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HomeCAPIRE LA FINANZAFINANZA PERSONALETutti parlano di rischio. Noi te lo spieghiamo in modo semplice, “pane & salame”

Tutti parlano di rischio. Noi te lo spieghiamo in modo semplice, “pane & salame”

rischio-investimenti-definizione

L’argomento “rischio di portafoglio” non si può certo definire eccitante, nemmeno dopo un triplo giro di Barbera.

Noi di AdviseOnly però vogliamo parlarne, perché riteniamo sia utile – anzi utilissimo – capire il concetto di rischio per chiunque intenda investire (dal conto deposito al trading). Serve per capire quanto ci si può aspettare che “sobbalzi” il valore di un titolo e quanto si può perdere se le cose vanno male o, peggio, malissimo.

Se c’è qualche purista tra voi, beh, tenga conto che semplificherò tantissimo: andrò dritto al sodo. Si potrebbe pensare che, per capire il rischio finanziario, serva una conoscenza enciclopedica di equazioni o che si debba avere la capacità di effettuare a mente calcoli complicatissimi. Storie. Le idee fondamentali sono alla portata di tutti anche di chi, da piccolo, ha litigato di brutto con la matematica: se quanto sto per dirvi non vi risulterà chiaro, sarà solo per colpa mia.

Seguitemi. L’idea è capire come potranno essere i rendimenti di un portafoglio nel futuro, ad esempio il mese prossimo. Immaginiamoli tutti su un asse, come nel disegno che segue (scusate la fattura più che artigianale del disegno, l’ho fatto io, ci tengo all’aspetto “rurale” del disegno, da trattoria di campagna).

grafico_1

Poi immaginiamo di avere una “super-calcolatrice” capace di dirci con quale probabilità si verificheranno i vari livelli di rendimento.

Sopra ogni possibile livello di rendimento disegno una barra, la cui altezza indica quanto è probabile che quel rendimento si verifichi.

A questo punto passiamo dalle barre ad una curva continua che avviluppa il tutto, come nel disegno.

grafico_2

La “super-calcolatrice” esiste, è sul sito www.adviseonly.com, ed è a vostra disposizione gratuitamente.

Naturalmente ha al suo interno un meccanismo complesso e questo perché il mondo finanziario è un sistema complesso e caotico, al pari di fenomeni come il riscaldamento globale, i terremoti e le dinamiche demografiche. Ma come (quasi) chiunque può guidare un’auto, anche senza conoscere l’ingegneria meccanica, parimenti chiunque può cogliere il rischio di un portafoglio e rispondere a domande apparentemente semplici come: “Quanto posso perdere in un mese? E con quale probabilità?

La “super-calcolatrice” di AdviseOnly

Cosa fa? Prende spunto dalla storia, usa le informazioni contenute nei prezzi e altri dati finanziari e cerca di capire con quale frequenza si sono realizzati i vari livelli di rendimento. Ma non si ferma lì: sa che il futuro sarà diverso dal passato, sa che gli eventi catastrofici, quelli che vengono chiamati “Cigni Neri”, esistono e – anche se non si possono prevedere – si possono almeno immaginare (in questi tempi di crisi non è difficile).

La super-calcolatrice, quindi, usa tutto l’armamentario della statistica moderna per immaginare i “Cigni Neri” con lo spirito della Legge di Murphy, aspettandosi il peggio. Lo fa per ogni singolo strumento in portafoglio e poi lo fa per il portafoglio nel suo intero, aggregando i risultati ottenuti dai singoli strumenti, tenendo conto di come si muovono congiuntamente. Il risultato è la curva che ho disegnato precedentemente, che vale per l’intero portafoglio.

Costruire la curva è la parte difficile. Gli indicatori (a me piace chiamarli “metriche”) di rischio sono la parte facile: sono dei “descrittori” della curva, pochi numeri che consentono di farsi subito un’idea dell’andazzo generale.

