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Ma che garanzie hanno i Certificates?

Parliamo di “Certificates”. Sì, i Certificati di Investimento, un’ampia famiglia di prodotti finanziari, quotati su Borsa Italiana sul segmento Sedex, venduti presso le principali banche, e che riscuotono un discreto successo. Soprattutto tra gli investitori più “tradaioli”.

Infatti i Certificates hanno un taglio piccolo, di solito sono facilmente negoziabili e consentono di investire in singole azioni, panieri di azioni e altri sottostanti, spesso a leva (… e la leva è una specie di ferormone irresistibile per gli investitori maggiormente aggressivi e più portati all’autodistruzione del capitale). Inoltre, i Certificates contengono sovente garanzie sul capitale, cosa che attrae invece i risparmiatori più prudenti, attaccati come cozze all’idea del “garantito”. Dici la parola magica “garantito” e i neuroni diventano melassa.

Quindi, proprio delle garanzie intendo parlare.

Dalle domande che arrivano in AdviseOnly mi sono fatto l’idea che pochi risparmiatori abbiano davvero capito la natura dei Certificati. Perciò, ciurma, andiamo dritti al punto e spazziamo via l’opacità intorno alle garanzie e alle tutele dei Certificates.

Che tutela ho se fallisce la banca che ha emesso il mio Certificato?

Sono tremendamente spiacente di dirvelo, ma non c’è nessuna tutela particolare: signore e signori, benvenuti nel mondo della realtà.

Sì, perché al di là del nome dal sapore ye-ye, i Certificates nella sostanza sono derivati o note di credito della banca, spesso strutturate (cioè contenenti al loro interno strumenti derivati). Ricadono insomma nell’ampia categorie delle obbligazioni della banca.

Questo significa che:

  1. i Certificates NON sono garantiti dal fondo interbancario di tutela dei depositi;
  2. nell’infausto caso di default della banca, i Certificates sono trattati proprio come le altre obbligazioni emesse dalla banca.

I Certificates seguono cioè le regole del bail-in: se una banca va a ramengo, prima si pesca capitale dalle azioni, poi dalle obbligazioni subordinate, seguite in macabra processione da quelle senior e infine dai depositi e i conti correnti oltre i 100mila euro.

Penso vi sia chiaro quanto sia cruciale capire il livello di subordinazione (o “ranking dei diritti”) di queste obbligazioni, visto che rileva in caso di bail-in.

Che livello di subordinazione ha il Certificato?

Per capirlo occorre controllare il prospetto informativo. È una lettura divertente come una mosca nel piatto di spaghetti che si sta mangiando, ma è indispensabile, nel caso ci teniate ad investire in Certificati.

Non è difficile. Trovate tutti i prospetti dei certificati quotati su Borsa Italiana, raggruppati per emittente, in questa pagina. Vincete la comprensibile pigrizia, cliccate sul nome dell’emittente e cercate il vostro certificato. Poi, nell’indice del file pdf che si aprirà, cercate “Ranking dei diritti inerenti ai Certificates rispetto ad altri debiti dell’Emittente”, oppure “Ranking dei Certificati”,  o altra voce analoga (ce la potete fare). Se i prospetti sono lunghi, incomprensibili e pieni di roba irrilevante, non ve la prendete con me, ma scrivete invece alla Consob e protestate. Io, i prospetti informativi fatti come sono oggi, li odio. Ma questo passa il convento.

Comunque, nella maggior parte dei casi, nel prospetto troverete una frase del tipo:

“I diritti connessi ai Certificati costituiscono un’obbligazione contrattuale diretta, chirografaria e non subordinata dell’Emittente e si collocano pari passu nella loro categoria e con tutte le altre obbligazioni dell’Emittente, in essere e future, dirette, chirografarie e non garantite, salve le prelazioni ed i privilegi di legge.”

Bella eh?

…ma che cosa significa?

Trattasi del classico linguaggio “legalese” utilizzato per stordire i risparmiatori e creare asimmetria informativa. Ma, traducendolo in italiano di strada, se ne trae che generalmente si tratta di obbligazioni senior (“non subordinate”), ma non garantite. Comunque occorre controllare caso per caso, visto che non tutti i Certificates sono uguali.

Quindi, giusto per essere chiari al limite della pesantezza, se il Certificato ha garanzia totale o parziale sul capitale (ad esempio protegge il 100% del capitale investito) e c’è un bail-in che coinvolge le obbligazioni senior, la garanzia perde di efficacia. Claro? Il motivo è semplice: in un colpo solo… puff! va a rotoli sia l’oggetto della garanzia, cioè il Certificato, sia il garante, perché coincide con l’emittente dell’obbligazione… Questo a meno che la garanzia non sia fornita da un altro soggetto (per esempio un’altra banca, in salute), cosa che però non mi pare granché comune (però può essere).

Con ciò non sto dicendo che i Certificati siano assolutamente da evitare perché hanno questi rischi. I Certificates sono quello che sono. Punto. Solo, nel caso intendiate investire in Certificates che vi vengono proposti in banca o da un promotore, occorre eliminare le fette di prosciutto dagli occhi, rimuovere l’anello dal naso, avviare le sinapsi, prender bene le misure al Certificato e all’emittente, confrontandolo con possibili alternative come fondi, ETF e azioni.


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Scritto da

Ha solcato i mari della finanza in lungo e in largo, su imbarcazioni piccole e grandi, con i mercati in tempesta oppure cavalcando grandi onde d’ottimismo. Da anni soffre di contorcimenti interiori che lo turbano nel profondo, e questo non solo per gli eccessi di frutti di mare, bensì per come vengono trattati i risparmiatori e per le tristi condizioni in cui versa l’industria che li dovrebbe gestire. E allora Jack Sparrow invoca l’ammutinamento! Basta con prodotti finanziari che fanno solo il gioco di chi li vende, basta con portafogli di risparmio che cozzano contro il buon senso! Entra nella ciurma di Jack e segui i suoi consigli per trasformare il tuo disagio in qualcosa di utile per i tuoi risparmi.

Ultimi commenti
  • Buongiorno, mia moglie ha acquistato a inizio 2015 un certificato emesso da SOC GENERALE EFFEKTEN – ISIN DE000SG409M1 – che nel corso del 2015 e inizio 2016 ha perso ormai il 98% del suo valore di carico iniziale (55.000 €).
    Ovviamente mia moglie (incompetente) non è stata adeguatamente informata del tipo di prodotto (a leva fissa 7X) e di rischio.
    Secondo voi questo certificate è andato così male perché stato trattato male dal gestore o era destinato comunque a crollare visto l’andamento del mercato nel secondo semestre 2015 e inizio i2016?
    Grazie, Franco

    • Raffaele Zenti

      Buongiorno Franco, purtroppo il certificato in questione è un vero azzardo: è un prodotto a leva rispetto al sottostante, cioè l’indice principale di Borsa Italiana, il FTSEMIB. In sostanza avrebbe potuto andare strutturalmente benissimo o malissimo. E’ andato malissimo, mi spiace. Non c’è colpa diretta della società di gestione, quella è la struttura del certificato; semmai c’è colpa di chi ha suggerito questo prodotto a sua moglie: non è infatti uno strumento finanziario da risparmiatore che vuole investire serenamente in vista di un obiettivo di medio-lungo termine, è roba da trader – che peraltro normalmente si fanno malissimo con questi prodotti…

    • Gentile sig. Ferroni, avrei bisogno di chiederle delle informazioni, potremmo metterci in contatto al più presto, mi trova al numero 06 45209521. Spero di sentirla al più presto. Grazie mille. Emanuela

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