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A ognuno la sua pensione: il caso di Alice, architetto 30enne con partita Iva

Alice, 30 anni e una carriera da architetto e tanta voglia di fare. Scopriamo insieme la sua situazione previdenziale.

Qui non si tratta di nutrire o meno un interesse per il mondo degli investimenti: affrontare il problema della pensione (e farlo oggi) significa occuparsi del proprio futuro ed è una questione che riguarda tutti i lavoratori, siano essi dipendenti, liberi professionisti o precari.

Non ci stancheremo di ripeterlo: rimanere passivi confidando nelle prestazioni dell’INPS – o comunque della pensione obbligatoria, il cosiddetto “primo pilastro” – non è più un’opzione. E non lo è perché il presupposto per un buon funzionamento del nostro sistema pensionistico tradizionale (INPS, appunto) è una dinamica demografica non più attuale.

L’Italia infatti invecchia inesorabilmente. E, con l’invecchiamento della popolazione e il calo dell’occupazione giovanile, ci si muove a passo spedito verso una situazione in cui i contributi versati dai lavoratori non saranno più sufficienti a garantire ai (sempre più numerosi) pensionati un tenore di vita anche solo simile a quello dei loro ultimi anni di carriera. Occorre dunque agire in fretta, attivando una forma di previdenza integrativa. Non ne siete ancora convinti? Andiamo a vedere, nel concreto, qual è il percorso pensionistico tipico delle varie tipologie di lavoratori.

Partiamo dal caso di Alice, architetto di 30 anni

Alice Bassini ha una laurea specialistica in architettura, conseguita al Politecnico di Milano nel 2011 con una tesi in progettazione urbana e riqualificazione territoriale. Alice è sempre stata una ragazza determinata ed è riuscita a laurearsi nei tempi previsti con il massimo dei voti, senza perdere neanche un semestre. Sull’onda dell’entusiasmo ha continuato a studiare duramente ed ha superato al primo colpo anche l’esame di Stato.

Una volta ottenuto il titolo, ha accettato un lavoro in un piccolo studio di architetti associati, sempre a Milano: si è iscritta all’Ordine, ha aperto una partita IVA e dal 2011 ha iniziato a versare i contributi obbligatori alla cassa previdenziale di categoria – che per gli architetti e gli ingegneri è Inarcassa. Oggi guadagna più o meno 30mila euro l’anno (lordi).

Quando potrà smettere di lavorare e a quanto ammonterà la sua pensione, ipotizzando che Alice abbia una carriera regolare, senza interruzioni, e che l’inflazione nel periodo in esame si attesti in media al 2% (che è l’obiettivo – oggi possiamo anche dire il sogno – della Banca Centrale Europea)?

I risultati della simulazione

infografica pensione

In base alla simulazione – che abbiamo realizzato grazie al motore di calcolo Epheso – Alice inizierà a percepire la pensione nel 2052, all’età di 66 anni compiuti, dopo 41 anni di contribuzione. Il suo assegno previdenziale ammonterà a circa 22.800 euro l’anno, contro un reddito netto ante pensione stimato intorno ai 55mila euro annui: la perdita sarà di oltre 32mila euro da un anno all’altro, un bel cambiamento.

Il gap netto equivale più o meno al costo dell’organizzazione di un matrimonio con circa 200 invitati – o all’arredamento completo di un appartamento da 150 metri quadri. Forse converrebbe farci una riflessione. In base a questo calcolo, che tiene conto della variazione del potere d’acquisto, Alice avrà un tasso di sostituzione del 41,5%:.

Cos’è il tasso di sostituzione?

Il tasso (o rapporto) di sostituzione è un indice sintetico del calcolo previdenziale. È  il rapporto tra la prima annualità completa di pensione (attesa) e il reddito annuo da lavoro subito prima di andare in pensione, a parità di potere d’acquisto. In sostanza il rapporto di sostituzione serve per valutare quanto la pensione sarà in grado di rimpiazzare la retribuzione da lavoro. Quindi, più è alto, più il tenore di vita da pensionato sarà simile a quello raggiunto alla fine dell’età lavorativa.

Per Alice dunque le cose non andranno benissimo, se non si deciderà ad attivare una forma di previdenza integrativa. L’idea della previdenza integrativa è semplice: mettere fieno in cascina. Cioè creare un cuscinetto di risparmi durante la vita lavorativa, investendolo nei mercati finanziari, utilizzando poi il capitale che ne deriverà per integrare il reddito pensionistico (purtroppo magro, nel caso di Alice).