Ve ne mostro alcune di queste metriche, disegnandole “alla buona” (la descrizione analitica, semmai la vedremo un’altra volta).

grafico_3

Cercate un modello affidabile al 100%? Mmmmh… anche con il migliore dei modelli possibili non avrete mai la certezza. Proprio perché i mercati finanziari sono super-complessi e sfuggenti: se pensate che i modelli previsivi metereologici siano ridicolmente fallibili, allora non avete idea di quanto lo siano quelli finanziari… in ogni caso servono, perché vi danno almeno l’ordine di grandezza di quello che può succedere.

Un esempio per capire meglio

Immaginate che la super-calcolatrice vi dica che:

  • sul portafoglio A, in un mese, potreste perdere il 10% dell’investimento e che questo evento abbia l’1% di probabilità,
  • sul portafoglio B potreste perdere il 2%, sempre con l’1% di probabilità.

Anche se i numeri sono lungi dall’essere esatti, perché corrispondono solo approssimativamente alla realtà (sono probabilità, mica certezze!), avete comunque un’informazione molto importante: il portafoglio A è circa 5 volte più rischioso di B, che ha un potenziale di perdita comunque limitato.

È importante che il modello colga alcuni aspetti cruciali della realtà: in particolare la presenza di “Cigni Neri”, gli eventi estremi, e il comportamento dei vari strumenti finanziari e del portafoglio in tali frangenti. Ignorare gli eventi estremi significa pensare di vivere nel mondo di Heidi.

I report di rischio dei portafogli presenti su AdviseOnly ne tengono conto. Costruitevi un portafoglio (oppure scegliete uno tra i nostri Portafogli Express o Premium) e monitoratelo nel tempo, perché il rischio varia dinamicamente: gli indicatori di rischio sono liberamente accessibili, vi consiglio caldamente di guardarli con regolarità.

Provate: www.adviseonly.com

Questo post è stato pubblicato il 13 settembre 2012 e modificato il 7 ottobre 2015.

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

Ultimi commenti
  • Avatar

    Accettate una critica a questo articolo?

    La volatilità (quanto il portafoglio può “sobbalzare”) non è
    una misura del rischio!

    Il dizionario italiano (ed il buon senso) definiscono
    rischio come: “possibilità di subire un danno o una perdita”, ben diversa dalla
    definizione accademica (deviazione standard delle variazioni di prezzo).

    Il rischio è infatti ben più che un numero. I rischi che
    conosciamo sono facili da misurare e relativamente facili da gestire
    (diversificazione, limiti alle strategie, …), il problema rimangono le fat
    tails. Un sistema di risk management non può basarsi solo sul calcolo
    quantitativo delle probabilità, perché nessun modello può ricomprendere e
    prevedere tutti i possibili esiti futuri. Le decisioni prese sulla base delle probabilità
    attese funzionano solo se gli eventi passati non hanno un impatto su quelli
    futuri (indipendenti).

    La gestione del rischio dovrebbe piuttosto essere
    qualitativa, ovvero il processo con il quale sono prese le decisioni, perché le
    conseguenze di una determinata scelta sono più importanti delle probabilità.

    La principale favola dei sistemi di risk management, invece,
    è che l’attività sottostante non è importante. Modelli come il VaR sono
    matematicamente eleganti ma fondamentalmente difettosi: eliminano quella parte
    della distribuzione dei rendimenti attesi alla quale siamo invece
    particolarmente interessati, le code. Come dice James Montier: “il VaR è come
    un airbag che è garantito funzionare sempre tranne in caso di incidente!” Un’analisi
    dettagliata del portafoglio non può essere condotta basandosi esclusivamente
    sulle serie storiche dei prezzi di mercato.

    • Raffaele Zenti

      Certo che accetto le critiche!
      E sono totalmente d’accordo che la volatilità non è una buona misura di rischio.
      Infatti ne calcoliamo diverse altre, che si concentrano, proprio come dici tu, sulle “code” (le “fat tails”, che stimiamo, nei limiti del possibile, abbastanza bene, nel senso che è il focus principale della stima).
      Tuttavia, la volatilità è, a torto o a ragione, un indicatore d’uso comune e ci pare interessante mostrarla e parlarne. E inoltre (scusate l’affondo semi-tecnico), se un’attività ha distribuzione di probabilità (in sostanza la curva che ho disegnato), simmetrica, caso assai frequente ti assicuro (ad esempio tra le azioni), è una misura del grado di oscillazione ordinario di un’attività. Che è un’informazione rilevante, magari proprio da contrapporre a misure estreme con il Max DrawDown atteso.

