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#ABCfinanza: come valutare un’azione? Il Discounted Cash Flow

Tra i compiti degli analisti finanziari c’è quello di offrire delle raccomandazioni (buy, hold o sell) sui titoli azionari. Per un singolo titolo ci possono essere centinaia opinioni di prezzo diverse, ma se c’è una cosa che accomuna praticamente tutti, sono i metodi di valutazione.

Aggiornato il 31/08/2017

Ci siamo già occupati del Dividend Discount Model (DDM), un modello che cerca di stabilire il valore di un’azione partendo dai dividendi.
Quest’oggi, invece, vi presento un nuovo modello per la valutazione di un titolo azionario: il Discounted Cash Flow conosciuto anche come DCF.

Come funziona il Discounted Cash Flow Model?

La differenza principale tra il DDM e il DCF è che quest’ultimo non ricava il prezzo dell’azione dai dividendi, ma dai cosiddetti flussi di cassa (in inglese cash flow, appunto). L’ipotesi su cui si basa questo modello è che i flussi di cassa esprimano meglio il valore complessivo di un azienda rispetto ai semplici dividendi.

A questo punto, utilizzando il Discounted Cash Flow come modello di riferimento per valutare il valore di un’azienda (e quindi di un titolo azionario) bisogna:

  1. definire precisamente cosa sono i flussi di cassa;
  2. darvi un orizzonte temporale di riferimento;
  3. stimare i flussi di cassa futuri;
  4. infine, individuare il tasso di attualizzazione.

Vediamo nel dettaglio questi 4 passaggi.

  1. Definire cosa sono i flussi di cassa: non è un passaggio banale. Nell’arco della propria attività ogni azienda genera almeno tre flussi di cassa:
    • quelli legati alla gestione operativa (che riguarda le attività relative alla realizzazione dei processi operativi)
    • quelli associati all’attività di investimento (in macchinari, processi);
    • quelli legati all’attività finanziaria (dividendi, utili, riserve).

    L’investitore che vuole sfruttare il DCF deve quindi calcolare i flussi di cassa che, a suo modo di vedere, rappresentano meglio il valore dell’azienda in cui vuole investire. In effetti, al fine del calcolo del DCF non c’è una formula univoca. Nella mia vita di studente e analista finanziario, mi è capitato di dover adottare vari accorgimenti, a seconda dell’azienda/settore.

  2. L’orizzonte temporale: quando si investe, si cerca di ottenere un certo rendimento dal proprio investimento in un determinato arco di tempo. Per quanto potenzialmente le imprese possano generare del valore all’infinito, un investitore ha un limitato arco di tempo entro il quale vuole vedere i frutti del proprio investimento. Allo stesso modo, nel DCF si definisce l’orizzonte temporale che si crede più idoneo affinché l’azienda abbia il tempo necessario per esprimere il proprio valore.
  3. Stimare i flussi di cassa: stimare i flussi di cassa presuppone la definizione di un tasso di crescita con cui i flussi di cassa debbano crescere da un anno all’altro. Ma ogni azienda ha il suo profilo di crescita e maturità. Ad esempio, è ragionevole credere che Google non abbia lo stesso potenziale di crescita di UniCredit nei prossimi 5 anni. Perciò, per ogni azienda o settore, è necessario avere una conoscenza approfondita del mercato, della strategia del management, dei prodotti ma anche degli investimenti che la società intende fare. Il tutto per poter applicare un tasso di crescita verosimile.
  4. Il tasso di attualizzazione: se non vi siete ancora scoraggiati, non vi resta che applicare il più ragionevole tasso di attualizzazione che concettualmente dovrebbe coincidere con il rendimento offerto dai titoli obbligazionari maggiorato dal cosiddetto premio al rischio, in quanto le azioni hanno di norma un profilo di rischio superiore rispetto alle obbligazioni. Anche in questo caso, vi troverete di fronte a delle scelte da fare: quale titoli obbligazionari bisogna scegliere? con quale scadenza? come si stima il premio al rischio?

Un modello imperfetto

In conclusione, anche se l’algebra del DCF (come vedremo nei prossimi post) non è poi così complicata, questo modello richiede delle approssimazioni sul futuro che spesso lasciano incertezza circa la bontà del risultato finale.

L’evidenza empirica ha messo più volte in questione la capacità dell’industria finanziaria di saper “prevedere” il futuro. Eppure il DCF continua a essere un modello fortemente utilizzato dagli analisti e dall’industria. Dunque vale la pena conoscerlo.


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Scritto da

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

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