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Financial Brief | Investire in Borsa non è un gioco d’azzardo

Investire sui mercati finanziari è come giocare al SuperEnalotto? Non esattamente, anzi per nulla, se guardiamo alle probabilità di guadagno e perdita…


Il luogo comune

“Investire è come il gioco d’azzardo: il banco, ops, la banca, vince sempre”

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[accordion title=”L’evidenza: nudi fatti sul gioco d’azzardo”]

“Giochi d’azzardo: non rischi di perdere – è praticamente sicuro”

Superenalotto, Win for Life, Gratta e Vinci, Lotto, slot machine, e chi più ne ha più ne metta: gli italiani ne vanno pazzi, a giudicare dall’ammontare giocato ogni anno, pari a oltre 88 miliardi di euro nel 2015, che, divisi per l’intera popolazione italiana, neonati inclusi, fanno quasi 1.500 euro procapite (sic) spesi in giochi d’azzardo in un anno. Il gioco tra l’altro è molto diffuso anche nella fascia più giovane della popolazione – e lo stesso non si può dire dell’educazione finanziaria. Secondo un recente studio di Nomisma, citato in un articolo di Repubblica, un milione e 240 mila studenti tra i 14 e i 19 anni ha tentato la fortuna almeno una volta nel corso del 2016. La speranza è vincere, diventare ricchi e non avere più preoccupazioni. Ma, in realtà, le probabilità di vincere sono basse, e quelle di vincere somme veramente alte sono addirittura ridicolmente basse.

Di converso, è molto alta la probabilità di perdere le somme giocate. Vediamo qualche esempio.

Al Superenalotto per vincere il jackpot, il primo premio, quello che rende ricchi, occorre indovinare una combinazione di 6 numeri estratti casualmente tra 90. La probabilità di vincere è 1 su 622.614,630, cioè 0,00000016%, mentre quella di perdere la somma giocata è del 99,99999984%. Se anche si giocasse tutti i giorni per trent’anni, la probabilità di azzeccare il jackpot sarebbe dello 0,00075%. È più probabile che l’asteroide 99942 Apophis colpisca la Terra nel 2036: secondo la NASA, infatti, la probabilità è decisamente più alta 0,00224% (e l’impatto genererebbe un’energia pari a 65.500 volte la bomba di Hiroshima; dunque è un asteroide da tenere d’occhio).

Ma non è solo il SuperEnalotto. In ogni gioco d’azzardo la situazione è molto sfavorevole per il giocatore, con probabilità di vittoria molto basse: le trovate tutte sul sito governativo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Già, perché il gioco d’azzardo è un affare di Stato, visto che genera un gettito fiscale tanto ghiotto quanto di dubbia moralità – ma lasciamo perdere (ndr: l’ultima chicca è che mamma Stato sta studiando una lotteria sugli scontrini).

Queste sono condizioni ideali per il rapido verificarsi del “Teorema della rovina del giocatore”. In sostanza, il Teorema afferma che se un giocatore fronteggia un banco molto più ricco del capitale a sua disposizione, e tale giocatore continua a giocare, allora tale giocatore è destinato a perdere tutto e andare in rovina con una probabilità del 100%, cioè con certezza. Se poi il giocatore è in netto svantaggio, come in tutti i giochi d’azzardo commerciali tipo SuperEnalotto, Win for Life, slot machine e via dicendo, allora la rovina arriva molto più velocemente. Il Teorema è un classico della Teoria della Probabilità e si basa su pure considerazioni logiche: per i curiosi della dimostrazione, rinviamo allo scritto del grande matematico italiano Bruno De Finetti.

Insomma, l’unica certezza con il gioco è che si finisce per perdere. Matematicamente. E quindi il rischio assunto dal giocatore non viene remunerato.

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[accordion title=”La verità: investire nei mercati finanziari remunera il rischio”]

Di altra pasta sono fatti i mercati finanziari, che ci crediate o no.

La storia ci insegna che i mercati sono certamente volatili ma, al contrario del gioco d’azzardo, sono in grado di remunerare chi si assume rischi. Basta avere pazienza. Certo non tutti i mercati e gli investimenti sono uguali (la diversificazione aiuta, e molto) ma il premio al rischio – ovvero la differenza tra il rendimento di un investimento e quello di un titolo (considerato) a bassissimo rischio, come un titolo governativo a breve termine – è stato storicamente positivo per la maggior parte di investimenti. Cioè: i mercati finanziari hanno, nel medio-lungo periodo, la capacità di remunerare chi si assume opportunamente del rischio, sia puntando sulle Borse che sulle obbligazioni.