      I modelli del rischio non possono prevedere puntualmente eventi futuri, ma possono “immaginarne” di estremi, assai più gravi di quelli rilevati in passato. Cioè “uscire” dai limiti dei dati storici: è possibile, eccome, e noi ci proviamo (anche se non sempre riesce, ovvio). Se ti interessano approfondimenti, scrivi a ilblog@adviseonly.com

      Non sono d’accordo circa il fatto che la gestione del rischio debba essere qualitativa, sarebbe come guidare l’auto senza spia del carburante, dell’olio, tachimetro, ecc. Il guidatore è fondamentale, ma occorre un cruscotto, cioè dei dati. E anche se è difficile calcolarli, meglio farlo, avendo ben presente che sono stime, approssimazioni, prendendole un po’ con le pinze.

      • Avatar

        Dal punto di vista “tecnico” posso concordare con la
        risposta, ma rimango dell’idea che tentare di “quantificare” in maniera più o
        meno precisa il rischio (ad esempio con il VaR) porta gli investitore a pensare
        che lo stesso rischio possa essere controllato, cosa molto pericolosa.

        Riguardo a guidare la macchina senza guardare il cruscotto,
        è vero che gli indicatori sono fondamentali, ma per arrivare sano e salvo a
        casa lo è di più il guidatore. Mi ricorda una vecchia diatriba tra Nassim Taleb
        e (credo) Philippe Jorion, forse non sono preciso perché l’episodio risale agli
        anni 1990. Jorion sosteneva che modelli come il VaR erano tutto quello che un
        investitore necessitava per controllare il rischio, e fece l’analogia che con
        una mappa precisa, un altimetro ed una bussola lui avrebbe potuto sorvolare le Alpi
        in un aereo senza finestrino (come faceva il sottomarino in Caccia ad Ottobre
        Rosso!). Al che Taleb rispose che questo poteva essere vero, peccato che l’altimetro
        era rotto e che la mappa non era precisa, quindi magari ogni tanto era meglio
        dare un’occhiata fuori dal finestrino per vedere dove si è…

        • Raffaele Zenti

          Jorion e Taleb sono agli estremi. Noi cerchiamo di essere ragionevoli e ci collochiamo nel mezzo. Taleb, fra l’altro, pensa sempre ai modelli di rischio nella loro versione più idiota e semplificata, ipotizzando che tutti misurino il rischio a partire da una campana di Gauss… Ma non è sempre così. E lui, che ha fatto il quant per una vita, lo sa bene. Ma gli fa comodo così: un certo atteggiamento estremo e tecnicamente un po’ qualunquista certo aiuta a vendere libri, riciclando idee di Mandelbrot e Embrechts, due pionieri del pensiero economico, statistico e finanziario. Opinione molto personale, ovvio, per la quale mi aspetterò molte critiche, ma pazienza…

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    Premesso che non capisco nulla di finanza perché sono una biologa, come fate a creare la curva (la distribuzione di probabilità)? Che ipotesi usate?
    Complimenti per il blog nel quale mi sonoimbattuta quasi per caso.

    • Raffaele Zenti

      Facciamo una simulazione. Generiamo tanti possibili scenari finanziari. Poi vediamo con che frequenza si ripetono. Da lì nasce la curva (distribuzione di probabilità) che ho malamente disegnato.
      Come li generiamo questi scenari? con un modello (chiamato Parallel Filtered Bootstrap a regimi), che considera la presenza di eventi estremi, di repentine variazioni di “stato” del mercato, e conseguentemente di intensità di movimento/oscillazione dei vari strumenti, nonché delle modalità con cui si muovono insieme (diciamo correlazione, anche se non usiamo veramente la correlazione).

  • Avatar

    @Raffaele Zenti: Nel grafico hai indicato sull’asse delle ascisse “Rendimento del portafoglio in futuro”.
    Il “futuro” equivarebbe a?
    3 anni? 1 anno? 5 anni? …?
    Cioè qual’è l’orizzonte temporale delle tre variabili di rischio VaR 1%, Volatlitià e Max DrawnDown indicate nei portafogli di AdviseOnly?
    Grazie!

