a volte mal gestite, in pancia vi si trovano spesso prodotti collocati dalla casa madre o da sue filiali non sempre all’altezza. d’altyro canto ormai nessuno o quasi e’ piu’ capace di metter da parte soldi mese per mese se non gli vengono fisicamente sottratti dalla disponibilita’.

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    Marco 4 aprile 2012 at 21:46 #

    Avevo dei fondi, sono andati male, la banca mi ha consigliato una sua obbligazione, dicendo che rendeva più dei BTP, ora non la vogliono ricomprare, cosa faccio?

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    Raffaele Zenti 5 aprile 2012 at 17:59 #

    Marco, la tua è una situazione purtroppo molto comune.
    Come scritto nel post, le banche ci hanno spesso marciato: cavalcando la scontentezza degli investitori (è un “tic” di molti investitori essere scontenti delle performance e voler “l’erba del vicino”), hanno dirottato risparmi dal mondo dei fondi comuni e delle sicav, strumenti a volte criticabili ma pur sempre liquidi e molto tutelanti nei confronti dei risparmiatori, per farli investire in obbligazioni bancarie dalle quali è spesso difficile uscire. Come hai sperimentato in prima persona.
    Ora, tenendo presente che ogni situazione ed ogni risparmiatore ha le sue esigenze, provo a darti qualche dritta generica sul piano pratico:
    • …respira, niente panico;
    • poi cerca di capire, magari facendoti consigliare o prendendo spunto dall’esterno (il sito http://www.adviseonly.com ti potrà essere sicuramente d’aiuto), in primo luogo la situazione del tuo portafoglio (ad esempio in termini di rischio) e, in secondo luogo, se e come vorresti che diventasse;
    • se dall’analisi emerge che è bene vendere le obbligazioni, va verificato con la tua banca (o con altre banche, i conti on-line sono convenienti e adatti all’investitore autonomo, la banca non te la sei sposata) se e a che condizioni si possono vendere – allo sportello ti consiglio di insistere e di trattare – e cerca di non farti rifilare prodotti anche peggiori di quelli che già hai;
    • poi valuta se per te le condizioni di smobilizzo delle obbligazioni sono accettabili o meno, è una valutazione con un forte contenuto soggettivo… il buon senso prima di tutto.

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    bartolomeo 12 aprile 2012 at 14:20 #

    Scusate, i btp sono poco liquidi? Se io ho comprato con lo spread a 430 e oggi sta a 373 dovrei trovare compratori abbastanza facilmente fino a quando lo spread sta sotto i 430 e conseguentemente il suo interesse è + alto dell’attuale, o no? Grazie

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    Raffaele Zenti 12 aprile 2012 at 15:23 #

    Bartolomeo, i BTP sono mediamente molto liquidi. Quelli appena emessi sono più liquidi di quelli emessi da più tempo, ma in ogni caso anche gli altri sono sempre parecchio liquidi.
    Certo, in alcune giornate particolari, eccezionali, quelle di grande stress dei mercati, anche i BTP possono essere poco liquidi; ma quando ciò accade, tipicamente la stragrande maggioranza degli strumenti finanziari è illiquido (e, se possibile, è meglio aspettare con le compravendite, se non è strettamente necessario procedere con esse).
    Comunque, la liquidità non dipende tanto dalla convenienza o meno di uno strumento finanziario, quanto piuttosto da caratteristiche strutturali (es. dimensione dell’emissione per le obbligazioni, mercato di quotazione, ecc), e dal rischio percepito sul mercato: quando il rischio (di mercato, controparte, sistemico) sale, a parità di altre condizioni i market maker allargano lo spread denaro lettera.

  14. avatar
    bartolomeo 13 aprile 2012 at 15:35 #

    Sto cominciando a pensare che sia meglio comprare e vendere con i btp come con le azioni, visti i chiari di luna dei risultati in europa, della discesa dell’occupazione, della diminuzione del pil italiano lo spread dovrebbe continuare a salire.
    Mi chiedo dove sono finiti i soldi prestati alle banche e che dovevano servire per acquistare titoli pubblici. A meno che le banche non operino vendendo titoli pubblici per far salire lo spread e spuntare interessi + alti sotto emissione? Voi che ne pensate?

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    Raffaele Zenti 13 aprile 2012 at 22:29 #

    Bartolomeo, tutto è possibile, ma sinceramente non credo che le banche, di concerto, operino come dici tu.
    E i soldi spesi per acquistare titoli di Stato sono finiti, per l’appunto, nei titoli di Stato.


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