Infatti, in media, secondo i dati raccolti dalla London Business School nell’affidabilissimo Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook 2016, il premio al rischio medio annuo dei mercati azionari mondiali è stato del +4,2% dal 1900 al 2015, mentre quello delle obbligazioni è stato del +1,0%. Dal 1966 al 2015, il premio al rischio medio annuo è stato pari al +4,1% per le azioni e al +3,3% per le obbligazioni. Davvero niente male. Sono dati storici che non si possono ignorare: si riferiscono a periodi molto lunghi, durante i quali è successo di tutto, sia nell’economia, che nella società, sia nel mondo scientifico e tecnologico. In altri termini, sono rendimenti ripetibili nel medio-lungo termine.

Dunque: siete proprio sicuri che non valga la pena investire?

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[accordion title=”La soluzione: investire a lungo termine, anziché giocare”]

Il grafico parla da solo: giocando d’azzardo si perdono soldi, mentre investendo si guadagna. La linea che cresce è infatti il guadagno medio (differenza tra il risultato finale e il capitale messo sul piatto) di un investitore che investe 100 euro al mese per 30 anni in un portafoglio bilanciato con un PAC a 30 anni, ripartendo equamente l’investimento tra azioni internazionali e obbligazioni internazionali. La linea che scende è invece il guadagno medio di una persona che gioca al SuperEnalotto 100 euro al mese per 30 anni.

Il grafico è stato ottenuto simulando in modo del tutto realistico sia l’andamento del SuperEnalotto che dell’investimento bilanciato, creando molti “mondi possibili”[1]. Ciò consente di produrre numeri interessanti; vediamone qualcuno.

Innanzitutto la probabilità di perdere. Ovvero la probabilità, al termine dei 30 anni, di chiudere con meno quattrini rispetto a quelli messi sul piatto (cioè 100 euro mensili per 30 anni, pari a 36mila euro): orbene, la probabilità di “smenarci” è del 97,2% con il SuperEnalotto, e dell’1,2% con l’investimento finanziario in esame. Ma vediamo quanto cuba la perdita media: è del 7,9%, mentre è del 67% per il SuperEnalotto – sui mercati finanziari per imbattersi in una perdita simile in 30 anni occorre puntare su un vero cavallo di razza, tipo Banca Monte Paschi di Siena, che dalla sua quotazione nel 1999 ad oggi ha perso oltre il 99%.

Vediamo poi il risultato finale: nella simulazione, in 2 casi su 3, al SuperEnalotto si finisce con un gruzzolo compreso tra 10.645 euro e 11.865 euro (a fronte dei 36.000 euro tirati fuori dalle tasche), mentre investendo nel portafoglio bilanciato la forchetta va da 50.450 euro e 86.050 euro – sempre a fronte degli stessi 36.000 euro…

Vale la pena soffermarsi sull’idea di “quattrini opportunamente investiti”: non fatevi ingannare, non occorrono trovate geniali, né affidarsi a maghi dell’investimento (anzi, guardatevi da quelli che affermano di esserlo). È sufficiente un portafoglio che bilanci saggiamente i fattori di rischio presenti in portafoglio; in molte situazioni pratiche, basta un buon portafoglio bilanciato con un’esposizione internazionale, proprio come quello del grafico, con costi commissionali accettabili. Si può fare con un singolo fondo comune, o con un paio di ETF o fondi comuni. Ed è possibile investire in questo modo 100 euro al mese (anche meno), senza alcun costo associato a versamenti – è solo questione di volerlo fare, oppure no.

Ciò detto, ci sono comunque due punti di grande attenzione relativamente agli investimenti finanziari:

  1. la probabilità di perdere anche solo in modo limitato i quattrini investiti diminuisce drasticamente con il tempo (mentre con il gioco d’azzardo è astronomica da subito e non varia granché), ma all’inizio è alta, ad esempio superiore al 40% durante i primi 12 mesi e dopo 24 mesi è ancora intorno al 33%;
  2. ne deriva che pensare di fare i fenomeni effettuando investimenti rischiosi con durate brevi è un po’ come giocare d’azzardo, e la perdita è dietro l’angolo; occorre lasciar tempo agli investimenti, e avere pazienza.

E ora fate il vostro gioco.

