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#ABCfinanza: cosa sono gli ETF Smart Beta? Convengono?

Questi strumenti finanziari sono sempre più popolari tra gli investitori: secondo Morningstar, le masse di denaro gestite tramite ETF Smart Beta sono cresciute del 900% dal 2009 al 2013. Le ragioni sono molte, e in gran parte buone. Ma procediamo con ordine e vediamo che cosa sono, quali sono le strategie più popolari e infine, se convengono o meno.

 
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Che cosa significa Smart Beta?

Gli ETF Smart Beta replicano indici finanziari che, a loro volta, rappresentano strategie d’investimento Smart Beta (e fin qui siamo a un “banaloma” di grado 0). Ad esempio, gli ETF Smart Beta investono in azioni ad alto dividendo, oppure a bassa capitalizzazione, o “Value”, o magari seguono variabili finanziarie “alternative”, come l’indice di volatilità VIX. Può  anche trattarsi di ETF basati su strategie di gestione del rischio (ad esempio, “a minima volatilità”). Si tratta quindi di indici molto diversi dai classici indici a capitalizzazione come lo S&P 500, il FTSE MIB, lo Euro Stoxx. Ma quanto diversi?

Non esiste una definizione universale di Smart Beta

Vorrei quindi andare alla radice dell’idea; il punto di partenza è una domanda: perché i mercati offrono opportunità di guadagno, seppur con incertezza e tempi variabili? Perché l’investimento in azioni da inizio ‘900 ai giorni nostri[1] ha reso, in termini reali (cioè tenendo conto dell’inflazione) il 5,2% all’anno in media e, investire in obbligazioni governative ha reso (sempre in termini reali) l’1,8% all’anno?

Il motivo è semplice: è stato riconosciuto un premio per il rischio sopportato dall’investitore. Il rischio che le aziende o i Paesi vadano male, o che addirittura incappino in un default.

Ora, non esiste solo la generica esposizione al rischio azionario o obbligazionario. Vi sono altre tipologie di rischio per i quali il mercato è disposto a riconoscere sistematicamente una remunerazione. In altri termini, vi sono svariati premi al rischio (al cui interno se ne annidano altri). Vediamo sinteticamente, senza pretese di esaustività, quali sono i più importanti.

Premio al rischio Che cosa è compensato?
Azionario Rischio d’impresa
Scadenza Privazione della disponibilità del proprio denaro
Inflazione Erosione del potere d’acquisto
Credito Rischio di ristrutturazione e default
Illiquidità Difficoltà di smobilizzo dell’investimento
Divisa Rischi legati alle dinamiche valutarie
Immobiliare Deprezzamento, deterioramento ed esproprio
Commodities Oscillazioni di prezzo e costi di detenzione

 
Ed ecco l’innovazione delle strategie Smart Beta:

  1. investono nei fattori di rischio meno ovvi, oppure più difficili da cavalcare, per ampliare il ventaglio di premi al rischio all’interno dell’asset allocation di portafoglio;
  2. combinano ingegnosamente vari premi al rischio (come vedremo tra poco, alcune strategie si focalizzano sulle modalità di costruzione del portafoglio e sulla gestione dei rischi).

In tutto ciò non c’è nulla di nuovo: sono concetti ben noti alla comunità finanziaria. In effetti, personalmente, da risk manager prima, e da gestore quantitativo poi, ho passato una fetta importante della mia vita a identificare e misurare i fattori di rischio in questione, cercando d’investire in essi. Semplicemente, ora tutti possono investire in questo modo, utilizzando gli ETF. Passiamo quindi alla pratica.

Le strategie Smart Beta più popolari

L’elenco è soggettivo, come la stessa definizione di Smart Beta, e non pretendo sia completo.

  1. Value: sono privilegiate azioni con buoni “fondamentali” rispetto al prezzo (ad esempio, titoli con rapporto Prezzo/Utili basso), cioè titoli di buona qualità a prezzi contenuti. In generale, si dà importanza alla qualità dei titoli e non alla loro capitalizzazione di mercato (come invece accade comunemente).
  2. Growth: siamo al polo opposto rispetto alla strategia precedente, in quanto il focus è su azioni con elevata aspettativa di crescita degli utili e del prezzo, ad esempio azioni tecnologiche come Facebook.
  3. Momentum: le attività finanziarie che sono andate bene hanno la tendenza a continuare a farlo, e le strategie momentum sfruttano questa “anomalia”, che interessa azioni, obbligazioni, divise, commodities.
  4. Small Cap: si punta sulle azioni di piccola capitalizzazione, tipicamente in una fase iniziale della loro vita, oppure di nicchia.
  5. Alto dividendo: la strategia privilegia azioni in grado di pagare regolarmente dividendi elevati. Et voilà, un ETF d’esempio anche per questo caso.
  6. Private Equity: ci si espone a società che si occupano di venture capital, o attività simili, cioè di investimenti al di fuori della Borsa (dunque illiquide).
  7. Volatilità : ci si lega alla dinamica della volatilità.

