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Anche tu hai un “quoziente di investimento”, lo sapevi?

Occuparsi dei propri risparmi in modo razionale e consapevole è una questione tanto importante quanto delicata e il primo passo da affrontare è chiedersi: che tipo di investitore sono? Di cosa ho bisogno?

Cos’è il QI (quoziente di investimento)

Si potrebbe definire come “l’intelligenza”, intesa come capacità di leggere “dentro”, oltre la superficie (dal latino legere, leggere, e intus, dentro), applicata all’investimento: in altre parole è la capacità di occuparsi dei propri risparmi in modo adeguato alle proprie caratteristiche, andando in profondità. Ciò implica considerare non solo i bisogni oggettivi e fattuali, ma anche una serie di “trappole cognitive” che spesso hanno un ruolo determinante nelle nostre decisioni finanziarie , anche se non ce ne rendiamo conto. Un esempio su tutti è il peso della nostra parte emotiva nelle scelte di investimento previdenziale.

Ma procediamo con ordine.

Generalmente i questionari di profilatura dell’investitore si basano soprattutto su aspetti razionali, come il capitale disponibile, l’orizzonte temporale o il profilo socio-demografico. Ma la realtà non si esaurisce qui: esiste infatti un secondo “pilastro” che completa la descrizione di un investitore: quello emotivo e psicologico.

Così come esistono l’intelligenza razionale e quella emotiva, che ci guidano nelle scelte di tutti i giorni, anche quando si tratta di investire il proprio denaro scattano dinamiche del tutto simili: ci piace illuderci di essere individui perfettamente lucidi e razionali, ma la verità è che le emozioni giocano un ruolo spesso decisivo. Insomma, altro che crisi economiche o incertezza dei mercati: è la natura umana il primo problema da affrontare!

Chi pensa alla nostra pensione?

Parliamo del risparmio previdenziale. Al giorno d’oggi pensare per tempo a una soluzione di previdenza integrativa è cruciale, dal momento che gli enti statali come l’INPS attraversano una fase di profonda difficoltà, complici la congiuntura economico-finanziaria da un lato e l’invecchiamento della popolazione italiana dall’altro.

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Molti di voi ne avranno già sentito parlare: l’età della pensione si allontana sempre di più, mentre l’assegno pensionistico continua ad assottigliarsi.

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Non si può più delegare solo allo Stato la responsabilità del proprio benessere finanziario futuro: è necessario occuparsene in prima persona e iniziare a farlo il più presto possibile. L’argomento ormai è piuttosto noto – tra riforme e appelli da parte del Governo se ne è parlato parecchio. Eppure le persone tendono a non porsi il problema, o a porselo tardi. Perché? Proprio perché rimangono ingabbiate nelle trappole cognitive.

Previdenza: che cosa ci impedisce di decidere con la testa

Un esempio tipico è quello dell’eccessivo ottimismo: tendiamo a credere che in futuro le cose andranno meglio di quanto sia verosimile attendersi. Inoltre tendiamo per nostra natura a sovrastimare le nostre capacità (overconfidence): siamo convinti di essere perfettamente in grado di pianificare o di generare reddito in futuro. Senza considerare che, a livello psicologico, pensare alla pensione è difficile e “scomodo”, perché sembra un’epoca troppo distante dalla nostra vita di oggi. Da qui l’abitudine a procrastinare all’infinito il momento in cui occuparcene seriamente. È il cosiddetto present bias, ovvero la tendenza, del tutto umana, a occuparsi più del presente che del futuro, preferendo la gratificazione immediata.

Un vicolo cieco?

La buona notizia è che le trappole in cui cadiamo, spesso giungendo a conclusioni errate, tendono a ripetersi in modo prevedibile e sono quindi di fatto superabili. Secondo la finanza comportamentale (o Behavioral finance), esse dipendono infatti da come il cervello umano si è evoluto.

Come evitarle? Innanzitutto, scoprendo a quali di queste trappole cognitive siamo più vulnerabili. Un inizio, per cominciare a tracciare il proprio profilo “emotivo” e pensare al futuro finanziario, è il test incomeIQ.


Aumenta la tua intelligenza di investitore

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Fondato nel 1804, quotato alla Borsa di Londra dal 1959 e parte dell'indice FTSE 100, Schroders è uno dei principali gruppi finanziari globali, che ha fatto della gestione di capitali la propria esclusiva attività. Si distingue per indipendenza, stabilità degli assetti proprietari e solidità dei bilanci. La capacità di puntare lontano e anticipare i trend d’investimento ne caratterizza la storia da oltre due secoli: con approccio rigoroso e illuminato la società mira alle migliori opportunità in tutto il mondo, osservando i mercati internazionali e locali da una prospettiva privilegiata. Questo le ha permesso di superare con successo i periodi economici sfavorevoli e di crescere fino a diventare uno dei leader mondiali del settore.

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