 

 

[1] Notarella tecnica. Si tratta di una simulazione Monte Carlo, sia nel caso del SuperEnalotto, che dell’investimento. Vediamo separatamente i due casi in breve (se desiderate approfondire, scriveteci).
  • Per quanto riguarda il SuperEnalotto, il gioco è stato simulato in vitro, creando 10mila “mondi possibili”, nei quali il giocatore ogni mese gioca 100 euro in 100 giocate da 1 euro, utilizzando le probabilità di vittoria pubblicate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e i premi medi (dal 2002 a oggi) pubblicati dal sito del SuperEnalotto.
  • Per l’investimento finanziario abbiamo simulato 10mila scenari (“mondi possibili”); ciascun “mondo possibile” è lungo 30 anni, in ciascuno dei quali ogni mese si investono 100 euro in un portafoglio bilanciato. Per fare questa simulazione occorre dunque la distribuzione di probabilità di questo investimento. Essa è stata ottenuta applicando una procedura di bootstrap alla serie storica di un indice costituito combinando in parti uguali l’indice JPMorgan Global Aggregate Bond (un obbligazionario mondiale superdiversificato) e l’indice MSCI World (un diversificatissimo azionario globale). I dati sono mensili, di fonte Bloomberg, e partono dal gennaio 1991 (prima non sono disponibili). Così facendo, i dati “ereditano” il rendimento medio storico del periodo 1991-2016, che risulta pari a 6,5% su base annua. Per rendere più solida la simulazione, abbiamo rimosso la media storica di quei 25 anni, sostituendola con quella dei premi al rischio dell’intero periodo 1900-2015, ipotizzando un tasso d’interesse a breve termine pari a 1% (che include sia la componente reale che quella legata all’inflazione): in sostanza, la media risulta pari a 3,6% su base annua – un dato, ne converrete, molto conservativo (ovviamente, i risultati dell’investimento migliorano molto se la redditività media del portafoglio sale). Va puntualizzato che gli scenari finanziari così simulati riflettono tutte le caratteristiche principali dei mercati finanziari: presenza di eventi estremi e crash, correlazioni e volatilità che variano nel tempo.

 

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[accordion title=”Vorresti saperne di più? Ecco i nostri suggerimenti”] [/accordion]

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Ultimi commenti
  • Articolo molto interessante. Davvero complimenti

  • Andrebbe fatto notare però che il giuoco seppure con bassissima probabilità può far diventare ricchi, mentre l’investimento finanziario come lo intendete voi (grande diversificazione nel lungo periodo) al più serve per non diventare poveri.

    IMHO il giuoco andrebbe comparato solo con investimenti finanziari concentrati, anche questi ultimi hanno basse probabilità di diventare ricchi a fronte di rischi di grosse perdite parziali del capitale o addirittura totali.

    Provate a comparare il gioco al superemalotto/winforlife con un portafoglio 100% TDS Venezuela, o 100% sull’azione XYZ. Poi vediamo i risultati del grafico. 🙂

    • Raffaele Zenti

      Buongiorno Gianni. Qui l’obiettivo non era confrontare il gioco d’azzardo con… analoga scemenza, bensì paragonare il risultato di una spesa regolare (che molti italiani fanno, e che peraltro è alla portata di molti) in giochi d’azzardo, con un attività di svariati ordini di magnitudo più efficace nel produrre ricchezza, cioè investire in modo ragionevole i risparmi. detto altrimenti, il punto di contatto del paragone non è il livello di idiozia dell’attività (gioco d’azzardo), bensì la spesa mensile.
      Si può obiettare che con 100 euro al mese non si diventa ricchi, perché in 2/3 dei casi dopo trent’anni si finisce con una somma tra 50mila e 80mila euro (ndr: anche se si può arrivare tranquillamente oltre i 100mila, con probabilità non negligibili). Invece con il gioco, con una straordinaria botta di fortuna, si può diventare ricchi. Tipo: il 6 al SuperEnalotto ti fa veramente ricco (in molti casi). C’è anche il lavoro di qualche economista sul punto. Che non mi convince.
      La mia contro-obiezione infatti è che la botta di fortuna deve essere veramente straordinaria. Così, per ridere, mentre pranzavo al desk, ho fatto una microsimulazione: se il SuperEnalotto fosse esistito dal Paleolitico medio ad oggi, cioè da quando è comparso l’Homo sapiens, un ipotetico nonno Sapiens immortale che fosse andato regolarmente a giocare tre volte a settimana quante volte avrebbe vinto da allora? Risultato: ZERO. Non stupisce. Infatti, il “periodo di ritorno”, cioè il tempo medio in cui un evento (in questo caso la vincita) si verifica almeno una volta, è superiore a 622 milioni di anni. Grosso modo il tempo che ci ha messo la vita animale a svilupparsi dal principio ad oggi (vedi:http://28oa9i1t08037ue3m1l0i861.wpengine.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2014/12/Time.png )

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