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Risparmio: conoscere la tassazione è il primo passo per l’investimento. Intervista a Fiscoeasy

Da tempo volevamo approfondire in modo semplice, come da nostra tradizione, l’aspetto della tassazione negli investimenti. Navigando all’interno della Community di Advise Only abbiamo scoperto un partner perfetto, che può aiutare i nostri lettori per tutte le questioni riguardanti tasse e  fiscalità: Fiscoeasy.

Fiscoeasy è un marchio dello Studio Cuscito (fondato nel 1982) composta da commercialisti ed esperti contabili, che intende offrire un servizio, innovativo ed affidabile, nel settore della contabilità e consulenza fiscale alle imprese e al singolo cittadino. Se volete, potete scoprirli su: www.fiscoeasy.it

Abbiamo pensato di realizzare un’intervista. Se avrete ulteriori dubbi e perplessità potrete accedere alla Community Advise Only e chiedere direttamente agli amici di Fiscoeasy (l’accesso e la registrazione sono gratuiti).


AO: Quanto è importante conoscere la componente fiscale di un investimento?

Moltissimo: per poter scegliere all’interno del mare magnum delle varie proposte di investimento, oltre che valutare il tasso di interesse, la durata e il rischio, è fondamentale conoscere anche il tipo di tassazione a cui è sottoposto un prodotto finanziario. Ciò crea le condizioni essenziali affinché il rendimento atteso corrisponda a quello che realmente ci si ritroverà nelle tasche e permette, tra l’altro, anche una corretta e regolata pianificazione fiscale dei propri investimenti.

AO: Proviamo a fare una panoramica “dall’alto” delle tasse che gravano sul risparmiatore?

Dal punto di vista del risparmiatore privato, l’imposizione delle rendite finanziarie nel nostro Paese è caratterizzata, nella maggior parte dei casi, da un’imposta proporzionale (questo vuol dire che l’aliquota è costante, qualunque sia l’imponibile) a differenze dell’imposta progressiva, come ad esempio l’Irpef (dove l’aliquota aumenta all’aumentare dell’imponibile).

I proventi di natura finanziaria possono essere distinti in:

  1. Redditi di capitale”,  il “frutto” che deriva dall’impiego del risparmio, sono costituiti da proventi certi nella loro esistenza ma non nel loro ammontare come gli interessi e i dividendi.
  2. Redditi diversi di natura finanziaria”, anch’essi derivano dall’impiego del capitale esono caratterizzatisiadall’incertezza del loro ammontare, che nella loro esistenza. Rientrano in tale categoria le plusvalenze derivanti da cessione di partecipazioni. A differenza dei “Redditi di capitale”  essi possono dare origine a componenti negativi: minusvalenze.

AO: Ecco un argomento che interessa molto i risparmiatori: plusvalenze e minusvalenze. Possiamo approfondire?

La caratteristica principale dei redditi diversi di natura finanziaria è la tassazione al netto delle perdite. Le minusvalenze possono essere compensate con i redditi diversi di natura finanziaria nell’anno o nei successivi, ma non oltre il quarto.

Quindi, in sostanza, gli interessi derivanti da un’obbligazione o i dividendi derivanti da un’azione rientrano nella categoria dei redditi di capitale; mentre l’eventuale plusvalenza (derivante dalla differenza tra costo di acquisto e prezzo di vendita dell’obbligazione o del titolo azionario), rientra tra i redditi diversi di natura finanziaria.

La riforma della tassazione delle rendite finanziarie ha pressoché unificato l’aliquota di tassazione, che con decorrenza dal 1° gennaio 2012, è pari al 20%. Quindi i redditi di capitale (interessi, dividendi, ecc..) e i redditi diversi di natura finanziaria (plusvalenze, ecc.) sono soggetti, ad un’unica ed uguale aliquota d’imposta con alcune eccezioni:

Clicca per ingrandire

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 *rimane invece applicabile l’ordinaria aliquota del 20% sulle eventuali plusvalenze che dovessero derivare dalla cessione di questi titoli.

C’è da dire, però, che le tasse per l’investitore non sono finite… quali sono?

