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Free-lance, autonomi, partita Iva: quale pensione per i lavoratori atipici?

pensione per le partite IVA
Non ci sono solo i lavoratori “tipo”: esiste un popolo di lavoratori atipici, costituito da autonomi e titolari di partita Iva: professionisti iscritti alle casse previdenziali di categoria, parasubordinati non iscritti a casse professionali, free-lance (grafici, fotografi, consulenti di impresa e così via) e piccoli imprenditori. Com’è la loro situazione dal punto di vista previdenziale?

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, sta calcando non poco la mano per sensibilizzare i contribuenti italiani sul problema della previdenza: dal lancio del simulatore online della pensione all’invio della Busta Arancione, fino a diversi interventi dai toni piuttosto allarmistici che ovviamente hanno subito sollevato un polverone di polemiche.

L’ultimo avvertimento di Boeri, arrivato non più di un a settimana fa, è rivolto direttamente ai giovani nati dopo il 1980: in base ai calcoli dell’Inps, un “lavoratore tipo” appartenente a questa fascia di età rischia di andare in pensione – considerando qualche probabile buco contributivo – non prima dei 75 anni.

Il popolo degli invisibili

Ma oltre ai “lavoratori tipici” – che pure come abbiamo visto non se la passano benissimo –  esiste tutto un popolo di lavoratori atipici, potremmo definirli gli “invisibili della pensione”: parliamo dei lavoratori autonomi e titolari di partita Iva, tra cui si annoverano professionisti iscritti alle casse previdenziali di categoria (avvocati, dentisti, giornalisti, architetti, medici), parasubordinati non iscritti a casse professionali, free-lance (grafici, fotografi, consulenti di impresa e così via) e piccoli imprenditori, solo per citarne alcuni.

Secondo il Rapporto Annuale dell’Istat, a fine 2015 i lavoratori autonomi a tempo pieno in Italia erano circa 4,5 milioni, mentre per la Cgia di Mestre i titolari di partita Iva-persone fisiche ammontavano a inizio 2016 a quasi 3,9 milioni, su un totale di partite Iva attive in Italia pari a 9,3 milioni nel 2015 (fonte: Mef). Un numero considerevole di persone che si trovano scarsamente tutelate, fuori dai radar del primo pilastro pensionistico e che risentiranno maggiormente del passaggio al metodo contributivo.

Già nel 2010 l’allora presidente dell’Inps lo aveva detto senza mezzi termini:

 “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.

E da allora le cose non sono certo migliorate. Insomma, abbiamo tra le mani una bomba sociale pronta a esplodere.

Andiamo a vedere più da vicino il mondo degli autonomi…

Tanto per cominciare, questi lavoratori sono privi delle tutele di cui godono i dipendenti. Anche se di recente il Governo Renzi ha messo a punto una serie di misure volte proprio a migliorare le condizioni degli autonomi (il cosiddetto ‘Jobs Act delle partite Iva’), queste misure coinvolgono in realtà solo una piccola parte del nutrito gruppo di lavoratori ‘atipici’: “sono poco meno di 220.500 le partite Iva che saranno interessate dal nuovo statuto dei lavoratori autonomi”, denuncia la Cgia di Mestre. “Si tratta dei liberi professionisti che non dispongono di alcuna cassa previdenziale e sono iscritti alla gestione separata Inps. Rispetto alla platea dei titolari di partita Iva-persone fisiche, che ammonta a quasi 3.900.000, i lavoratori autonomi interessati da questo nuovo provvedimento di sostegno al reddito risultano essere poco meno del 6%”.

Capitolo “buoni lavoro”

Per non parlare dei precari, sottopagati e senza tutele, che si nascondono dietro i cosiddetti voucher da lavoro (da 10 euro lordi): si tratta tecnicamente di un sistema di pagamento delle prestazioni di lavoro occasionale accessorio, che non generino un reddito netto complessivo superiore a 7.000 euro l’anno.

Ma nella pratica questi strumenti – ancora non opportunamente tracciati – vengono utilizzati dai datori di lavoro in modo piuttosto “creativo” – non a caso stanno crescendo a livelli impressionanti. Secondo le stime riportate da Repubblica.it, l’utilizzo dei voucher riguarda soprattutto i giovani (31%) e le donne (oltre il 50%), ma anche lavoratori maturi. In tutto si parla di quasi 1,4 milioni di individui.

E la pensione?

Non solo. Molti lavoratori autonomi – pensiamo per esempio ai free-lance – pur riuscendo a sostentarsi con i proventi del proprio lavoro non riescono a gestire serenamente i (salatissimi) versamenti contributivi richiesti dalla gestione separata dell’Inps, che infatti sta registrando un costante calo degli iscritti: secondo il bilancio sociale dell’Istituto previdenziale nazionale, si è passati dai 911.765 iscritti del 2013 agli attuali 833.552. “Per noi che afferiamo alla gestione separata dell’Inps, ma anche per commercianti e artigiani, il carico fiscale è eccessivo”, lamenta Anna Soru, presidente dell’associazione italiana dei professionisti indipendenti Acta, in una intervista rilasciata al portale Repubblicadeglistagisti. “Parliamo di una tassazione superiore al 50%. Si replica sempre che noi siamo evasori: questa presunzione di evasione è la cosa più antipatica e ingiusta”.

E il problema si presenta anche per i professionisti che invece riescono a guadagnare bene e a mettere da parte qualcosa in più: spesso infatti, questi soggetti si trovano dal punto di vista contributivo in una situazione a dir poco intricata, con versamenti a diversI enti previdenziali (Inps, casse di categoria, gestione separata) che non si sa bene quando, se e a che prezzo potranno essere ricongiunti.

Un problema sociale che non può più essere ignorato

Intanto la popolazione invecchia, i pensionati aumentano e i lavoratori diminuiscono: la coperta è sempre più corta. Inutile negarlo, il problema esiste e non è di facile soluzione: molti freelance e precari non riusciranno a percepire una pensione sufficiente per la sopravvivenza negli anni della vecchiaia. Certo è più facile e più comodo fare finta di niente, rimandare il problema nella speranza che le cose cambino da sole.

È importante invece pensarci e cercare di correre ai ripari, magari creandosi un cuscinetto di risparmi extra da tenere in serbo per gli anni a venire, così da non ritrovarsi completamente scoperti dopo anni e anni di duro lavoro. È proprio da queste riflessioni che è nato il nuovo prodotto di Zenit SGR, battezzato non a caso “PensaciOggi”.

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Il fondo comune "Pensaci oggi" è uno strumento di investimento creato da Zenit Sgr e gestito in collaborazione con AdviseOnly È stato concepito come un “salvadanaio”, per accantonare, anche poco per volta, risorse da destinare al raggiungimento dei propri obiettivi futuri. È sottoscrivibile online, in modo da poter ridurre al minimo i costi ed è caratterizzato da una elevata flessibilità. Si tratta dunque di una soluzione semplice e trasparente per iniziare a investire fin da subito in vista di progetti o imprevisti che potrebbero concretizzarsi negli anni a venire. In questo brandcorner ci focalizziamo sul tema del risparmio e sull’utilizzo della tecnologia nel mondo degli investimenti. Un’area dunque dedicata all’informazione e alla formazione finanziaria, per affrontare il domani con più consapevolezza. Zenit SGR

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