    • Raffaele Zenti

      Il disegno vorrebbe essere generale, per illustrare il concetto in sé.
      L’orizzonte temporale tipicamente utilizzato da chi misura il rischio va da 1 giorno a 1 anno, ma può essere più lungo (e in qualche caso anche più breve).
      Venendo al nostro caso specifico, gli indicatori che trovi sul sito Advise Only sono con orizzonte 1 mese – sappiamo calcolarli anche su altri orizzonti temporali, ma per semplicità espositiva ci limitiamo a quello che, per esperienza, è un orizzonte ragionevole per controlli ricorrenti.
      Noi internamente consideriamo vari orizzonti, anche contemporaneamente. Ad esempio, nel costruire i portafogli AntiCrisi, o quelli “ad obiettivo”, tipo “Obiettivo Figli”, ci concentriamo soprattutto sul rischio a scadenza, in ottica “cassettista”.
      Domanda interessante: questo filone di discussione è davvero ampissimo e niente affatto banale.

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    Ma le domande “pane e salame” quando arrivano? Siete troppo preparati amici lettori! 🙂

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    Buongiorno,
    forse mi è sfuggito qualcosa e allora me ne scuso.
    Vorrei sapere su quale orizzonte temporale, storico, rilevate i dati di volatilità, rendimento e correlazione che poi utilizzerete per la costruzione dei vari portafogli.
    Grazie
    Andrea R.

    • Raffaele Zenti

      Distinguiamo:
      1) sul sito, per ogni portafoglio sono presenti stime di rischio atteso sull’orizzonte futuro pari a 1 mese (usiamo 36 mesi di dati storici per alimentare il modello simulativo – Parallel Filtered Bootstrap);
      sono presenti metriche di rischio ex-post su vari periodi da 1 mese all’intera vita del portafoglio;
      2) costruire i portafogli è un’altra storia, non sono costruiti in base a misure di rischio atteso a così breve termine, ma considerando congiuntamente vari indicatori prospettici di rischio,l anche sistemico e considerazioni di natura più qualitativa.
      Le metriche di rischio atteso a breve termine sono una delle molte info da guardare per capire come va il portafoglio, se è il caso di ribilanciarlo, ecc. ma non può essere tutto basato su di esse, almeno per i portafogli che consigliamo ai nostri utenti e clienti, più orientati al lungo termine. Preferiamo un approccio olistico.

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        Ti ringrazio per la chiarezza della tua risposta. E’ più o meno come prevedevo.
        Saluti
        Andrea R.

      • Avatar

        Salve Raffaele,
        chiedo scusa ma avevo cancellato la mia iscrizione a DISQUS e questo ha fatto si che scomparissero anche i miei interventi.
        Ti ringrazio per la risposta chiara e precisa. E’ più o meno
        come immaginavo,
        Ti chiedo ancora una cosa. Ho notato che nei report dei portafogli Express ci sono anche delle allocazioni discrezionali, se mi passi il termine, che si basano su
        considerazioni in merito alla situazione di mercato.
        Questo fa parte della normale prassi di riallocazione dei
        portafogli?
        Grazie
        Andrea

        • Raffaele Zenti

          Usiamo sempre un approccio sistematico per i portafogli Express:
          – valutiamo una batteria di indicatori quantitativi value e momentum per tutte le asset class (cosa piuttosto innovativa, non è semplice trovare indicatori confrontabili per azioni, bond, commodities…); questo ci dà un quadro complessivo delle prospettive;
          – valutiamo il rischio, sia del portafoglio esistente, che dei vari asset, sia del sistema (rischio sitemico);
          aggiungiamo considerazioni qualitative, spesso cruciali, legate ad esempio alla politica monetaria e al quadro geopolitico;
          – da questo discendono i pesi di portafoglio, che cerchiamo di movimentare lo stretto indispensabile, ma tutte le volte che lo riteniamo opportuno (un approccio alla Rasoio di Occam), per ridurre i costi di negoziazione, mantenendo al contempo semplici i portafogli (non è il caso di avere portafogli con troppi strumenti).

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