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HomeCAPIRE LA FINANZAFINANZA PERSONALEInvestire è troppo complicato? Scacco matto all’ignoranza finanziaria in 10 facili mosse

Investire è troppo complicato? Scacco matto all’ignoranza finanziaria in 10 facili mosse

Essere o non essere completamente a digiuno di nozioni di economia e finanza? Questo è il dilemma al quale periodicamente organismi, istituzioni e società private provano a dare risposta. Meno amleticamente potremmo chiederci: come siamo messi noi italiani in quanto a cultura finanziaria?

In tempi abbastanza recenti, un’indicazione abbastanza significativa è arrivata dall’indagine dell’International Network on Financial Education dell’OCSE1. Indagine dedicata, appunto, all’alfabetizzazione finanziaria degli adulti. Vi hanno preso parte 26 Paesi ed economie, compresi 12 Paesi OCSE. Il punteggio di “financial literacy” è stato assegnato secondo una scala che va da un minimo di 1 a un massimo di 21 e che, in sé, si basa sulla somma di tre fattori:

• il punteggio di conoscenza finanziaria (da 0 a 7);
• il punteggio di comportamento finanziario (da 0 a 9);
• il punteggio di atteggiamento finanziario (da 1 a 5).

L’Italia è parte del gruppo di Paesi passati al vaglio. Lo sono anche Francia, Malta e Tailandia: solo che, siccome per una serie di motivi i dati relativi a questi tre Paesi non restituiscono un quadro completo, non li vedete nel grafico che vi proponiamo, e che contiene una nostra sintesi dei risultati dell’indagine.
 

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Come si può notare, l’Italia non è messa benissimo. Pensate: con il nostro punteggio di 11,1, siamo indietro rispetto alla maggioranza delle economie sotto indagine, 15 delle quali si posizionano tra 12 e 14.

Un’evidenza del tutto in linea con molti altri studi di cui in questi anni vi abbiamo dato conto, a cominciare dalle indagini della Consob.

 

Ma in cosa consiste la cultura finanziaria?

Noi di AdviseOnly, per quanto in nostro potere, proviamo da anni a dare un contributo per far avanzare l’Italia di qualche posizione nelle impietose classifiche mondiali sulla cultura finanziaria. Ma cos’è la cultura finanziaria e perché il suo apprendimento, vale a dire l’educazione finanziaria, è così importante?

1. Che ci piaccia o meno, il denaro e il consumo hanno assunto un ruolo dominante nella società moderna, il nostro posto nella società è in buona misura legittimato dal nostro lavoro, dal denaro che guadagniamo e da come lo spendiamo. Il denaro ci dà un certo grado di libertà e autonomia e contribuisce, in una certa misura, anche a determinare il nostro grado di autostima e a influenzare le relazioni con gli altri. Al denaro sono legate anche diverse emozioni e aspetti psicologici.

2. Cultura finanziaria non significa solo sapere come investire i risparmi o effettuare calcoli finanziari, ma riguarda tutta una serie di decisioni e azioni che intraprendiamo dai tempi della scuola al momento della pensione: la gestione delle prime paghette, l’apertura di un conto in banca, l’utilizzo di una carta di credito, ma anche l’accettare un lavoro piuttosto che un altro, scegliere come e quando pagare un bene o decidere se accendere un mutuo per acquistare una casa.

3. La cultura finanziaria si lega strettamente al concetto di “inclusione finanziaria” e, quindi, a quello di inclusione sociale in senso lato e a quello di cittadinanza. Questo è un punto fondamentale e non ovvio: la cultura finanziaria non è un qualcosa di utile soprattutto per chi ha soldi da investire, ma è uno strumento importante soprattutto a chi è più disagiato e spesso incapace di qualunque forma di programmazione finanziaria. L’assenza delle più basilari nozioni economiche è legata ad altri tipi di esclusione: dal possedere una casa, un lavoro, una scolarizzazione, la salute, la cittadinanza2.

4. L’educazione finanziaria è un cardine non solo del benessere e della crescita di una società ma anche della sua stabilità economica. Il concetto più urgente e importante che tutti dovrebbero padroneggiare è quello del valore del risparmio e di una corretta gestione dell’indebitamento. Il debito, infatti, è un problema rilevante per gli strati più deboli della società, è importante che non ci si sobbarchi un carico debitorio che non si è in grado di ripagare.

