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Anticipo Pensionistico, si parte il primo maggio: cosa c’è da sapere

Per arrivare al traguardo della pensione, oggi esistono diverse strade, che variano a seconda del profilo del lavoratore e vanno dall’APE volontaria alla RITA, passando per l’opzione donna e i lavori usuranti.


Arriva l’Anticipo Pensionistico

Mancano pochi giorni all’entrata in vigore dell’Anticipo Pensionistico, noto con l’acronimo di APE: stiamo parlando del nuovo meccanismo che il Governo ha introdotto nella legge di Stabilità 2017 per venire incontro alle persone nate nei primi anni ’50, che con l’entrata in vigore della Legge Fornero si sono viste allontanare di colpo la pensione che sembrava ormai a portata di mano.

L’APE consentirà ad alcune categorie di lavoratori di andare in pensione fino a tre anni prima del raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia ottenendo una sorta di “prestito” che, a seconda dei casi, può essere a carico dello stesso dipendente oppure dello Stato.

Il  Governo ha assicurato che farà tutto il possibile per rispettare la scadenza del 1° maggio per la partenza in via sperimentale – fino a dicembre 2018 –  del nuovo sistema. Quanto ai punti ancora irrisolti e a quel che emergerà dalla prima applicazione della nuova normativa, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha spiegato che “proseguirà il dialogo con i sindacati per i necessari assestamenti”.

Pensare alla pensione integrativa resta fondamentale

Al netto delle novità in arrivo in tema di anticipo pensionistico comunque, resta valido il discorso sulle difficoltà della previdenza pubblica e sull’importanza di accumulare un reddito integrativo per gli anni della pensione. Che parte dei contributi vengano versati in anticipo o meno, la coperta infatti rimane corta:  meglio muoversi per tempo, attivando un piano a lungo termine che consenta di trovarsi alla fine della propria vita lavorativa con un cuscinetto d’emergenza con cui integrare l’assegno dell’INPS (qui per approfondire il tema degli investimenti in ottica di decumulo)

Quanti lavoratori potrebbero essere interessati ogni anno dalle nuove misure?

 

schroders-ape(fonte infografica: Il Sole 24 Ore)

Vediamo ora cosa cambierà dal 1° maggio e quali sono le diverse declinazioni possibili del nuovo Anticipo Pensionistico.

APE volontario

È dedicata ai lavoratori dipendenti e agli autonomi iscritti alla gestione separata che decidono di lasciare il lavoro volontariamente. Per ottenere l’anticipo è necessario aver maturato almeno 20 anni di contributi e aver compiuto 63 anni: è quindi possibile andare in pensione fino a 3 anni e 7 mesi prima del previsto. La somma che manca per raggiungere la pensione di vecchiaia viene anticipata sotto forma di un prestito bancario assicurato (a un tasso annuo nominale fisso intorno al 2,75%, scrive Il Sole 24 Ore), che il lavoratore dovrà rimborsare nel corso del ventennio successivo al pensionamento vero e proprio, tramite trattenute sull’assegno erogato dall’INPS. Le banche che aderiranno all’iniziativa sarebbero poche big, in grado di sostenere un Tan così basso. Il tasso comunque potrà essere aggiornato ogni due o tre mesi sulla base dell’andamento del mercato.

APE aziendale

Interesserà i lavoratori che entro maggio 2017 abbiano compiuto 63 anni di età, che abbiano maturato almeno 20 anni di contributi e a cui manchino non più di 3 anni e 7 mesi alla pensione di vecchiaia, per un valore mensile massimo di 703 euro. Questa opzione prevede un accordo tra dipendente e datore di lavoro, in base al quale quest’ultimo verserà dei contributi aggiuntivi, volti ad aumentare l’importo della pensione.

APE social (o agevolato)

A differenza di quello volontario, l’APE sociale non prevede costi per il lavoratore ma è completamente a carico dello Stato. Questa opzione è prevista per i soggetti in condizione disagiata. Hanno diritto a questo trattamento le persone di 63 anni compiuti, con 30 anni di contributi alle spalle, che appartengono alle seguenti categorie: gli invalidi almeno al 74%; i disoccupati senza ammortizzatori; chi assiste un familiare di primo grado affetto da disabilità grave. L’assegno pensionistico erogato sarà di importo uguale alla futura pensione, fino a un massimo di 1.500 euro lordi. Serviranno 36 anni di contributi invece per chi ha svolto per almeno sei anni una delle undici tipologie di lavori particolarmente difficili o a rischio.

Opzione Donna

Le lavoratrici possono sempre usufruire dell’Opzione Donna, già prevista in passato e reintrodotta nella legge di Bilancio 2017. Permette di andare in pensione a 57 anni e 3 mesi di età, se si è lavoratrici dipendenti, a 58 anni e 3 mesi se si tratta di lavoratrici autonome e con un minimo di 35 anni di contributi. L’assegno è in questo caso penalizzante perché ricalcolato con sistema contributivo.

Le altre strade per anticipare la pensione

Ma l’APE non sarà l’unica modifica al sistema previdenziale pubblico: i lavoratori dovranno fare la conoscenza anche con RITA e nuove regole per i lavoratori precoci e i lavori usuranti, tra le varie vie a disposizione per andare in pensione prima del tempo.

RITA 

Acronimo di “rendita integrativa temporanea anticipata”, prevede che l’anticipo sia fornito non da un prestito, ma dal fondo integrativo attivato dallo stesso lavoratore. Questa opzione può essere concessa infatti al lavoratore che abbia accantonato un capitale in un fondo integrativo e che abbia la necessità di attingervi per poter usufruire di una rendita temporanea fino allo scattare della pensione di vecchiaia. Il lavoratore deve aver già compiuto 63 anni, aver versato 20 anni di contributi ed essere a un massimo di 3 anni e 7 mesi dalla pensione. Tale opportunità sarà agevolata fiscalmente con una tassazione inferiore a quella prevista per gli anticipi e pari a quella prevista sulla pensione complementare erogata a rendita.

Lavori usuranti

Già prevista dal dal 1° gennaio 2008 e mantenuta dalla Legge Fornero del 2011, questa opzione è stata in parte modificata dalla Legge di Bilancio 2017. Prevede che i lavoratori impiegati in attività particolarmente faticose e pesanti possano ottenere l’anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi eliminando le finestre di uscita previste dalla Legge Fornero. L’accesso alla pensione anticipata potrà avvenire se si è svolta un’attività usurante per almeno 7 anni negli ultimi 10 o per un numero di anni paro alla metà dell’intera vita lavorativa. Per queste categorie di lavoratori si elimina l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita dal 2019.

Lavoratori precoci

Il pensionamento anticipato è contemplato anche per chi ha iniziato a lavorare molto presto: in particolare, hanno diritto a richiederlo i lavoratori che hanno maturato almeno 12 mesi di contributi – anche in modo non continuativo – prima del compimento del 19esimo anno di età e che abbiano successivamente maturato 41 anni di contributi complessivi. Riguardo questo specifico caso si è in attesa del decreto attuativo.

Cumulo dei contributi

Si prevede infine la possibilità di accumulare i contributi versati nel corso della propria vita presso diverse casse previdenziali. I potenziali beneficiari, scrive Il Sole 24 Ore, sono stimati in poco meno di 50mila ogni anno. L’operazione può riguardare anche chi ha versato somme alle Casse dei professionisti (ma non ci sono ancora indicazioni chiare). Il cumulo consente di ottenere un assegno unitario, frutto della contribuzione accantonata nelle diverse gestioni.


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