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Brexit o non Brexit, il grande bidone è sempre in agguato

Vada come vada, la Brexit si trascinerà dietro tassi d’interesse bassissimi ancora per un po’ di tempo. Di conseguenza, saranno sempre più risicati i margini d’interesse delle banche, che dovranno spremere guadagni altrove: più precisamente, da voi.

Non si sa bene come andrà a finire questa storia della Brexit, ma una cosa è certa: renderà sempre più aggressivo e famelico il “grande bidone” che s’aggira tra i risparmiatori. Dovete guardarvi le spalle, e per questo vi darò due dritte.

Il grande bidone è sempre più affamato

La continua riduzione dei tassi di interesse, sempre più spesso negativi, ha compresso la redditività delle banche europee. Infatti, il margine di interesse delle banche, dato dalla differenza tra tassi di interesse attivi (quelli incassati dalle banche a fronte dei prestiti erogati) e quelli passivi (pagati dalle banche), si è ridotto ai minimi termini.

Così, le banche italiane, dinosauri appesantiti da costi fissi elevati, guadagnano meno con l’attività tradizionale di concessione dei prestiti. Non occorre essere un’aquila per capire che devono cercare di guadagnare altrove. E allora viene sguinzagliato il grande bidone. Affamatissimo.

Il grande bidone va a caccia

La cosa più semplice è spingere i clienti, come tonni nella tonnara, verso servizi che i consulenti strategici chiamano “ad alto valore aggiunto”. Traduzione: servizi sui quali la banca vi addebiterà grasse commissioni.

Si possono a provare fare molte cose, ad esempio tentare di aumentare le commissioni sui conti correnti, sui servizi bancomat/carte di credito, su servizi d’incasso e pagamento. Ma non è facile, perché la gente a queste cose di solito presta attenzione (be’, se non siete attenti, vi conviene esserlo).

Una volta c’erano le obbligazioni bancarie subordinate da piazzare biecamente a ignari (e a volte troppo avidi) risparmiatori, farcite di oneri impliciti, costi ingiustificati annegati come grasso sottocutaneo nella struttura dell’obbligazione, che costituivano un ricco nutrimento per la banca (e una zavorra sul rendimento del risparmiatore). Bei tempi, quelli, per le banche. Ma sapete com’è, ultimamente, dopo le vicende bancarie italiane degli ultimi 6-9 mesi, il settore delle obbligazioni subordinate odora un po’ di bruciato…

Che cosa rimane da mungere? La parte più succosa per le banche è oggi il risparmio gestito, insieme ai prodotti assicurativi. Molti prodotti d’investimento offerti ai risparmiatori, onestamente, sono buoni. Ma altri no, sono bidoni vuoti, che verranno riempiti dal latte (cioè commissioni e altri costi) munto da voi. Questo accade perché molti risparmiatori non ci capiscono niente, si fidano della loro banca, dell’impiegata che “conosco da anni, è una signora gentilissima”. Gentilissima, sì, ma fa gli interessi della banca, non i vostri. E può essere che (spesso inconsapevolmente) vi rifili prodotti con carichi commissionali smisurati che, su questo blog non sappiamo più come dirvelo, cubano tantissimo sulle performance dell’investimento. Non è difficile da capire: ogni punto commissionale in più per la banca, è un punto in meno di performance per voi. Claro?

Vediamo qualche esempio, segnalato da nostri utenti.

Bidoni: 5 modelli per la collezione estate/autunno 2016

Ce ne sono di vecchi e di nuovi, ma vale la pena passare in rassegna quelli che ci hanno segnalato di recente alcuni risparmiatori.

