Investire i risparmi nelle gestioni patrimoniali? Ecco sei motivi per cui è una pessima idea

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Non sono mai stato un grande fan della gestione patrimoniale. Purtroppo (o per fortuna) ci sono modi migliori per investire i risparmi e soprattutto accedendo alle gestioni patrimoniali quelli che ci guadagnano non siete quasi mai voi.


Se avete qualche risparmio è facile che la vostra fidatissima banca, o l’ancor più fidato promotore o private banker che la banca vi ha appioppato, vi abbia proposto una splendida gestione patrimoniale (GP), “su misura per voi”.

Può trattarsi di una gestione patrimoniale mobiliare (per gli amici GPM, che investe prevalentemente in azioni, obbligazioni ed ETF) e di una gestione patrimoniale in fondi (GPF per gli intimi, che punta sui fondi comuni). Non saprei dire quale delle due sia peggio, è una dura lotta…

La cruda realtà delle GP

Innanzitutto, se pensate che GPM e GPF siano su misura (mi spiace dirvelo perché siete teneri come Spongebob), devo disilludervi: ciurma, queste gestioni sono su misura quanto la lattina di Coca Cola che trovate al supermercato.

Infatti, ogni banca ha migliaia di clienti con gestioni patrimoniali e voi pensate davvero che ci sia un bravo gestorino tutto per voi che, ogni mattina, vi pensa quando si alza e poi controlla il vostro bel portafoglio? La realtà è più becera. Dove lavoravo io c’erano una manciata di portafogli modello, copiati (sì, avete letto bene, copiati) nei limiti del possibile dai fondi comuni della società, che per inciso costavano la metà. Tanto le decisioni che contano sono poche e centralizzate: più azioni, meno obbligazioni, dollaro sì, dollaro no e via discorrendo.

Chiariamo bene un punto: generalmente i fondi comuni, avendo più denaro in gestione (li sottoscrivono in tanti), riescono a comprare titoli che la GPM non riesce a comprare. Pensate alle obbligazioni corporate, che spesso hanno taglio minimo 100mila euro: un fondo comune o un ETF lo compra senza problema, mentre la vostra GPM (a meno che non abbiate abbastanza quattrini) semplicemente non ce la farà. E se ce la farà perché avete tanti soldi in gestione, vi troverete quasi sicuramente con un portafoglio meno diversificato.

Le GPF, poi, sono semplicemente ridicole: le hanno inventate per avere portafogli più diversificati con pochi strumenti, più semplici da gestire, piazzando fondi dai quali aspirare grasse commissioni. Cioè: meno lavoro e più commissioni.

Il buco nero di costi e tasse

Oramai lo sapete che i costi sono la prima cosa alla quale stare attenti negli investimenti, no?

Beh, io mi sono fatto mandare qualche dato fresco sulle commissioni delle GPM e GPF.

  1. In media la commissione di gestione è intorno al 2%.
  2. Poi c’è la commissione di performance, di solito intorno al 20%, cioè la società si prende una fetta (il 20%) del guadagno che vi ha fatto fare rispetto all’indice benchmark, che rappresenta il mercato da battere (per esempio, se la GPM è azionaria USA, il termine di paragone potrebbe essere l’indice S&P 500). Giusto, direte voi, se il gestore va bene, posso pagarlo di più. Questa è meritocrazia. Peccato che spesso la società bari: il benchmark di solito non include cedole o dividendi (è quindi un price index). Non sempre eh! Lungi da me fare di tutta l’erba un fascio, ma spesso è così. Quindi, a parità di tutto il resto, per il solo fatto che il vostro portafoglio incassa un dividendo, voi ne regalate un pezzo alla società di gestione. Figo, il promotore vi manderà una cartolina dalle Maldive per ringraziarvi.
  3. Inutile dire che se si tratta di una GPF, i fondi utilizzati per costituire il portafoglio hanno ulteriori commissioni di gestione e magari di performance. In banca vi hanno detto che ve le restituiscono, con i leggendari rebates. Peccato si tratti solo di una parte delle commissioni… di solito il 60%. Quindi, se il TER originario del fondo era 1%, significa che vi restituiscono 0,40% e voi pagate solo 0,60%. Che però si aggiunge alle commissioni dirette della GPF.
  4. Sulle commissioni di gestione e di performance, poi, c’è anche l’IVA al 22%. Giù, altre mazzate.
  5. Ah, e non dimentichiamo le spese di banca depositaria, di solito fisse: una cosa tipo 20-30 euro a trimestre. Se la GPM è di 50mila euro, è 0,20%.
  6. Infine ci sono le solite tasse sulle “rendite finanziarie. Insomma, pare che GPM e GPF diano da mangiare a tutti, tranne che a voi.

Cosa fare se avete una GPM o GPF?

Spero vi sia chiaro che non solo gli ETF, ma nel 99% dei casi anche i fondi comuni costano meno di una gestione patrimoniale, con una struttura di portafoglio tendenzialmente migliore (certo non parlo dei fondi a cedola).

Quindi, se avete una GPM o una GPF e non siete financial-masochist, chiedete subito quanto costa e siate pronti a chiuderla. Salvo investiate i vostri risparmi al fine di arricchire la vostra banca e la sua rete di promotori!


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Jack Sparrow

Jack Sparrow

Ha solcato i mari della finanza in lungo e in largo, su imbarcazioni piccole e grandi, con i mercati in tempesta oppure cavalcando grandi onde d’ottimismo. Da anni soffre di contorcimenti interiori che lo turbano nel profondo, e questo non solo per gli eccessi di frutti di mare, bensì per come vengono trattati i risparmiatori e per le tristi condizioni in cui versa l’industria che li dovrebbe gestire. E allora Jack Sparrow invoca l’ammutinamento! Basta con prodotti finanziari che fanno solo il gioco di chi li vende, basta con portafogli di risparmio che cozzano contro il buon senso! Entra nella ciurma di Jack e segui i suoi consigli per trasformare il tuo disagio in qualcosa di utile per i tuoi risparmi.

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