5. Il processo di educazione finanziaria degli individui dovrebbe cominciare sui banchi di scuola e continuare tutta la vita, fino al momento della pensione. Questo perché la vita di un individuo è caratterizzata da fasi di guadagno e di spesa molto diverse e dal susseguirsi di decisioni finanziarie di cruciale importanza per garantirci una serena vecchiaia, specie in un contesto nel quale l’incertezza per la pensione pubblica è crescente. Anche la rapida evoluzione di prodotti e strumenti finanziari rende utile un continuo aggiornamento.

 

 

6. La conoscenza dei principi finanziari di base è un importante elemento per la formazione di una cultura imprenditoriale e per una gestione equilibrata e di successo delle nuove imprese.

7. È importante distinguere l’educazione finanziaria dall’informazione finanziaria e dai “consigli finanziari” di natura spesso commerciale prestati dagli intermediari. Questo è un tasto decisamente delicato, in quanto gli interessi delle banche e dei consumatori non sempre, purtroppo, coincidono. Ma affinché ci sia una relazione, è necessario un rapporto di fiducia: ed è un obiettivo delle banche conquistarsi tale fiducia attraverso una crescente semplificazione e trasparenza del materiale informativo e delle pratiche adottate. Un punto, questo, sul quale da alcuni anni la normativa sta battendo sempre più insistentemente.

8. D’altronde, la regolamentazione del settore finanziario e creditizio destinata alla protezione del consumatore non può in alcun modo sopperire alla mancanza di educazione finanziaria. Anni fa, l’attuale presidente del Consiglio Mario Draghi sottolineava come “nessuna norma di trasparenza e tutela è veramente efficace se gli utenti non hanno gli strumenti per effettuare scelte informate”.

9. I programmi di educazione rivestono oggi un’importanza cruciale per garantire il benessere delle future generazioni.

10. Ne vale davvero la pena? “Gli scettici sostengono che i piani di alfabetizzazione finanziaria sono costosi. In realtà, la crisi ci insegna che è costoso non fare educazione finanziaria”, affermava già tempo fa Annamaria Lusardi, tra i massimi esperti europei di financial literacy.

Proprio sulla base di queste convinzioni anni fa vide la luce il blog AdviseOnly: siamo convinti che tutti possono investire meglio sapendo – e capendo – quello che fanno.

 

Prepariamoci al Mese dell’Educazione Finanziaria

Il nostro contributo si inserisce in un panorama che negli ultimi anni si è andato felicemente arricchendo. A ottobre, per dirne una, si svolgerà la quarta edizione del Mese dell’Educazione Finanziaria, organizzata dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria presieduto dalla professoressa Lusardi. Il tema sarà “Prenditi cura del tuo futuro”.

Dal 4 al 10 ottobre, poi, si terrà la quinta edizione della Settimana Mondiale dell’Investitore (World Investor Week 2021), promossa dall’International Organization of Securities Commissions (IOSCO).

Chi fosse interessato, può monitorare online il calendario degli eventi della World Investor Week 2021 e delle iniziative promosse o patrocinate dalla Consob3 del Mese dell’Educazione Finanziaria .

In ogni caso, noi siamo qui, tutti i giorni, con i nostri approfondimenti su economia e finanza. Leggeteci, scrivetevi, fateci sentire la vostra. Avanti tutta, tutti insieme, verso una migliore cultura finanziaria.

 



1. Sondaggio OCSE
2. Non è un caso che proprio nei Paesi in via di sviluppo si trovano i migliori programmi di educazione finanziaria. Tempo fa citammo come esempio un video molto carino realizzato dal Center for Financial Inclusion e finalizzato alla distribuzione in Ruanda e Malawi, video che funzionerebbe benissimo anche altrove.
3. Eventi Consob

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Ultimi commenti
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    E c’e’ anche da spiegare alle persone che proprio quando c’e’ una crisi economica e finanziaria, e’ bene investire una minima di quantita’ dei propri risparmi affidandosi ad un esperto di consulenza finanziaria. Del resto si va dal medico soprattutto quando si sta male…

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    Nel campo dell’investimento azionario io penso che il metodo “ Investi quando un titolo scende e rivendi quando sale “ funzioni molto di più di tante metodologie che oggi ci vengono propinate!

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