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#ABCFinanza: come funzionano i Certificates?

Torniamo a parlare di Certificati d’investimento, conosciuti anche come Certificates: chi ci segue da tempo sa già che essi costituiscono una vasta famiglia di prodotti finanziari, quotati in Borsa Italiana sul segmento Sedex e venduti presso le principali banche.

In linea di massima, i Certificates:

  • hanno un taglio piccolo;
  • sono facilmente negoziabili;
  • permettono di investire in singole azioni, panieri di azioni e altri sottostanti, spesso a leva.

Generalmente i Certificati d’investimento piacciono molto agli appassionati di trading, ma alcuni prevedono una garanzia del capitale che attira anche i risparmiatori più cauti, nonostante una comunicazione Consob del dicembre 2014 li qualifichi come prodotti a complessità molto elevata1.

Ora, la domanda che si riporta alla nostra attenzione è: come funziona un Certificate? E, soprattutto, quanto è efficace la garanzia prevista per alcuni tipi di Certificates? Vediamo di fare un ripasso rispondendo a tutte queste domande.

 

 

Cos’è un Certificato d’investimento

Nell’abbozzare una definizione, facciamoci aiutare dall’ACEPI, l’Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento2. I Certificati d’investimento sono derivati cartolarizzati, ossia un mix di contratti finanziari inseriti in un titolo che si può negoziare come un’azione. Vengono emessi da istituzioni finanziarie che si fanno carico dell’obbligo di onorare le cedole periodiche e i rimborsi.

Comprare un certificato corrisponde a investire in opzioni finanziarie, che possono essere di acquisto o di vendita. Le opzioni nei certificati possono essere standard, le cosiddette “plain vanilla”, o “esotiche”, ovvero accompagnate da alcune clausole particolari.

I Certificates possono essere:

  • a capitale garantito/protetto, cioè con garanzia del rimborso di tutto il capitale investito a scadenza;
  • a capitale parzialmente garantito/protetto, ovvero con garanzia del rimborso di una parte del capitale investito a scadenza;
  • a capitale condizionatamente protetto: vale a dire con garanzia del capitale investito a scadenza solo e soltanto al verificarsi di alcune condizioni.

Un tipico Certificato a capitale condizionatamente protetto è quello dotato di “barrier option”, in particolare di natura put, che dà la possibilità di coprirsi dal calo del sottostante finché questo non raggiunge il limite corrispondente alla barriera.

Un esempio è il Bonus Certificate.

 

Come funziona il Bonus Certificate? Lo vediamo con un esempio
Bonus Certificate con sottostante il titolo azionario di una società quotata che, all’emissione del Certificato, ha un valore di mercato di 16 euro (100%).

Il Certificato prevede:

  • un livello Bonus a 20 euro circa (130%)
  • un livello Barriera, che verrà verificato solo a scadenza (per la maggior parte dei Bonus, la Barriera si verifica durante la vita del certificato), a 12 euro (75%)

Il mancato raggiungimento del livello Barriera fa sì che l’investitore ottenga a scadenza un rimborso pari almeno al 130% (corrispondente a un prezzo del titolo di 20 euro circa).

Con il superamento del livello Barriera, invece, l’investitore sarà esposto ai movimenti al rialzo e al ribasso del sottostante.

Con la protezione del capitale a scadenza, quindi, teoricamente l’investitore è protetto in caso di discesa del valore del sottostante fino a un -25%.

 

Ma l’investitore è veramente protetto?

È una domanda che ci siamo posti tempo fa3, quando tramite la corrosiva penna del nostro buon vecchio Jack Sparrow vi abbiamo spiegato che i Certificate ricadono nell’ampia categoria delle obbligazioni della banca.

Ciò implica che:

  • i Certificates non sono garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi;
  • nell’imminenza di un default della banca, sono trattati come le altre obbligazioni emesse dalla stessa banca.

In altre parole, i Certificates seguono le regole del bail-in4, che prevedono che il salvataggio per linee interne di una società bancaria debba seguire una gerarchia precisa, in ordine decrescente di rischio dello strumento in cui si è scelto di investire: quindi prima gli azionisti, poi i possessori di obbligazioni subordinate, a seguire i possessori di obbligazioni senior e per finire depositanti e correntisti oltre i 100mila euro.

Come abbiamo a suo tempo sottolineato, è quindi essenziale capire come si collocano i possessori di Certificates nella graduatoria degli investitori cui andare a bussare in caso di rischio default. Ebbene, i Certificati equivalgono alle obbligazioni senior, ma non garantite. Vero è che bisogna controllare caso per caso, dal momento che non tutti i Certificates sono uguali.

Salvo diverse indicazioni, resta comunque il fatto che, se il Certificato prevede una garanzia totale o parziale sul capitale e poi parte un bail-in che arriva a coinvolgere le obbligazioni senior, la garanzia verrebbe meno. Ciò perché in un colpo solo andrebbe a ramengo sia l’oggetto della garanzia, il Certificato, sia chi la garanzia l’ha offerta, che generalmente coincide con l’emittente.

 



1 – Comunicazione sulla distribuzione di prodotti finanziari complessi ai clienti retail, fonte: CONSOB
2 – ACEPI
3 – Ma che garanzie hanno i Certificates?
4 – #ABCFinanza: cos’è il bail-in e come funziona

Scritto da

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