  • Se vuoi il finanziamento, compra i nostri fondi – “Ti diamo il finanziamento (un prestito per l’azienda, o personale) che hai chiesto, ma tu devi acquistare i nostri fondi comuni o sicav” (ndr: con alte commissioni riconosciute alla banca che li vende, chiaro). Così facendo, al margine d’interesse X (piccolo) del finanziamento si somma il guadagno commissionale Y (grande) e la banca torna ad avere una redditività decente Z = X + Y = grande. Comprende hombre?
  • Se vuoi il finanziamento, compra le nostre azioni – Variante della precedente. Maestra in questa discutibile arte è stata la Banca Popolare di Vicenza, che ha obbligato artigiani e PMI (ma anche correntisti) ad acquistare le azioni della Popolare, in aperta violazione delle norme del diritto bancario. Infatti la banca è indagata per questo bidone di classe A, pericolosissimo.
  • Se vuoi il mutuo, devi stipulare questa polizza d’assicurazione sulla vita – E cioè: “Caro cliente, noi ti concediamo il mutuo, magari a un tasso buono, quello che hai visto pubblicizzato a bomba e che ti ha fatto correre da noi, ma se vuoi proprio quelle condizioni, allora devi anche sottoscrivere una polizza sulla vita”. Che, guarda caso, è venduta dalla banca, magari con un premio fuori mercato (più caro, ovviamente).
  • Vuoi un tasso d’interesse decente sui depositi? Allora compra anche i nostri fondi o la nostra unit-linked – Una variante del primo caso: se si vuole un tasso d’interesse umano, la banca obbliga a comprare altra roba, fondi o unit-linked, ad esempio, tipicamente ad alto carico commissionale (e scarso valore finanziario). Il perché è ovvio: sul deposito la banca ci perde, o se va bene ci guadagna pochissimo, ma se si aggiungono le commissioni dei fondi o di una polizza unit-linked, allora il profitto della banca migliora, e alla grande.
  • Paura della volatilità? Compra questa unit-linked a capitale garantito/protetto! – Proprio come capita alle lumache quando piove, non appena il mercato diventa più volatile del solito, saltano fuori i prodotti a capitale protetto o garantito. Solo che, dopo 10 o 20 anni, tra costo della garanzia/protezione e carico commissionale esagerato, anziché restituire il mero capitale versato unicamente nel peggiore dei casi, lo fanno anche nei casi favorevoli… Del resto, se una unit-linked ha commissioni pari a 3%-4% all’anno e un BTP a 10 anni rende l’1,4% al lordo delle tasse, fate due conti e capite che le possibilità di guadagnare qualcosa in più rispetto al capitale versato con la vostra bella polizza unit-linked sono proprio ridicole.
  • Cedoloni magici – Ah, i fondi a cedola, che grande classico! Non tramontano mai, vanno sempre. Moltissimi infatti sono i fondi che promettono una cedola sugosa, proprio come ai vecchi tempi dei BTP negli anni ‘90. E voi abboccate subito, come trote nei laghetti di “Pesca sportiva”. Investite felici e spensierati, stringendo la vostra cedolona tra i denti. Salvo poi scoprire che in quelle belle “cedole” non c’erano solo proventi obbligazionari o dividendi. No. Vi stavano restituendo anche un po’ del vostro capitale investito. E quindi? E quindi il valore finale di rimborso risulta più basso della somma investita inizialmente. Con l’aggravante che queste pseudo-cedole sono tassate come reddito, anche se sono capitale (che non sarebbe tassato affatto). Senza dimenticare che vi fanno pagare commissioni anabolizzate per un fondo semplicissimo. In breve, cornuti e mazziati. NB: non ci sarebbe nulla di male a restituire il capitale un po’ alla volta, si chiama “decumulo di un capitale”, è una cosa normale, solo bisogna dirlo chiaramente, senza ladrare sulle commissioni.

Sono solo esempi, segnalazioni. Chissà quanti altri casi possono esserci di PMI o artigiani bisognosi di liquidità, vulnerabili a simili forme di ricatto finanziario. Voi segnalateceli. Poi, per carità, potrebbe trattarsi di buoni o ottimi finanziamenti i prodotti d’investimento, e di condizioni contrattuali corrette (in fondo qualunque negoziante fa prezzi migliori se si compra più roba, è giusto che sia così). Altre volte no, non sono buoni affari, e la banca si sta solo approfittando di voi, perché avete bisogno, oppure perché ci capite poco di finanziamenti e investimenti. E qualche volta ci sono anche illeciti belli e buoni. Dunque OKKIO.

Per capire se vi stanno fregando, ciurma, dovete informarvi (e già che ci siete date un’occhiata alla nostra Carta dei Diritti dei Risparmiatori): usate il cervello,  leggete i documenti informativi, analizzando a fondo ciò che vi propongono, che sia un investimento, un finanziamento, un mutuo, una polizza, senza fermarvi alla superficie. Perché in superficie s’aggira famelico il grande bidone.


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Ultimi commenti
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    Mi sembra un articolo generalizzante e un po’ irrispettoso verso le tante persone che lavorano in banca sapendo che l’unico modo efficace per fare l’interesse della propria azienda è fare l’interesse del cliente senza metterglielo in quel posto appena si volta. Non dico che i casi citati non esistano in assoluto, ma non farei di tutta l’erba un fascio.

    • AdviseOnly

      Silvia, l’articolo è volutamente provocatorio, più che altro per stimolare i risparmiatori ad informarsi meglio nel momento in cui si recano in banca (cosa che permetterebbe loro di distinguere chi lavora con criterio da chi non lo fa). Purtroppo i casi di cui abbiamo parlato sono accaduti veramente e ci sono stati segnalati dai nostri lettori, quindi ci è sembrato giusto scrivere qualcosa a riguardo. Ciò non significa che non ci siano istituti che lavorano in modo serio e rispettoso e non è nostra intenzione fare di tutta l’erba un fascio.

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        Per carità, siamo più d’accordo che no, ma dopo mesi e mesi di campagne mediatiche varie (più o meno ragionevolmente motivate) comincio a essere stanca di vedere le banche ritratte come l’uomo nero e i bancari come truffatori. Per il resto la cultura finanziaria di questo paese è colpevolmente mancante e rende molti risparmiatori facili prede di chi ha meno scrupoli, a mio avviso dovrebbe far parte dei programmi di istruzione obbligatoria.

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