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Ubs, investire in linea con gli Accordi di Parigi grazie agli etf

La sfida per arginare i cambiamenti climatici è già entrata nella sua fase decisiva. Tutto il mondo deve unire le forze per evitare danni irreparabili al pianeta Terra, che altrimenti rischia di diventare una casa ben più inospitale di quella che conosciamo. Secondo gli esperti, eventi climatici estremi, ondate di calore e siccità aumenterebbero di frequenza e intensità a livello globale se la temperatura media dovesse aumentare di 2 gradi centigradi rispetto al periodo preindustriale. Dagli Accordi di Parigi a quelli più recenti della Cop26 di Glasgow, l’impegno più ambizioso dei governi è di non superare la soglia di 1,5 gradi di aumento. Il tempo per riuscirci non è molto: affinché l’obiettivo di 1,5 gradi sia realizzabile, infatti, il mondo dovrà dimezzare le emissioni nel prossimo decennio per raggiungere emissioni nette zero entro la metà del secolo.

 

 

L’importanza degli investitori internazionali

La portata del lavoro da fare è grande, soprattutto se si guarda al mondo delle aziende. Prendendo in considerazione l’MSCI Implied Temperature Rise, un indicatore che permette di seguire lallineamento delle imprese ai target globali in materia di temperatura, ci si accorge che meno del 10% dei costituenti dell’MSCI ACWI IMI è allineato con l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura a meno di 1,5 gradi, mentre sono meno della metà i costituenti allineati con un obiettivo inferiore ai 2 gradi. Di fronte a questa situazione, risulta chiaro il ruolo di indirizzo che gli investitori possono ricoprire nel raggiungimento degli obiettivi. Secondo il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), tutti i membri della società, compresa la comunità degli investitori, dovranno contribuire a raggiungere le emissioni nette zero, un processo che si stima comporterà un costo di circa 90 mila miliardi di dollari nei prossimi quindici anni.

 

Un indice allineato con gli Accordi di Parigi

La lotta ai cambiamenti climatici è il grande obiettivo di questo secolo, ma può essere anche un’occasione di investimento capace di coniugare etica e rendimenti. Gli indici MSCI Climate Paris-Aligned, per esempio, non solo rispettano le norme del benchmark Ue in linea con gli Accordi di Parigi, ma fanno di più. Le società che vi sono incluse, infatti, sono allineate a uno scenario climatico di 1,5 gradi e un tasso di autodecarbonizzazione del 10% su base annua (rispetto al requisito minimo del 7%). Ma non solo: puntano a ridurre di almeno il 50% l’esposizione dell’indice al rischio fisico derivante da eventi metereologici estremi, spostando il peso dai ricavi derivanti da combustibili fossili a quelli da soluzioni tecnologiche pulite. Oltre a privilegiare il peso delle società con obiettivi credibili di riduzione del carbonio. A questo, poi, si abbina una tipologia di valutazione chiamata Low Carbon Transition Risk e fatta dagli esperti di MSCI ESG Research. Questa è realizzata per favorire i leader del clima rispetto ai ritardatari. In questo modo, per le società escluse o sottopesate negli indici climatici può essere più costoso raccogliere capitali.

 

Gli Etf per investire sulla transizione

La casa svizzera d’investimenti Ubs ha nella sua gamma di Etf – fondi a gestione passiva che replicano l’andamento di un indice – diversi prodotti che si basano sugli indici MSCI Climate Paris-Aligned. L’UBS (Irl) ETF plc – MSCI ACWI Climate Paris Aligned UCITS ETF (ISIN: IE00BN4Q0P93), per esempio, è costruito a partire dallMSCI ACWI, indice azionario globale che comprende titoli large cap e mid cap. Quest’ultimo è un fondo articolo 9 secondo la normativa Sfdr, ovvero completamente focalizzato su obiettivi sostenibili, e funziona riponderando o escludendo i titoli in base ai rischi e alle opportunità associati alla transizione climatica secondo i dettami degli Accordi di Parigi.

La gamma di prodotti Climate Paris permette all’investitore di esporsi a diverse aree geografiche del pianeta. È infatti possibile investire con la stessa metodologia su Mercati Emergenti (IE00BN4Q1675), Paesi della zona euro (IE00BN4Q0L55), Europa continentale (IE00BN4Q0933), Giappone (IE00BN4Q0X77) e Stati Uniti (IE00BN4Q0602).

È infine disponibile un prodotto diversificato che applica la medesima strategia all’indice MSCI World e che quindi investe solamente nei paesi sviluppati (IE00BN4Q0370).
 


 

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UBS ETF ha un lungo track record nella gestione di soluzioni indicizzate per i propri clienti. Nel 2001 UBS ha lanciato il primo ETF. Oggi UBS ETF propone un’ampia gamma di ETF su indici azionari, obbligazionari e alternativi quotati sulle principali Borse europee. Presente dal 2013 in Italia con un team dedicato di 3 persone, in Europa UBS ETF gestisce patrimoni per circa 85 miliardi di dollari e rappresenta il quarto operatore nel mercato degli ETF in Europa (Fonte: ETFGI al 31 dicembre 2020) con oltre 120 prodotti quotati presso Borsa Italiana. UBS ETF fa parte di UBS Asset Management che è una delle principali società di gestione a livello mondiale, con un patrimonio in gestione di 950 miliardi di euro (al 31 dicembre 2020), di cui oltre 350 miliardi di euro in gestioni passive. Per maggiori informazioni www.ubs.com/etf.

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