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La tempesta è vicina? La risposta (e le dritte per investire) dei Barometri del Rischio Advise Only

Il referendum in Scozia, la crisi tra Russia e Occidente, le continue tensioni in Medio Oriente, l’economia della zona euro che non va, la Borsa statunitense sui massimi e i tassi d’interesse USA in salita. Insomma, per il risparmiatore sembra non esserci mai tregua!

È normale che  molti si domandino: il baratro è dietro l’angolo? Il sistema finanziario – e con lui i risparmi degli italiani – stanno correndo grandi rischi?

La risposta breve è: per ora sembra di no, stando alla batteria di Barometri del Rischio a disposizione  su www.adviseonly.com per monitorare il rischio sistemico. Oltre al Barometro del Rischio globale, monitoriamo anche le principali aree geopolitiche che compongono il sistema finanziario, cercando di individuare tempestivamente i focolai di rischio: in aggiunta a Europa, USA e Giappone, di recente abbiamo introdotto un indicatore specifico per i Paesi Emergenti.

Così, i risparmiatori hanno ora a disposizione (gratuitamente) un intero ventaglio di indicatori per riconoscere per tempo l’insorgenza di crisi finanziarie di vasta e profonda portata – crisi sistemiche, per l’appunto.

Come siamo messi in termini di rischio sistemico?

Ecco il quadro complessivo in un grafico.

rischio-sistemico-investimenti

In tutte le aree geopolitiche e a livello globale il Barometro del Rischio è al di sopra della soglia critica di 50: siamo quindi in una situazione di normalità (il che non significa che i rischi non ci siano, solo non appaiono così gravi). Da notare come negli USA la situazione sia decisamente migliore che altrove. Ma quanto sono affidabili queste stime?

Dietro le quinte del Barometro del Rischio

I Barometri del Rischio fanno parte dei cosiddetti “Early Warning Systems”: indicatori pensati per riconoscere tempestivamente focolai di crisi che, attraverso il meccanismo del contagio finanziario, diventano di portata globale e vanno poi ad attaccare l’economia reale, cioè la vita di tutti i giorni. Un esempio per tutti? Il default della banca d’affari Lehman Brothers, le cui conseguenze (crisi dell’Eurozona in testa) si possono tutt’oggi toccare con mano.

Ecco una sintesi grafica del processo che consente, a partire da decine di indicatori che misurano il livello di stress nei vari segmenti dei mercati finanziari, di ottenere il Barometro, un singolo numero compreso tra 0 e 100, di facile lettura anche per i non esperti (clicca qui per approfondire la metodologia di costruzione dei Barometri del Rischio).

schema_costruzione_Barometro_del_Rischio_Advise_Only

Il principale limite di simili indicatori è che si guarda la realtà con gli occhi dei mercati finanziari: i mercati, come aggregato di operatori, reagiscono sì alle notizie con la rapidità di un mamba nero, ma spesso hanno qualche problema di messa a fuoco.

Quindi, alcuni problemi più fondamentali e strutturali sfuggono ai mercati e a questi indici, basati sulla rielaborazione di informazioni contenute nei prezzi degli strumenti finanziari. Ad esempio, noi di Advise Only riteniamo (e lo abbiamo detto ripetutamente) che la situazione nell’eurozona sia peggiore di quanto non traspaia dagli attuali dati di mercato (come rendimenti dei titoli governativi, spread, CDS). Sembra che i mercati si fermino all’idea che la BCE “farà tutto il necessario”, quando si sa benissimo che la politica monetaria non può risolvere tutti i problemi. E’ anche vero, però, che sui mercati un problema non è tale finché gli operatori non ritengono che lo sia… Stando così le cose, il Barometro del Rischio è una valida metrica (non infallibile, però, tenetelo a mente).

Come utilizzare i Barometri del Rischio per investire?

I Barometri del Rischio aiutano a valutare in modo non-emozionale il clima finanziario. L’informazione del Barometro può essere “digerita” in modo qualitativo ed essere uno dei tasselli che conduce ad una scelta d’investimento. Ad esempio, si può essere più propensi a investire in un’asset allocation aggressiva se il Barometro del rischio segnala una situazione di normalità.

Il Barometro del Rischio si può però utilizzare in modo più incisivo. Un esempio è il portafoglio “total return” Tempo Stabile, un caso scuola relativo all’utilizzo del Barometro del Rischio, che investe in modo più difensivo quando il Barometro del Rischio Globale è inferiore a 50 (maltempo sui mercati) e più aggressivo quando invece supera 50. Per essere un portafoglio “scolastico”, dalla sua creazione nel 2011 è andato bene. Infatti ha reso quasi il 27%, con ottime performance aggiustate per il rischio: lo Sharpe Ratio è pari a 1 (1,7 negli ultimi 6 mesi) e l’indice di Sortino, che tiene conto solo del rischio di ribasso, è 1,4.

Le variazioni sul tema di questa strategia possono essere tante; vi dò qualche spunto:

  • utilizzate i Barometri Europa, USA, Giappone e Paesi Emergenti separatamente, su singole porzioni del portafoglio, nell’ambito di un’asset allocation globale;
  • personalizzate il mix di attivi che costituisce il portafoglio difensivo e quello aggressivo – di idee ne trovate a bizzeffe tra i portafogli condivisi sul sito Advise Only;
  • guardate non solo al livello del Barometro, ma anche alle sue variazioni (praticamente il Momentum), tenendo così conto dell’accelerazione/decelerazione dell’indicatore.

