#IlGraffio: minibond, di nome e di fatto?

Continuiamo il nostro viaggio nella finanza-ombra italiana. Oggi parliamo di minibond: le obbligazioni per le PMI (piccole e medie imprese). Queste obbligazioni hanno un grande futuro davanti a loro:  il mercato dei minibond è stimato in € 21 miliardi (per confronto, il totale dei crediti bancari erogati è di 1.400 miliardi). Questo mercato di recente si è aperto anche ad assicurazioni, fondi previdenziali, mercato retail oltre agli investitori professionali.

Perchè i minibond?

Previsti dall’art 32 del Decreto Sviluppo del luglio 2012, rivitalizzati dal “Decreto del fare”, i minibond stanno conoscendo un ulteriore successo per tre cause molto contingenti:

  • accesso difficile al credito (sono infatti una delle 5 alternative alle banche);
  • costo elevato del debito bancario,
  • difficoltà di ottenere credito a medio-lungo termine.

Ma i minibond possono sostituire il credito bancario?

Forse no, ma possono integrare la raccolta di finanziamento con un orizzonte più ampio sia a breve termine (cambiali finanziarie) che a medio (obbligazioni e titoli similari, anche convertibili in capitale) e senza vincoli di bilancio (possono essere emessi anche per somme superiori al capitale sociale). Sono inoltre previste una pluralità di soggetti finanziatori-investitori e la possibilità di un mercato secondario (quando gli investitori vendono e comprano dopo l’emissione).

Il mercato “stimato” è di 21 miliardi, tuttavia sinora sono stati emessi minibond per circa 1 miliardo: quando cresceranno? E chi è disposto a metterci le risorse per farli decollare, quindi erogare prestiti alle PMI?

I fondi che investono in minibond

In Italia sono nati 25 fondi di credito per investire in minibond, ma tutti trovano difficoltà a raccogliere capitale, lasciando quindi ai blocchi di partenza il progetto e impedendone lo sviluppo.

Come se non bastasse, potenziali investitori chiedono la garanzia statale, prevista nel decreto “Destinazione Italia” a copertura degli investimenti in minibond emessi da PMI: il decreto prevede infatti la costituzione di un fondo che garantisce l’investitore società di gestione del risparmio (Sgr) che investa in obbligazioni e titoli simili emessi da piccole e medi imprese. A questa garanzia vorrebbero accedere anche i fondi di previdenza complementare (6,1 milioni di iscritti, 110 miliardi in gestione). Ma allo stato attuale, non si hanno notizie di chi debba attuare la previsione di costituzione del fondo contenuta nel decreto, con quali coperture, per quali tipologie di investimento e con quali procedure.

Sarà anche “destinazione Italia”: ma sembra di viaggiare sui treni accelerati scomparsi alla fine degli anni Sessanta.

Corrado Griffa

Corrado Griffa

Classe 1955, laurea in Giurisprudenza all’Università di Torino, master in direzione aziendale alla SDA Bocconi, corsi di perfezionamento alla Harvard Business School. Trentennale esperienza professionale nella finanza bancaria (Citigroup, JPMorgan, Merrill Lynch), finanza di impresa (Finanza Straordinaria Fiat holding, CFO Saiag Comital), consulenza strategica (partner Gea); ha costituito Griffa & Associati, che si occupa di operazioni societarie: fusioni, acquisizioni, M&A, ristrutturazioni industriali e finanziarie. Appassionato di montagna e di mare, lettore di saggi di storia ed economia, dilettante ai fornelli con grande soddisfazione dei figli (azionisti di maggioranza) ed amici. Chief editor del think tank ItaliAperta, collabora a Smartweek.it con la sua “una tazzina di caffè…”: gusto forte e concentrato, ogni mattina.

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