 Ma come sceglierla? Per questo vi rimandiamo a un post precedente, dove sono elencati tutti i pro e i contro di ogni soluzione disponibile.


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Ultimi commenti
  • “……………. ipotizzando che Alice abbia una carriera regolare, senza interruzioni,……………”.
    Questo è il vero problema dell’Italia!

  • Ma se Alice, come tanti altri, a malapena riesce a versare i contributi, estorti per legge, campa a stenti con quello che gli resta, da dove li prende i soldi per la pensione integrativa?

    • Raffaele Zenti

      Ci sono società che consentono di investire piccole somme in ETF e fondi (commissioni “(execution only”) gradualmente (con i PAC). anche 100 euro al mese, oppure ogni 3 mesi, o ogni 4… ci sono ormai app per farlo. Se si vuole, è a portata di molti che ritengono di non poterlo fare.

      • Grazie della informazione, mi puoi indicare quali app e che affidabilità c’è in tutto questo, perche in un paese come il nostro dove ogni giorno cambano le regole spesso quello che vale oggi non è più valido domani.

      • Ma un dip pubblico con stipendio medio che volesse trasferire TFR nei fondi pensione negoziali ha poche scelte es.perseo Sirio si con poche spse gestione ma con nessuna scelta di assetto solo il garantito (investimenti solo obblig) e scarsi rendimenti in 20 anni.allora meglio tenersi TFR in INPS ?o sperare che fondi chiusi x dip pubblici comincino a ampliare le offerte a assetti diversificati????il TFR x dip pubblic è un vero problema oggi lo danno dopo 2-3 anni dopo la pensione fra 20 anni non lo daranno i lo prenderanno eredi visto che andremo in pensione a 70 anni…..

  • pagare per 40 anni per trovarsi un gap del 40% non ha prezzo…

  • Bello e fatto bene il post, ma ve ne propongo un altro:

    “70 x 70 x70: le misure della pensione.

    Sei nato dopo il 1970? Bene: andrai in pensione a 70 anni con una pensione inferiore del 70% all’ultimo reddito da lavoratore!”
    Chiaro, conciso, e terribilmente vero!

    Epheso, come tutti i previsionari, è ottimista e fuorviante perché i 22.800,00 euro netti promessi sono molto simili numericamente ai 30.000,00 euro lordi attuali, e potrebbero indurre l’errore cognitivo “Beh in fondo se ce la faccio oggi ce la farò anche a 66 anni!”

    Sarebbe più corretto (e crudele, lo ammetto!) attualizzare i 22.800,00.

    Per gli assicurati Inps questo è già possibile scaricandosi dalla pagina Inps il software Ca.R.Pe. e verificare la “pensione maturata” (che è quanto spetta ad i superstiti, fate gli scongiuri del caso) e la “pensione maggiorata per inabilità” che, al momento, è la migliore stima della pensione che un assicurato Inps percepirà.

    Per capire quanto siano ottimisti i previsionari, basta confrontare “la pensione maggiorata per inabilità” ottenuta con il sw Ca.R.Pe. Inps, con la pensione calcolata sempre dall’Inps con il software arancione “La mia pensione”.

    Se sono stato confuso e/o per approfondire vi invito a visitare la pagina

    https://eligiobosco.wordpress.com/2015/07/03/luglio-2015-la-mia-pensione-ed-il-car-pe-inps-per-tutti/.
    Detto ciò e visto che vivremo 150 anni e prima o poi, volenti o nolenti, spontaneamente o spintaneamente, smetteremo di produrre reddito da lavoro, che fare?
    1. Risparmiare, 30/40% del reddito annuo spendibile, se ci si riesce…
    2. Cercare uno strumento che garantisca una rendita vitalizia, meglio se con coefficienti di conversione in rendita fissi e non modificabili in base alla demografia (ce ne sono ancora: pochi ma ce ne sono), e
    3. allearmi con l’interesse composto investendo il risparmio ed acquistando strumenti che facciano riferimento a ciò che compreremo in futuro: un auto a guida autonoma? Un robot al posto delle badante? Una crociera al posto della casa a mare? Una protesi nuova anziché un mobile nuovo? Spenderò più in innovativi smartphone o in farmaci innovativi e che mi ringiovaniscono?
    A bocce ferme oggi questa è la mi strategia: risparmiare per la mia vecchiaia ed investire il risparmio in tutto ciò che, quando tutti noi saremo anziani, farà parte della spesa quotidiana, sia se saremo in salute e gireremo il mondo, sia se, essendo meno arzilli, avremo bisogno di cure, farmaci ed assistenza.
    A tutti auguro
    buona lunga vita
    Eligio

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