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Investire in materie prime, l’innovazione di UBS

L’industria finanziaria è sempre al lavoro per offrire nuove occasioni di investimento. Ecco una nuova strategia che aiuta i risparmiatori ad affrontare il mercato delle materie prime.


All’inizio del nuovo millennio, il successo delle materie prime (o commodities) in termini di performance è stato in larga parte la conseguenza di un forte aumento della domanda da parte della Cina (e dei Paesi Emergenti in generale), in un momento in cui l’economia mondiale andava a gonfie vele.

Dal 2007 il poi, gli investitori esposti alle materie prime hanno dovuto fronteggiare due shock molto diversi tra loro ma allo stesso tempo simili per entità: il fallimento della banca d’affari Lehman Brother nel 2008 (e l’associata Grande Depressione del 2009) e la crisi del prezzo del petrolio nel 2011.

Tuttavia, dopo anni, l’economia mondiale sembra oggi essere ripartita e la crisi del petrolio rientrata. E così, il mercato sta rivalutando l’intera asset class delle commodities.

3 buoni motivi per investire in commodities

Investire in materie prime può essere un’ottima scelta d’investimento per diverse ragioni. Ecco le nostre:

  1. Diversificazione: in termini di asset class, le materie prime sono poco correlate con i mercati obbligazionari e azionari e dunque, se introdotte nell’asset allocation, riducono il rischio complessivo del portafoglio. Inoltre, i principali indici di riferimento sulle commodities dipendono dall’andamento di un’ampia gamma di materie prime, che tra di loro risultano essere poco correlate.
  2. Protezione contro l’inflazione: di solito, l’aumento dei prezzi è coerente con uno scenario dei crescita della domanda aggregata, che a sua volta stimola la produzione di beni e servizi e, di conseguenza, la domanda di petrolio, acciaio, grano e così via.
  3. Macro eventi: le materie prime (avendo al suo interno una certa esposizione ai metalli preziosi) possono fornire protezione contro i rischi geopolitici e sistemici. Inoltre, essendo legate all’evoluzione del ciclo economico, sono sensibili agli shock macroeconomici, il che le rende interessanti nell’ambito di una buona asset allocation.

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Le componenti di un investimento in commodities

Vi siete mai chiesti come mai il rendimento offerto da un ETF in commodities non corrisponde mai al rendimento offerto dall’indice di riferimento?
L’investimento in commodities è costituito da tre componenti: il rendimento del sottostante (spot price return), il rendimento del roll (roll return) e rendimento della cassa (cash return).

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Procediamo per ordine.

Quando si parla di spot price si fa riferimento al prezzo d’acquisto di un determinato bene, corrisposto nell’immediato. Ma quando si acquista (o si vende) una certa quantità di materie prime, cioè un bene materiale, in linea di principio si va incontro ad un grosso problema: dove conservo tutta questa merce? In pratica, per evitare il problema dello stoccaggio, l’acquisto (vendita) di commodities avviene per lo più tramite la stipulazione di contratti futures. Un future è un contratto con cui ci si impegna all’acquisto (o alla vendita) di un determinato bene, ad una certa data nel futuro. Tale contratto però ha una scadenza, e deve quindi essere rinnovato periodicamente effettuando il cosiddetto rollover Il costo del rinnovo di questo contratto è definito roll cost.

Perciò, al rendimento della materia prima (o spot price return) va aggiunto il rendimento legato al rolling (roll return) dei futures, ossia il costo di sostituzione del contratto che permette di rimanere esposti alle materie prime. Ovviamente, questo processo genera un rendimento, che può a seconda dei casi risultare negativo o positivo.

In una situazione di normalità del mercato, il rendimento roll è negativo: questo perché il valore del contratto in scadenza è inferiore a quello successivo (dovendo pagare i costi di stoccaggio). Nel linguaggio tecnico questa situazione del mercato di definisce contango.

Tuttavia, la normalità viene spesso rivista da shock non prevedibili. Infatti, capita che il roll return sia positivo, ossia che il valore del contratto precedente sia superiore a quello successivo: in questo caso, tecnicamente, si parla di mercato in backwardation. Ovviamente, per l’investitore il rolling in backwardation è la situazione più auspicabile, in quanto va ad influenzare positivamente la performance totale dell’investimento. Purtroppo non capita spesso, e per la maggior parte del tempo il rinnovo dei futures rimane un costo, spesso piuttosto caro. Negli ultimi quindici anni ha anche toccato soglie superiori al 20%.

