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Portafogli a minimo rischio: un vaccino contro mercati troppo volatili

Quella conclusasi il 28 febbraio 2020 è stata la peggiore settimana dall’ottobre 2008 per Piazza Affari e i principali listini europei, tutti in balìa del “panico da coronavirus”. Preoccupati per i possibili contraccolpi economici dell’epidemia, gli investitori stanno infatti uscendo in massa dai mercati, preferendo smobilitare qualche risparmio da tenere piuttosto sotto forma di liquidità convinti che, specialmente in tempi di crisi, un po’ di cash possa sempre tornare utile.

Tenere i soldi “sotto il materasso” però – lo abbiamo ripetuto fino allo sfinimento su questo blog – non è una scelta lungimirante perché oltre ad azzerare ogni possibilità di rendimento, espone i risparmi al potere erosivo dell’inflazione. Che fare allora?

Se investire in asset rischiosi può sembrare una scelta azzardata di questi tempi, una soluzione interessante potrebbe essere rappresentata dai portafogli orientati a minimizzare i rischi finanziari – strategie che in realtà sono sempre valide, a prescindere dal coronavirus.

 

Ecco perché è una buona idea

Il motivo? Puntare su un portafoglio a rendimento atteso elevato, potrebbe facilmente portare a performance pessime – è una questione di probabilità. Non è così invece per i portafogli a basso rischio. Per capire quello che stiamo dicendo proviamo a fare un esempio concreto.
Partiamo dal presupposto che, in linea di massima, non conosciamo il meccanismo di funzionamento dei mercati, ma osserviamo meramente i dati storici.

Ipotizziamo però di disporre di diversi campioni, 1.000 per l’esattezza, e per ognuno di essi stimiamo l’asset allocation ottimale per ciascun livello di rischio (cioè la “frontiera efficiente”). Mettiamo tutte e 1.000 le frontiere su un grafico rischio/rendimento, insieme a quella vera (per definizione).

 

 

Osservando il grafico si possono fare alcune considerazioni:

  • l’errore delle “asset allocation” stimate è impressionante;
  • i portafogli a più alto rendimento atteso e più alto rischio mostrano livelli d’errore elevatissimi;
  • i portafogli a basso rischio (sulla sinistra della linea rossa), esibiscono livelli di errore contenuti.

 

E la correlazione rischio-rendimento?

Non significa che investire in asset rischiosi sia sconsigliato in generale, anzi: nel lungo termine possiamo aspettarci ragionevolmente che la performance sia correlata all’esposizione al rischio (quindi elevato rischio corrisponde a un’elevata performance). E investire con un orizzonte temporale di lungo termine, in linea di massima, è consigliabile. Ma nel breve-medio termine la correlazione non funziona così bene – le evidenze empiriche lo dimostrano chiaramente1. Insomma, tutto dipende dalle esigenze di chi investe, come sempre del resto.

 

 

Come costruire una strategia a minimo rischio?

Appurato che i portafogli a rischio minimo sono strutturalmente una buona idea, vediamo come costruirli. In Virtual B, dove abbiamo sviluppato motori dedicati a tal fine disponibili come Software as a Service (SaaS), li dividiamo in tre classi.

1) Rank-based portfolios

È una delle strategie preferite da molti gestori professionali sistematici e ha un funzionamento piuttosto semplice:

  • gli asset dell’universo investibile sono ordinati per una metrica (eg, volatilità, expected shortfall, downside volatility);
  • si prediligono gli asset con rischio più basso, scartando gli altri;
  • il peso è fisso, o inversamente proporzionale al rischio e può essere convenientemente ripartito tra vari settori e Paesi per evitare subdole concentrazioni di rischio su alcuni fattori;
  • periodicamente (mensilmente, o anche trimestralmente) si ribilancia.

 

 

2) Optimization-based portfolios

Questa strategia è la discendente diretta della Modern Portfolio Theory, opportunamente rivista:

  • il portafoglio è ottimizzato (esplicitamente, usando algoritmi di programmazione matematica quadratica, lineare o non-lineare) a partire dai singoli investimenti;
  • nell’ottimizzare si può scegliere tra una grande varietà di funzioni obiettivo, ad esempio minimizzare la downside volatility, ricercare l’uguaglianza delle contribuzioni al rischio (risk parity), minimizzare la volatilità e via dicendo.

Si ribilancia periodicamente, di solito su base mensile.