Magari, però, siete un investitore di tutt’altra pasta. Di quelli con orizzonte temporale lungo, che badano alla corretta asset allocation e ai rischi in modo strategico, ma ignorano le oscillazioni di breve periodo, che ritengono inutile se non dannoso il concetto di volatilità. Di quelli che assumono rischi quando gli altri non intendono farlo, e così comprano a prezzi “da saldo”, cercando il “Value”. Un portafoglio di questo genere è stato, al tempo della creazione nel 2011, EuroOK, oppure Valore Italia.

Se amate strategie di questo genere, il Barometro del Rischio può essere impiegato come indicatore “Contrarian: si comprano attivi rischiosi quando il Barometro assume valori molto ridotti, ben sotto 50, e il mercato è in modalità “risk-off”, esponendo prezzi da saldo.

Non vi resta che cimentarvi e costruire un portafoglio simulato: è facile, istruttivo, e non costa nulla. Provateci!

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

Ultimi commenti
  • Mi state facendo venire voglia di mollare i titoli di stato ed investire in borsa, il che potrebbe essere però un forte segnale di WARNING.
    Dovreste aggiungere il mio sentiment borsistico alla funziona logistica del barometro, se sbarco in borsa io è un segnale di strong sell per il mercato. 🙂

    Scherzi a parte, complimenti per l’articolo ed il blog, come sempre.

  • La polveriera dei mercati
    finanziari

    di
    ALFONSO TUOR – Può
    ancora continuare a lungo la corsa al rialzo delle Borse che ormai dura da più
    di cinque anni? La domanda è legittima poiché molti mercati azionari hanno
    frantumato i massimi storici. Il motivo di questa euforia è da ricercare nelle
    politiche monetarie delle banche centrali che hanno spinto a livelli minimi i
    tassi di interesse e che continuano ad iniettare liquidità nel circuito
    economico. Il sostegno delle banche centrali non può tranquillizzare molto gli
    investitori. Anzi, dovrebbe allarmarli, poiché distorce la percezione della
    realtà e rende più difficile intravvedere i pericoli che si stagliano
    all’orizzonte. Il premio Nobel per l’economia Rober Shiller, che aveva coniato
    la famosa espressione «esuberanza irrazionale» per definire l’andamento dei
    mercati nella seconda metà degli anni Novanta, ricorda che il rapporto tra
    prezzi e utili di Wall Street (un criterio per valutare le Borse) ha raggiunto
    26, mentre la sua media di lungo periodo è 17 e avverte che dal 1881 questo
    rapporto è stato più elevato solo in tre occasioni, più esattamente nel 1929,
    nel 2000 e nel 2007, ossia prima di forti crolli di borsa. L’economista di UBS
    George Magnus ha scritto che l’attuale calma dei mercati assomiglia a quella
    che precedette il 2007 e che poi condusse alla crisi finanziaria dell’autunno
    del 2008. L’economista francese Jacques Attali ha scritto che è probabile che
    l’anno prossimo scoppi la peggiore crisi finanziaria di tutti i tempi, che avrà
    conseguenze molto dure soprattutto in Europa. Queste manifestazioni di
    pessimismo sono dovute a molti motivi. Innanzitutto, gli interventi delle
    banche centrali stanno rivelandosi inutili, poiché, come diceva John Maynard
    Keynes, «il cavallo non beve». Infatti nella zona euro il volume dei crediti
    bancari sta diminuendo, la crescita è microscopica e l’economia sta scivolando
    in deflazione. Anche negli Stati Uniti si correggono continuamente al ribasso
    le previsioni di una crescita modesta, che a malapena tiene il passo dell’aumento
    della popolazione americana e della produttività. In secondo luogo, la bolla
    non esiste solo nei mercati azionari, ma ancor più nei mercati dei capitali.
    Nonostante nelle economie occidentali l’indebitamento pubblico e quello privato
    (ossia di famiglie e imprese) non sia stato affatto ridotto e sia quindi ancora
    ai massimi, il costo del denaro continua a scendere; per avere un criterio di
    misura basta citare un istituto di ricerca, secondo cui i rendimenti delle
    obbligazioni decennali dello Stato francese non sono mai stati così bassi dal
    1740 e quelli spagnoli dal 1789. Ciò avviene nonostante con questa bassissima
    inflazione e con l’attuale stagnazione economica sia inevitabile che Stati come
    l’Italia, la Francia e la Spagna saranno ben presto costretti a ristrutturare
    il loro debito. In terzo luogo, la quantità di titoli finanziari in
    circolazione (che un tempo venivano definiti tossici) è sensibilmente aumentata
    ed è superiore, stando alla BRI di Basilea, a quella del 2007/2008. In quarto
    luogo, lo stato di salute delle banche, soprattutto in Europa, continua ad
    essere molto precario. In quinto luogo, l’allarme è talmente reale da spingere
    l’Institute of International Finance, finanziato dalle grandi banche
    occidentali, a sostenere che, se la crescita non accelera nel prossimo futuro,
    l’economia non sarà in grado di creare risorse sufficienti per finanziare
    l’enorme volume di attività finanziarie in circolazione (azioni, obbligazioni
    eccetera) che dovranno quindi subire una forte correzione verso il basso.

    Gli
    effetti anestetizzanti degli interventi delle banche centrali e le continue
    rassicurazioni delle autorità politiche e monetarie non potranno ancora a lungo
    occultare la realtà di una situazione economica deludente, cui si affiancano
    mercati finanziari che stanno sempre più assumendo le sembianze di una
    polveriera.

    27.06.2014 – 05:27

    Alfonso Tuor

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