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Minibond, un settore che cresce tra nuove emittenti e qualche “bis”

In un momento in cui i rendimenti obbligazionari rasentano lo zero o sono addirittura negativi, potrebbe essere interessante investire una piccola parte del proprio portafoglio in minibond.

Questi strumenti, lo ricordiamo, sono prestiti obbligazionari emessi da piccole e medie imprese italiane e soddisfano una duplice esigenza: dal lato degli investitori offrono una cedola interessante a fronte naturalmente di una piccola dose di rischio in più, mentre dal lato delle imprese costituiscono un canale di finanziamento alternativo a quello delle banche, che ormai da tempo, schiacciate da requisiti normativi sempre più stringenti, sembrano restie a concedere prestiti ai clienti più piccoli.

L’Italia, lo sappiamo, è ancora oggi dominata da una logica bancocentica, con circa il 90% del debito delle imprese di origine bancaria. Ma qualcosa sta iniziando a muoversi, come dimostrano gli ultimi numeri sul settore dei minibond, diffusi dal Barometro Minibond aggiornato al 30 settembre 2016.

Un settore in crescita

In base allo studio, nel corso del terzo trimestre dell’anno le nuove emissioni quotate sul Mercato ExtraMot Pro di Borsa Italiana sono state 20, portando il totale a 197 prestiti per un valore complessivo di 7,6 miliardi di euro.

Da segnalare anche la crescita delle società che decidono di fare un “bis” di minibond: in questo ultimo trimestre per esempio, lo hanno fatto Energetica Srl, Boni Spa e United Brands Company Srl. A dimostrazione della bontà del mezzo.

Di seguito riportiamo l’identikit dei minibond sotto 50 milioni di euro quotato su ExtraMot Pro:

  • Taglio medio 8,7 milioni di euro
  • Scadenza media: 5,7 anni
  • Struttura del rimborso: 44% bullet (tutto a scadenza) / 56% con piano di ammortamento
  • Cedola media annua: 5,39%
  • Fatturato medio emittente: €96,8 milioni di euro.

Quanto rendono i minibond?

Il grafico mostra la distribuzione delle cedole dei minibond basandosi su un campione di 179 emissioni (Fonte: Osservatorio Minibond, Politecnico di Milano, aggiornamento a febbraio 2016).

minibond

Concentriamoci ora sulla raccolta di capitale realizzata dalle imprese italiane sul mercato mobiliare, per capire più a fondo il potenziale dei minibond. Nel grafico qui sotto (fonte: Osservatorio Minibond, Politecnico di Milano) vengono messe a confronto le emissioni di minibond e le sottoscrizioni di titoli di nuova emissione (OPS) associati a nuove quotazioni di imprese sul mercato MTA e Aim Italia, dal 2012 ad oggi.

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Balza subito all’occhio che i fondi raccolti tramite emissioni di minibond sono nettamente maggiori – di 5 volte per l’esattezza – rispetto alle sottoscrizioni di titoli di nuova emissione (OPS) associati a nuove quotazioni di imprese.

Anche considerando solo le emissioni di minibond sotto i 50 milioni di euro, le aziende italiane sono state in grado di raccogliere più fondi tramite le emissioni di minibond che attraverso OPS sui due principali mercati azionari italiani, presi singolarmente.

Ma come si fa a investire in minibond?

Al momento la maggioranza dei fondi che investono in Minibond sono dedicati ad investitori professionali. Un investitore retail può accedere a questo settore attraverso i fondi comuni, i quali a loro volta investono in fondi specializzati. È proprio ciò che fa progetto Minibond Italia di Zenit SGR, un fondo chiuso di diritto italiano riservato a investitori istituzionali, che seleziona le migliori emissioni, diversificando i rischi di credito dei diversi emittenti e gestendo il fondo in modo professionale; il fondo entra nel patrimonio di altri fondi comuni di Zenit SGR, incluso Pensaci Oggi, in proporzioni coerenti con un’asset allocation equilibrata e una prudente diversificazione dei rischi.

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