  8. Obbligazionarie fondamentali: le obbligazioni sono pesate in portafoglio in base al PIL del Paese d’emissione, o sulla base della sostenibilità del debito pubblico e qualità del credito.
  9. Credito: si tratta di strategie che mirano a incamerare il premio legato alla sopportazione del rischio di credito di un insieme d’emittenti; per esempio strategie di vendita sistematica di CDS, contratti che assicurano una protezione dal rischio di default.
  10. Focus sul rischio: ampia categoria nella quale ricadono strategie volte a gestire attivamente il rischio. Quindi minimizzano il rischio (strategie Low Volatility), oppure lo distribuiscono in modo più equilibrato (Equal Risk Contribution, che noi chiamiamo massima diversificazione del rischio), o evitano la concentrazione del portafoglio in pochi titoli (strategia equipesate).
  11. Commodity Plus: in questa categoria inserisco quelle strategie che ottimizzano la gestione dei contratti Futures sulle commodities impiegati per “esporsi” finanziariamente alle materie prime.
  12. FX Trade: si tratta di strategie che investono sistematicamente in divise (FX), ad esempio utilizzando i carry trade.
  13. Immobili: l’investimento nel settore immobiliare (real estate) coincide con una delle asset class più antiche, puntando inoltre a un premio per il rischio d’illiquidità.

Lo Smart Beta conviene?

Investire in strategie Smart Beta è facile ed economico, perché in Borsa è quotato un numero crescente di ETF basati su queste strategie. Noi di AdviseOnly li utilizziamo regolarmente per condire la nostra asset allocation o i portafogli tematici. Vediamo quali sono i principali vantaggi di un investimento in ETF Smart Beta:

  1. fondamento economico – la maggioranza (ma non la totalità) di queste strategie si basa su idee semplici ed economicamente solide; ciò è un buon punto di partenza;
  2. diversificazione dei rischi – si tratta di investimenti solo parzialmente correlati tra loro, che non si muovono all’unisono nella medesima direzione;
  3. stabilizzazione della performance –  come corollario della diversificazione, la performance tende a diventare meno volatile;
  4. fonti alternative di rendimento – in un momento come questo, con mercati azionari abbastanza cari, rendimenti obbligazionari molto bassi e immancabile incertezza sul futuro, queste strategie possono offrire qualche appiglio al risparmiatore.
  5. costi – il TER di questi ETF è sensibilmente più basso di quello di fondi comuni analoghi, anche se generalmente più elevato rispetto agli ETF tradizionali – fatto non sempre giustificato, dato che si tratta di strategie sistematiche, ben conosciute, attuate meccanicamente applicando regole ed algoritmi (e un algoritmo è forza lavoro a basso costo).

Il mio consiglio è: privilegiate ETF con TER basso, che replicano strategie economicamente sensate, con una storia credibile. Un esempio, tra i molti possibili, di strategie ben fondate? A mio parere, le strategie azionarie fondamentali Value, come la metodologia RAFI, il cui confronto con un indice azionario tradizionale è piuttosto eloquente (rinvio al grafico precedente). Non dimenticate che alcune strategie hanno radici ben piantate nel buon senso, altre invece potrebbero essere anomalie statistiche d’incerta durata.

Dunque la domanda da porsi di fronte a una strategia Smart Beta è: c’è almeno una ragione per cui debba continuare a funzionare, oltre al fatto che in passato ha funzionato?

Se la risposta è affermativa, beh, andate avanti.


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[1] Si veda “Credit Suisse Global  Investment Returns Yearbook 2014” del Credit Suisse Research Institute.

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

Ultimi commenti
  • Grandissimo articolo!

  • Il FTSE RAFI AW 3000 del grafico sembra perdere di più dell’MSCI WORLD nelle fasi negative di mercato, per esempio 2007.
    A meno che non sia solo un effetto ottico del grafico.

    • Raffaele Zenti

      E’ più che altro un effetto grafico, perché il FTSE RAFI è salito molto di più: infatti il maxdrawdown (cioè il massimo scivolone da max a min http://it.adviseonly.com/wiki/index.php/Max_DrawDown) è 58,9% per il FTSE RAFI e 56,5% per l’indice tradizionale: la differenza è poca roba.

      • Grazie, immaginavo che potesse essere un effetto grafico.

        Ve l’ho chiesto perché purtroppo l’indice FTSE RAFI non è molto trasparente per quanto riguarda i dati storici. Ho visto che sul loro sito si scaricano solo quelli dal 2012. http://www.ftse.com/analytics/factsheets/Home/HistoricIndexValues

        Sul sito dell’MSCI puoi scaricare tutto lo stroico di tutti gli indici MSCI e perfino in valuta locale.

  • hai letto questo: http://www.researchaffiliates.com/Production%20content%20library/FAJ_SeptOct_2011_A_Survey_of_Alternative_Equity_Index_Strategies.pdf
    Insomma su universi solo Azionari non è che la differenza sia molto diversa da 1/N

    • Raffaele Zenti

      Mah, se guardi il grafico a pag 43 del paper, più o meno…
      Certo è che, una volta che hai diversificato più di quanto non faccia un tradizionale fondo/ETF/indice basato sulla capitalizzazione (cosa che un portafoglio 1/N fa benissimo), ciò che resta è rischio azionario, che per circa 2/3 coincide con il mercato USA.
      Comunque, “smart beta” non è solo azioni, e azioni non significa solo azioni USA. Gli smart beta non sono la panacea di tutti i problemi, ma sono utili (soprattutto se hanno commissioni basse).
      E infatti nelle conclusioni scrivono: “Combining alternative betas with one another would allow investors to better target desired levels of value and size tilt in their equity allocations…”

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