Educazione finanziaria

Educazione finanziaria: come diversificare il portafoglio

26 marzo 2015 · di Raffaele Zenti · 16 Commenti

La diversificazione di un investimento è uno degli elementi di base che danno vita ad un risparmio efficace ed efficiente. Molti, purtroppo, non sanno cosa sia o non sanno come ottenerla.

Post aggiornato al 24/01/2017

Mai come ora, con molti rendimenti obbligazionari ancora vicini allo zero e le Borse intorno ai massimi, è importante diversificare il proprio portafoglio. E, a quanto vedo e sento, “diversificare” pare essere la parola d’ordine di molti operatori. In effetti, in un’asset allocation di portafoglio, la diversificazione è un po’ come il bagher nella pallavolo: un fondamentale difensivo. Come tale, va imparato bene. Ma viene spesso sbagliato, purtroppo.

Ricevo spesso richieste di utenti di AdviseOnly che chiedono un giudizio sul loro portafoglio e, in tali situazioni, m’imbatto sovente in portafogli malamente diversificati: troppo, o troppo poco.

Spesso si tende a investire in fondiETF e depositi bancari troppo simili tra loro. La bella notizie è che chiunque può imparare a diversificare decentemente un portafoglio (non è per niente rocket science, roba da NASA, come alcuni vogliono indurvi a credere per giustificare le loro grasse commissioni). Ripassiamo insieme, quindi, le basi della diversificazione. Ci aiuteremo con un po’ di analisi empirica.

L’idea della diversificazione

L’intuizione è semplice: non conoscendo le performance future degli investimenti, è meglio se questi vengono frazionati, ripartendo il rischio che le performance si rivelino pessime.

Facciamo un esempio e immaginiamo di avere 1.000€ da investire: posso scegliere di comprare azioni della società Alfa oppure creare un portafoglio con i titoli Alfa, Beta, Gamma. Se Alfa fallisce, nel primo caso perdo il 100% dell’investimento. Nel secondo solo il 33% (ammesso che gli altri due titoli restino immobili, perché potrebbero anche salire e coprire le perdite).

Come corollario, più siete incerti sul futuro, più fate bene a diversificare all’interno dell’universo investibile. Ma attenzione:

Un’ampissima diversificazione serve solo agli investitori che non hanno idea di ciò che stanno facendo

Warren Buffett

La diversificazione all’interno di un’asset class

Il primo passo è capire come funziona la diversificazione all’interno di un’asset class, per esempio le azioni di Borsa Italiana incluse nell’indice FTSE Italia All-Share.

Vediamo qual è l’impatto della numerosità dei titoli in portafoglio sul rischio (Max Drawdown) e sulla performance(*), utilizzando i dati del quinquennio 2010-2015, molto significativo.

A prima vista, si vede subito che aumentando il numero di azioni si riduce il rischio del portafoglio.
 

 

Nota: simulazione condotta sulle azioni dell’indice FTSE Italy AllShare con serie storica completa dal 28/2/2010 al 1/3/2015 (210 titoli). Per iniziare ho creato 1000 portafogli costituiti da 1 titolo scelto casualmente, misurando il Max Drawdown medio, ossia la media delle perdite massime di ciascun portafoglio nel periodo, nonché il quantile al 5% e quello al 95% della performance di periodo (dividendi esclusi), poi ho ripetuto la stessa cosa per portafogli composti da 2, 3, 4,.. 210 azioni, scegliendo casualmente le azioni e dando ad ognuna di esse lo stesso peso percentuale in portafoglio. In questo modo s’ottiene una stima affidabile del rischio medio e del range di performance in funzione della numerosità di titoli in portafoglio. Dati di fonte Bloomberg, elaborazioni AdviseOnly. Qui i dettagli e il codice per ripetere l’esercizio Monte Carlo.

I due grafici mostrano alcuni fatti inequivocabili:

  • con pochissimi titoli il rischio è estremo (si può perdere quasi il 70%);
  • il rischio cala drasticamente con 15-20 azioni in portafoglio, stabilizzandosi sui livelli propri dell’asset class (in questo caso, azioni Italia – e qui la faccenda è di grande attualità per chi investe nei Piani Individuali di Risparmio, o PIR), sicché aggiungere ulteriori titoli serve a poco, anzi, annacqua solo le eventuali buone idee, che di solito scarseggiano;
  • il “cono” che rappresenta la gamma di performance possibili (secondo grafico) si restringe drasticamente all’aumentare dei titoli in portafoglio – con poche azioni sono possibili sia risultati disastrosi che performance eccezionali, ma molto rischia d’essere nelle mani del caso.

Prudentemente, molti risparmiatori non investono in singole azioni, ma utilizzano varie asset class nell’ambito di un’asset allocation di portafoglio. Vediamo allora che cosa cambia.

La diversificazione all’interno dell’asset allocation

Ripetiamo l’esercizio precedente con 12 ETF quotati su Borsa Italiana che rappresentano altrettante asset class (azioni USA, Giappone, Europa, Pacifico ex-Giappone, mercati emergenti, obbligazioni internazionali governative, Corporate e inflation-linked, liquidità, oro, e un ampio paniere di differenti commodities). Guardando alla storia dei cinque anni passati, vediamo che cosa succede a rischio e performance all’aumentare del numero di asset class incluse nell’asset allocation.

 

 

Nota: simulazione del tutto analoga alla precedente, ma condotta su asset class, rappresentate da 12 ETF quotati su Borsa italiana. Dati di fonte Bloomberg, elaborati da AdviseOnly.  Qui dettagli e codice per ripetere l’esercizio Monte Carlo.

Anche in questo caso, all’aumentare delle asset class incluse in portafoglio il rischio diminuisce e si restringe la gamma delle possibili performance. Rispetto al caso precedente, noterete che il rischio di perdita è assai minore, anche quando le asset class in portafoglio sono poche. Questo perché un’asset class rappresenta già un insieme di strumenti finanziari, e quindi gode della proprietà di diversificazione (eccezion fatta per l’oro).
Noterete che parlo di asset class, e non di ETF: l’ETF è solo il veicolo per investire in un’asset class, che va pensata come “fattore portatore di premio per il rischio” (in breve: rendimento). E poiché molti ETF coprono la medesima asset class, oppure un singolo ETF copre più asset class, evitate ragionamenti semplicistici: un’asset allocation non si giudica solo dal numero di ETF o fondi comuni utilizzati.


Tutti i nostri portafogli d’investimento sono costruiti in base a questi principi: massima attenzione all’asset allocation, buona diversificazione tra premi per il rischio, individuando quelli con le migliori valutazioni, senza badare al numero di strumenti in portafoglio, variabile spesso irrilevante.
Ricordate: un buon portafoglio può essere costituito da 3-4 ETF o fondi ben scelti; un pessimo portafoglio può invece essere di 50 strumenti male assortiti.

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(*) Qui trovate i dettagli della simulazione, nonché il codice Matlab necessario per replicare l’esercizio se siete degli irriducibili smanettoni (potete replicarlo con qualsiasi dataset – se desiderate i dati che ho utilizzato io, scrivetemi sul mio account personale di AdviseOnly).

Raffaele Zenti

Raffaele Zenti

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all’Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell’Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi.
Ex-triathleta, s’ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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