Proprio cosi. Altre imposte gravano sugli strumenti finanziari:

  • Imposta di bollo sulle attività finanziarie pari all’1 per mille per l’anno 2012 e all’1,5 per mille dall’anno 2013. L’imposta si applica sul valore di mercato (o valore nominale o di rimborso) e, in mancanza, sul costo d’acquisto dei prodotti finanziari. Sui conti correnti e libretti di risparmio, l’importo dell’imposta è fisso ed è pari, per le persone fisiche, ad  € 34,20 mentre  per i soggetti diversi da persone fisiche è pari ad € 100.
  • Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE). L’aliquota è pari all’1 per mille per il periodo d’imposta 2012 e all’ 1,5 per mille per il periodo d’imposta 2013 calcolato sul valore delle attività finanziarie. Sui conti correnti e libretti di risparmio, detenuti all’estero, l’importo dell’imposta è fisso ed è pari, per le persone fisiche, ad  € 34,20.
  • Tobin Tax che si applica sul trasferimento della proprietà di azioni/strumenti finanziari partecipativi, sulle operazioni ad alta frequenza e sui derivati.

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Grazie per averci chiarito le idee. E se qualcuno dei nostri lettori avesse ancora dei dubbi?

Siamo disponibili a dialogare con i risparmiatori sul nostro sito oppure all’interno della Community di Advise Only. Questo è il nostro account: Fisco Easy, chiedeteci il collegamento.

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Ultimi commenti
  • Molto interessante come tutti i vostri approfondimenti.

    Concedetemi una domanda da rookie:
    operazioni speculative su i vari strumenti (bonds, stocks, forex, futures, CFD etc.) come si configurano?
    Hanno solo l’aliquota TTF o dopo “ricadono” anche sull’IRPEF?

    • Ciao Danny,
      i redditi derivanti dalle operazioni sui derivati rientrano nella categoria “redditi diversi di natura finanziaria”. Le plusvalenze sono soggette all’imposta sostitutiva del 20%
      e pertanto non ricadono nella tassazione progressiva dell’IRPEF.

      E’ importante sottolineare che se si opta per il regime del risparmio amministrato
      tutti gli adempimenti fiscali sono eseguiti dall’intermediario finanziario
      mentre nel caso in cui non si opta per il predetto regime ( o non è possibile
      optare) si ricade nel regime della dichiarazione per cui i redditi devono
      essere riepilogati in dichiarazione dei redditi e tassati con la citata imposta
      sostitutiva.

      I contratti derivati, oltre alla predetta imposta, sono soggetti alla Tobin Tax.

      A presto

      • Grazie ragazzi, gentilissimi.

  • Vorrei approfondire l’aspetto fiscale dei conti correnti, deposito titoli e libretti di risparmio: su questi l’imposta di bollo di 34,20 é fissa o si applica l’ 1,5 per mille con il minimo di 34,20 €?

    • Ciao Andreas,
      l’imposta di bollo, sui conti correnti bancari/postali e sui libretti bancari/postali, è in misura fissa: pari ad € 34,20 se il cliente è una persona fisica ed € 100,00 se il cliente non è una persona fisica (es. società). L’aliquota dell’1,5 per mille si applica invece ai prodotti finanziari.
      Ricorda che l’imposta di bollo di € 34,20 per le persone fisiche non è dovuta quando il valore medio di giacenza dei conti correnti o dei libretti di risparmio è inferiore ad € 5.000,00. In questo caso è importante sottolineare che tutti i rapporti detenuti dal cliente con l’istituto bancario o con le Poste devono essere considerati unitariamente. Questo significa che se la giacenza complessiva di tutti i conti o libretti del cliente con la banca o la Posta è superiore ad € 5.000,00 l’imposta di bollo si applica a tutti i rapporti.
      L’imposta, inoltre, si applica in base ai giorni effettivi oggetto di rendicontazione.
      A presto

  • Chiedo conferma, se uno quindi ha incamerato un minusvalenza generata da una perdita dopo la vendita di titoli azionari, e successivamente vende titoli obbligazionari (non azionari) generando una plusvalenza, questa plusvalenza prima di essere tassata sarà compensata dalla minusvalenza pre-esistente, giusto?

    • E’ corretto. Ricorda solamente che le minusvalenze possono essere compensate con le plusvalenze nell’anno o nei successivi ma non oltre il quarto. A presto

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