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Le strategie del Factor Investing: il fattore volatility

In contesti di mercato difficili come quello che si è aperto dopo il voto sulla Brexit, una strategia di tipo Low Volatility può essere un’arma in più a disposizione degli investitori

In pochi si aspettavano un risultato del genere: il rischio Brexit si è materializzato. La reazione dei mercati è stata violenta, ma negli ultimi giorni i principali indici azionari hanno recuperato terreno.

Lo shock Brexit non ha colto di sorpresa esclusivamente il mondo finanziario, ma l’intera classe politica europea, che rischia di dover ridisegnare l’apparato diplomatico che ha coordinato i rapporti tra l’Unione Europea e l’Inghilterra negli ultimi 60 anni. Ora è tutto in mano alla politica, che dovrà decidere come e quando muoversi. Trovandoci in una situazione senza precedenti la navigazione rischia di essere turbolenta, anche per chi investe i propri risparmi.

I vantaggi di una strategia low volatility

In questi frangenti, una strategia di tipo Low Volatility può venire incontro agli investitori, soddisfacendo un bisogno preciso:

“Desidero investire nel mercato azionario, ma voglio evitare livelli elevati di volatilità e rischi di concentrazione”

Infatti, dal nostro punto di vista, un investitore che desidera investire in azioni potrebbe essere indotto a temere un’eccessiva volatilità da alcuni rischi, come quelli geopolitici. Orientare il portafoglio verso le azioni poco volatili è quindi una soluzione razionale che può dare ottimi frutti.

Il fattore Low Volatility seleziona società le cui quotazioni tendono ad oscillare in modo relativamente contenuto: titoli di questo tipo possono aiutare a ridurre il rischio complessivo di portafoglio. Per quanto gli andamenti passati non siano indicativi di rendimenti futuri, diversi studi accademici[1] evidenziano che, in molte condizioni di mercato, le azioni a bassa volatilità tendono a sovraperformare i titoli a più alta volatilità. Questo fenomeno è noto come “l’anomalia della bassa volatilità” ed è in contrasto con le convinzioni “classiche” sulla relazione tra rischio e rendimento, generalmente diffuse in ambito finanziario. Al di là del dibattito accademico, i titoli a bassa volatilità sono particolarmente apprezzati nei periodi di elevata incertezza, con conseguenti turbolenze sui mercati finanziari; ciò può favorire la loro performance.

Come si è comportata questa strategia nel corso degli anni?

In base agli indici MSCI, nel corso degli ultimi ventisei anni l’indice MSCI Low Volatility ha generato un rendimento medio annuo del 7,60% (dividendi inclusi), più elevato del 6,48% registrato nel medesimo periodo dall’indice di mercato MSCI World (rappresentativo delle azioni globali dei Paesi Sviluppati).

Osservando il grafico si nota immediatamente che, storicamente, l’indice MSCI Low Volatility è meno volatile e meno soggetto a bruschi crolli dell’MSCI World. In base alla storia, dunque, le società a bassa volatilità hanno mostrato maggior solidità nelle fasi turbolente dei mercati.

La strategia d’investimento di UBS seleziona titoli che presentano la minor volatilità storica[2] nel gruppo di appartenenza. Il numero di titoli si adatta dinamicamente[3] in base al tipo di volatilità: in un regime a bassa volatilità, il numero di azioni cresce e il relativo peso si ripartisce più equamente. Viceversa, in un regime ad alta volatilità, il numero di azioni si riduce e si concentra maggiormente sulle società a basso rischio. Questa strategia fattoriale ha la caratteristica di essere prevalentemente di natura difensiva. Ecco alcune delle caratteristiche fondamentali dell’UBS ETF Low Volatility:

  • il portafoglio contiene titoli con una volatilità inferiore a quella mediana (misurata dalla deviazione standard a 3 anni con dati settimanali);
  • la diversificazione è maggiore (poiché il peso dei singoli titoli è dato dal reciproco del rischio, e non dalla capitalizzazione di mercato, come avviene con gli indici più comuni); ciò implica una minore concentrazione sulle “mega caps”, cioè le azioni a larghissima capitalizzazione;
  • il ribilanciamento avviene con cadenza semestrale;
  • anche la distribuzione dei dividendi è su base semestrale.

Nell’attuale scenario d’incertezza, e per offrire agli investitori un ampia gamma di prodotti alternativi, UBS mette a disposizione dei risparmiatori i seguenti ETF Low Volatility: [accordion title=”ETF Low Volatility legato alla zona euro”]

  • UBS FAC MSCI EMU LOW VOL UCITS ETF A-DIS.
  • L’obiettivo d’investimento è replicare l’andamento del prezzo e del rendimento dell’MSCI EMU Select Dynamic 50% Risk Weighted Index (al netto delle commissioni).
  • Il fondo investe in genere in titoli large e mid cap europei compresi nell’MSCI EMU Select Dynamic 50% Risk Weighted Index. Le ponderazioni relative delle società corrispondono ai rispettivi pesi nell’indice.
[/accordion] [accordion title=”ETF Low Volatility legato agli Stati Uniti”]
  • Di questo ETF esistono due versioni:
    1. a cambio aperto (UBS FAC MSCI USA LOW VOL UCITS ETF A-DIS).
    2. oppure a cambio coperto (EUR hedged, UBS FAC MSCI US LOW VOL UCITS ETF EU HED). Lo scopo della copertura valutaria è limitare le potenziali perdite derivanti dall’esposizione alle divise quando si detengono valori patrimoniali denominati in dollari USA in valute diverse dal dollaro statunitense.
  • L’obiettivo d’investimento è replicare l’andamento del prezzo e del rendimento dell’MSCI USA Select Dynamic 50% Risk Weighted 100% (al netto delle commissioni).
  • Il fondo investe in genere in titoli large e mid cap statunitensi compresi nell’MSCI USA Select Dynamic 50% Risk Weighted 100%. Le ponderazioni relative delle società corrispondono ai rispettivi pesi nell’indice.
[/accordion]

[1]http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2055431

[2] Volatilità storica dei titoli – Volatilità registrata nei 3 anni precedenti

[3] Ponderazioni inverse del rischio – somma complessiva delle ponderazioni inverse della varianza per adattarsi in modo dinamico al regime di volatilità

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Scritto da

UBS ETF ha un lungo track record nella gestione di soluzioni indicizzate per i propri clienti. Nel 2001 UBS ha lanciato il primo ETF. Oggi UBS ETF propone un’ampia gamma di ETF su indici azionari, obbligazionari e alternativi quotati sulle principali Borse europee. Presente dal 2013 in Italia con un team dedicato di 3 persone, in Europa UBS ETF gestisce patrimoni per circa 38 miliardi di Euro e rappresenta il quinto operatore nel mercato degli ETF (Fonte: ETFGI al 31 dicembre 2018) con 92 prodotti quotati presso Borsa Italiana. UBS ETF fa parte di UBS Asset Management che è una delle principali società di gestione a livello mondiale, con un patrimonio in gestione di 682 miliardi di euro (al 31 dicembre 2018), di cui oltre 260 miliardi di euro in gestioni passive. Per maggiori informazioni www.ubs.com/etf.

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  • ISIN per chi intressato:

    > UBS ETF – Factor MSCI EMU Low Volatility UCITS: LU1215454460
    > UBS (Irl) ETF plc – Factor MSCI USA Low Volatility: IE00BX7RQY03

  • Segnalo con piacere che gli ETF di cui sopra sono a DISTRIBUZIONE di dividendo. Come piacciono tanto a me! 🙂

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