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#Numeriacaso: evviva gli analisti e le loro previsioni di Borsa

Fare previsioni puntuali sull’andamento delle Borse è praticamente impossibile, e lo dimostrano i numeri: dal 1998 ad oggi le stime delle grandi banche d’affari e società di asset management hanno sbagliato in media di un clamoroso 1807%.

 

Mi capita talvolta di essere interpellato da giornalisti che mi chiedono di partecipare a sondaggi su come andranno i mercati finanziari. Io resisto stoicamente come un Navy Seal sotto tortura e mi rifiuto, asserendo che è tempo perso, che è impossibile, che i risultati sono pessimi, che è fuorviante, che è potenzialmente pericoloso per i risparmiatori avidi di queste notizie. Vediamo perché.

Carta canta – anche per le previsioni di Borsa

Ho trovato un fantastico dataset con tutte le previsioni, dal 1998 ad oggi, relative alla Borsa USA, effettuate dalle principali banche e società di gestione (tra le altre: Goldman Sachs, BlackRock, Citi, Morgan Stanley, Prudential, JPMorgan, Bank of America ML, Putnam,…), raccolte dalla rivista Barron’s.

Si tratta di previsioni puntuali su dove andrà la Borsa USA, rappresentata dall’indice S&P500 (ottenendo dunque eccellenti indicazioni anche per le Borse mondiali). Previsioni che danno l’esatto valore di Borsa e consentono quindi di calcolare la variazione futura (cioè il rendimento atteso) con estrema e demenziale precisione, anche fino al terzo decimale. Ma vediamo nei fatti questa precisione…

L’idea è: guardo di quanto hanno sbagliato gli analisti e, per cogliere la dimensione dell’errore, lo metto a rapporto con il reale movimento del mercato azionario.

Di quanto sbagliano le previsioni?

Ebbene, l’errore commesso dal 1998 ad oggi nel prevedere l’S&P500 in media è stato pari al 1.807%, milleottocentosette percento della variazione effettiva dell’indice (non è un errore di battitura, no). Il numero è così gonfio perché da dicembre 2010 a dicembre 2011 l’indice S&P500 praticamente non si è mosso, mentre gli analisti avevano previsto in media una variazione del 9,2% (rammento che un numero grande diviso per un numero piccolo, tende ad esplodere in valore assoluto). Ma anche eliminando con ingiustificata magnanimità quel periodo infausto per gli analisti, l’errore medio resta pari ad un inquietante 156,1%. Quindi in media i numeri erano oltre una volta e mezza più grandi, o più piccoli, anche quando la direzione è stata azzeccata. Come dire: il medico vi dice che guarirete in un mese, e invece poi passano due mesi e mezzo. Oppure: i meteorologi dicono che la temperatura oggi sarà di 20 gradi, e poi è di -11 gradi, o (se l’errore è nell’altra direzione), +51 gradi. Capite che non va benissimo.

Il grafico seguente mostra proprio la distribuzione di frequenza degli errori, messi a rapporto con la variazione dell’indice, eliminando però gli errori astronomici (in realtà gli astronomi – o meglio gli astrofisici – sbagliano molto meno) altrimenti il grafico sarebbe stato, ehm, sostanzialmente impossibile da visualizzare.

 

Se guardiamo alla sola direzione del mercato, le cose vanno un po’ meglio: in media gli analisti hanno azzeccato la direzione della Borsa 6 volte su 10. Un po’ meglio del lancio di una monetina, insomma. Interessante osservare che, quando i mercati salgono, storicamente gli analisti beccano la direzione giusta 9 volte su 10. Quando scendono, solo 1 volta su 10. In sostanza… dicono sempre che la Borsa salirà. Cosa che storicamente, e guardando al trend di lungo periodo, è vera (il rendimento reale, cioè corretto per l’inflazione, delle azioni dal 1900 al 2015 è stato mediamente pari al 6,4% all’anno, stando al Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook 2016), ma non serve scomodare chissà quali centri studi di banche d’affari: anche un pappagallo o un merlo indiano vanno benissimo allo scopo.

Dunque che cosa fare

In molte società di asset management e banche d’affari ci sono interi dipartimenti al lavoro, persone profumatamente pagate (voi potete dire “Buon per loro”, ma il punto è che tali costi si riflettono sulle commissioni che voi pagate, oppure sul costo dei servizi bancari) per produrre queste previsioni precise e puntuali. Che vengono poi discusse, analizzate, affettate, e spesso diventano le basi per decisioni di portafoglio. Decisioni spesso incaute e del tutto aleatorie, stando alla cruda statistica (non stupisce, in effetti, che la maggioranza dei gestori attivi sia battuta dal benchmark, cioè l’indice di riferimento della gestione, come mostra questo report di S&P Dow Jones).

In definitiva, come risparmiatori fareste bene a ignorare queste previsioni puntuali, non prendere decisioni di portafoglio su di esse, e non chiederle, non stimolarle. Se non per riderne.

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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