Le nuove munizioni dei mercati emergenti

Le recenti performance negative dei Paesi Emergenti stanno suscitando un certo grado di pessimismo e diffidenza in molti investitori. Vale ancora la pena di scommettere su questa asset class?

I mercati emergenti hanno ancora qualche asso nella manica da giocarsi

Non è un buon momento per i mercati emergenti. Dopo due anni di performance a doppia cifra, il 2018 finora è stato deludente (-9,0% da inizio anno, in euro). Di solito lo storytelling a sostegno degli Emergenti si concentra su argomenti di buon senso e ragionevolezza: in media sono Paesi giovani, poco indebitati e con prospettive di crescita migliori dei loro colleghi Sviluppati.

Accanto agli argomenti squisitamente macroeconomici, le condizioni di mercato hanno fatto il resto: la discesa dei rendimenti nei Paesi Sviluppati ha spinto gli investitori ad aumentare i flussi verso questi mercati, che nel 2017 hanno raggiunto la quota di 240 miliardi di dollari.

Tuttavia, la fine del quantitative easing dovrebbe riportare i rendimenti dei Paesi Sviluppati verso livelli più appetibili, e dopo tutta questa bonanza di capitale, uno dei maggiori rischi che aleggia intorno agli Emergenti è quello di una eventuale difficoltà a far fronte a potenziali fuoriuscite improvvise di capitale (o Sudden Stop), che possono fare davvero male1.

Va comunque detto che, in base ai dati del Fondo Monetario Internazionale, la maggior parte dei Paesi Emergenti sembra aver fatto i compiti a casa. Ad oggi, circa il 70% dei Paesi che compongono l’indice MSCI Emerging Markets ha livelli di riserve in valuta estera adeguate (tra il 100-150%), quindi una scorta di munizioni sufficientemente robusta per poter far fronte a tutto ciò che può compromettere la stabilità finanziaria, come una forte pressione sul cambio o deflussi di capitale improvvisi.

Inoltre, la pressione sul cambio degli ultimi mesi non sembra il frutto di una diffusa diffidenza degli investitori nei confronti degli Emergenti come asset class, ma un deprezzamento generalizzato che ha coinvolto anche i principali Paesi Sviluppati.

Come da manuale, quando sui mercati aumenta l’avversione al rischio i Paesi Emergenti sono i primi a risentirne, e questa volta non è stato diverso. Nonostante la deludente performance da inizio anno (YTD), i fattori di lungo termine che ci spingono a investire nei Paesi Emergenti ci sembrano ancora validi.


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Jacopo Caretta Mussa

Jacopo Caretta Mussa

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

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