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#ABCFinanza: la mappa dei rischi degli investimenti

I rischi legati agli investimenti sono svariati, più o meno rari, ma sono legati tra loro: ecco la mappa per orientarsi ed essere più consapevoli.
[Rischio – puntata II]

Per ottenere rendimenti positivi occorre assumere dei rischi, ineludibili tanto negli investimenti quanto nella vita: spero che quest’idea, il succo della prima puntata di questo mini-corso di sopravvivenza sui rischi degli investimenti, sia passata.

Per affrontare i rischi, però, occorre comprenderli. Dunque, iniziamo.

I rischi viaggiano in gruppo

In molti articoli e libri sulla materia, il rischio degli investimenti è distinto in rischio di credito, di mercato, politico, ecc. Una “classificazione delle specie” linneana, pulita, precisa, ordinata. Nulla di sbagliato. È solo che, dopo anni spesi a occuparmi di gestione dei rischi (e qui mi sento vecchio come Yoda), con addosso varie cicatrici di crisi finanziarie ed economiche, ho un’idea un po’ diversa.

Vedo i rischi come una gang, i cui irrequieti membri s’influenzano a vicenda e possono diventare una marmaglia violenta. Così sono i rischi: legati tra loro, eccitabili, pronti ad esplodere. La Borsa influenza l’economia, e viceversa; lo stesso accade con la società, complici tecnologia e mezzi di comunicazione. E l’ambiente impatta su tutto. È un vasto sistema complesso e interconnesso, come un ecosistema, nel quale gli shock si trasmettono da un punto all’altro, magari amplificandosi. Lo sa bene chi ha vissuto la crisi iniziata nel 2008, che ha spazzato via gigantesche istituzioni finanziarie e messo in ginocchio l’economia mondiale, creando non poca instabilità politica.

Ho provato a rappresentare il “sistema rischi” grazie alla network theory, e cioè con un grafo, un grafico a ragnatela che evidenzia sia i “punti caldi”, sia le connessioni; è evidente il gruppo dei rischi ambientali (verdi), sociali e politici (rossi), tecnologici (neri), ed economico-finanziari (blu).

RiskMap_ITA

Quando la ragnatela viene colpita

Una ragnatela, se colpita, trasmette la vibrazione dell’urto a tutta la struttura.

Con i rischi avviene qualcosa di simile. Per esempio, se un rischio ambientale come una pandemia si materializza[1], può come un’onda attraversare tutta la ragnatela del grafo, colpendo la società attraverso migrazioni, portando al collasso strutture sanitarie e sociali, ingenerando instabilità politica, nonché bruschi effetti negativi su Borse, obbligazioni, commodities, per poi impattare sull’economia.


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Senza andare troppo lontano nel tempo, la crisi dei mutui sub-prime scoppiata nel 2007 sul mercato immobiliare USA, si è rapidamente tradotta in instabilità del sistema bancario e finanziario mondiale, con crash di Borsa e collasso di istituzioni sistemiche come Lehman Brothers, Bear Sterns, AIG, Fannie Mae e Freddie Mac. I salvataggi (bail-in) hanno avuto un costo enorme (tasse in primis) sui cittadini di molti Paesi. La ricaduta economica è stata una recessione globale, che ha innescato la crisi del debito sovrano nell’Eurozona, con default governativi e ulteriori implicazioni sociali, politiche (fra le altre, la caduta del Governo Berlusconi in Italia) ed economiche, molte tutt’ora irrisolte e in evoluzione. Per dire: secondo voi il referendum su Brexit ci sarebbe, se non si fosse verificata la Grande Crisi? Difficile dirlo, ma ho il sospetto di no.

Rischi comuni e meno comuni

Molti dei rischi riportati sul grafo sono relativamente frequenti, ad esempio le recessioni, che colpiscono l’economia ciclicamente. Oppure i crolli dei valori immobiliari, o di quelli mobiliari; le bolle speculative infatti si formano e si sgonfiano, non è una novità: sono legate alla psiche umana e possono riguardare non solo la Borsa, bensì qualsiasi bene abbia un mercato –  basti pensare alla bolla speculativa dei tulipani del XVII secolo.

Altri rischi sono come una molla compressa che accumula lentamente energia per poi magari esplodere all’improvviso (spesso per un motivo relativamente banale), come ad esempio:

  • l’invecchiamento della popolazione e il rallentamento della crescita economica mondiale;
  • lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili del pianeta;
  • la crescente concentrazione di ricchezza e potere e le relative tensioni che ne derivano;
  • la tecnologia sempre più pervasiva;
  • nuovi agenti patogeni;
  • infrastrutture sociali (ad esempio quelle pensionistiche) non sostenibili in larga parte del pianeta;
  • politiche monetarie ed economiche che possono risultare inadeguate alla complessità della situazione attuale.

Poi ci sono rischi, specie quelli legati all’ambiente e alla natura in generale, che si sostanziano in enormi catastrofi, alcune apocalittiche, che colpiscono l’umanità sporadicamente, una volta ogni N generazioni. Ma la colpiscono.

La morale è: i rischi sono collegati tra loro, pertanto, nel gestire i propri risparmi, è saggio partire da una prospettiva di livello alto, con una visione olistica che si traduce innanzitutto nel tenere occhi e orecchie sempre aperti, adottando alcune scelte strategiche e operando coerentemente nel quotidiano. Cose che però vedremo la prossima volta: perché, come dicono a Roma, “s’è fatta ‘na certa”.


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[1] Una lettura interessante e un po’ inquietante che vi consiglio sul tema è: Carl Zimmer, “A Planet of Viruses”, University of Chicago Press, 2015.

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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    Bell’ articolo

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