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L’ultimo pezzo del puzzle è il cosiddetto cash return. Investire in futures ha un grande vantaggio: permette all’investitore (o gestore di un fondo come nel caso di UBS per gli ETF) di investire in un’asset class senza necessariamente pagare immediatamente il 100% del valore nozionale del contratto future. Così facendo, al gestore rimane della cassa in eccesso, di solito investita in strumenti a reddito fisso piuttosto sicuri, con scadenze brevi, che offrono quindi un ulteriore piccolo rendimento.

In definitiva, la performance di un ETF legato alle commodities dipende in larga parte dall’evoluzione del sottostante ma, a volte, per via del mercato, il roll return può comunque fare la differenza, spesso in negativo. E allora, come mitigare il costo del roll? Noi di UBS abbiamo pensato ad un metodo innovativo.

Il metodo a maturità costante di UBS

Vi sono diversi modi per ridurre il costo dell’operazione di rolling; uno di questi è il metodo Constant Maturity. Tradizionalmente, ogni volta che un future scade, lo si sostituisce con un nuovo contratto, con la stessa maturity, ma scadenza più avanti nel tempo. Tuttavia, in questa situazione può capitare che l’investitore si trovi a comprare il nuovo futures in momento in cui il mercato è affollato (altri investitori devono eseguire la stessa operazione): in tale situazione la domanda di futures è elevata e pertanto i prezzi tendono a salire.

Per evitare questo rischio, il metodo a maturità costante diversifica l’esposizione ai contratti futures su più scadenze, in modo da limitare lo spiacevole inconveniente di rinnovare un’ingente contratto in un momento di congestione della domanda. Un altro grande vantaggio è che questa strategia funziona bene sia quando il mercato si trova in contango che in backwardation. Inoltre, il rolling dei contratti viene eseguito su base giornaliera, riducendo ulteriormente l’incidenza del costi.

Secondo i nostri calcoli, dal 2007 ad oggi (30 giugno 2017) questo tipo di strategia ha in media ridotto il costo di rolling del 3,6%, rispetto al metodo tradizionale.

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L’offerta di UBS sulle materie prime è al momento unica. Oltre all’ETF CMCI Composite, con il supporto di Bloomberg abbiamo creato un nuovo indice, l’UBS Bloomberg CMCI, che rispetta i criteri di composizione dell’indice di riferimento Bloomberg Commodities Index (BCMO), utilizzato dalla maggior parte degli investitori istituzionali, ma applicando la strategia innovativa di UBS per quanto riguarda il rolling dei future. Una nuova opportunità in più.

[accordion title=”UBS ETF (IE) Bloomberg Commodity CMCI SF UCITS ETF (hedged to EUR) A-
acc”] ISIN: IE00BYYLVJ24

L’obiettivo di investimento è replicare la performance dell’UBS Bloomberg BCOM Constant Maturity Commodity Index hedged to EUR (Total Return).
Il fondo replica la performance dell’indice investendo in uno swap ed UBS mira a sovragarantire del 105% l’esposizione dei fondi alla controparte swap.
L’indice ottimizza l’esposizione beta all’investimento in materie prime applicando alle componenti sottostanti il meccanismo di rolling giornaliero e il principio della diversificazione della durata.
[/accordion] [accordion title=”UBS ETF (IE) CMCI Composite SF UCITS ETF (hedged to EUR) A-acc”] ISIN: IE00B58HMN42

L’obiettivo di investimento è replicare la performance dell’UBS Bloomberg CMCI Composite Total Return.
Il fondo replica la performance dell’indice investendo in uno swap ed UBS mira ad una sovracollateralizzazione dell’esposizione dei fondi alla controparte swap del 105%.
L’indice ha una portata superiore rispetto a quella dei futures a breve termine e diversifica gli investimenti lungo l’intera curva delle scadenze, minimizzando l’esposizione a rendimenti negativi sul rolling e fornendo un’esposizione più continuativa alla classe di attivi.
[/accordion]


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UBS ETF ha un lungo track record nella gestione di soluzioni indicizzate per i propri clienti. Nel 2001 UBS ha lanciato il primo ETF. Oggi UBS ETF propone un’ampia gamma di ETF su indici azionari, obbligazionari e alternativi quotati sulle principali Borse europee. Presente dal 2013 in Italia con un team dedicato di 3 persone, in Europa UBS ETF gestisce patrimoni per circa 38 miliardi di Euro e rappresenta il quinto operatore nel mercato degli ETF (Fonte: ETFGI al 31 dicembre 2018) con 92 prodotti quotati presso Borsa Italiana. UBS ETF fa parte di UBS Asset Management che è una delle principali società di gestione a livello mondiale, con un patrimonio in gestione di 682 miliardi di euro (al 31 dicembre 2018), di cui oltre 260 miliardi di euro in gestioni passive. Per maggiori informazioni www.ubs.com/etf.

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