3) Portfolio separation

  • il portafoglio complessivo è suddiviso in due (o più) sub-portafogli, con livelli di rischio molto diversi;
  • il peso relativo tra i due sub-portafogli è periodicamente aggiustato in funzione d’un segnale, ad esempio un indice di rischio sistemico (generato da un Early Warning) che segnali tempestivamente fasi risk on/off;
  • si ribilancia “ad evento”, quando si manifesta il segnale di switch.

Un esempio “live” di questo tipo di strategia è riportato nel grafico seguente; riguarda un portafoglio, per il quale il segnale di passaggio tra un sub-portafoglio più difensivo e uno più aggressivo è generato dall’algoritmo di Early Warning proprietario di Virtual B, il Barometro del Rischio, anch’esso disponibile via SaaS.

 

 

Take home

Tutti i metodi che abbiamo illustrato funzionano, ma non sono stati pensati per compiere miracoli: sono da considerare come “preparazioni di base”, da combinare tra loro in funzione del risultato che si vuole ottenere. Come farebbe uno bravo chef.

 



1 – Attuando una selezione nella vastissima quantità di materiale disponibile, si veda M. Baker, B. Bradley, J. Wurgler, «Benchmarks as Limits to Arbitrage: Understanding the Low-Volatility Anomaly», Financial Analysts Journal, Volume 67, 2011; si veda anche D. C. Blitz, P. Van Vliet, “The Volatility Effect”, The Journal of Portfolio Management Fall 2007. Un’eccellente rassegna di metodi e risultati è contenuta in A. Moreira, T. Muir, “Volatility-Managed Portfolios”, The Journal of Finance, 2017, nonché T. Edwards, C.J. Lazzara, H. Preston, “Low Volatility: A Practitioner’s Guide”, S&P Dow Jones , 2018.

Scritto da

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Ultimi commenti
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    Tutto bello a parole, ma vallo a spiegare a chi si è trovato invischiato in una crisi come questa e ha già un valore di portafoglio pesantemente in perdita. Cosa fa? Aspetta che la tempesta passi, ingoiando tranquillanti e curandosi il mal di pancia, o traghetta i suoi risparmi su uno di questi portafogli dopo aver, però, svenduto e quindi perso realmente dei soldi?
    Come sempre la teoria è una cosa, la realtà un’altra…

    • Raffaele Zenti

      Ciao Alberto,
      premessa: non c’è una ricetta valida per tutti. Il punto è che cercare il “timing ottimale” NON è mai una buona idea: non riesca quasi mai ai pro, figuariamoci ai risparmiatori. Meglio avere un portafoglio che riflette il proprio profilo di rischio e movimentarlo pochissimo, come il Lazy Portfolio, oppure seguire una strategia dinamica come quella del portafoglio Tempo Stabile, live da molti anni, i cui numeri parlano da soli: non è eccezionale, ma ha navigato per una decina di anni superando anche momenti difficili.

      Buona giornata

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    Bisogna pianificare anche gli starnuti! Non sto scherzando. Ho fatto 36 anni il controller e mi è servito tantissimo per gestirmi i miei risparmi. Mi sono costruito nel tempo un portafoglio che nei momenti topici come questi la paura impatta sul valore patrimoniale x 1/5 rispetto alle perdite nelle borse. Questi momenti servono, eccome, x rimpinguare di titoli di società…………..antivirali per cosi dire. Ma ci ho messo un bel po di anni a costruirmi il file Excel giusto ( che ho usato dal 1982 come Visicalc, Multiplan, Lotus 123, Excel ) e con bastonate molto utili. Adesso , sembra assurdo, questi momenti sono occasioni uniche x investire. Ma x pochi.

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    Buongiorno, anche io vi seguo e sono stato un sottoscrittore del servizio AO Tutor con un portafoglio Portafoglio Reddito Dinamico 5Y, che in questo momento perde il 13,85%. Devo dire che, come scriveva Alberto il 5 marzo, mi sento un po’ solo adesso che sono in ballo.
    Scrivete spesso che, se non siamo in grado di sopportare un po’ di mare mosso, sarebbe meglio non entrare neanche nel mondo degli investimenti. So che suggerite di mantenere il sangue freddo, che questi sono i momenti più sbagliati per liquidare una posizione, e che per adesso non c’è ragione di pensare che, almeno nel medio termine, il portafoglio risalirà.
    Però non posso impedirmi di essere molto nervoso e auspicherei una frequenza maggiore di aggiornamenti da parte vostra, soprattutto penso che i sia un grande bisogno di consigli pratici, orientati a chi è già investito, che ci aiutino a capire se, perché ed eventualmente come movimentare qualcosa. Grazie mille!

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