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Un popolo di artisti, di eroi e di pessimi risparmiatori

investimenti in italia rapporto consob 2017

Le abitudini d’investimento degli italiani si rivelano ancora una volta tragicamente discutibili: è quanto emerge dal recente studio Consob sulle scelte d’investimento delle famiglie italiane.


Circa la metà degli italiani dichiara di provare ansia finanziaria, secondo il recentissimo studio di Consob su “Le scelte di investimento delle famiglie italiane” incentrato sulle abitudini di risparmio e investimento degli italiani.

Come spesso accade, questi studi su attitudini, modelli decisionali e comportamenti dei risparmiatori italiani rivelano uno spaccato tragicomico del nostro Paese. Ne abbiamo trattato di recente sul nostro blog, in relazione a un altro studio sulle abitudini d’investimento.

Ma torniamo all’ansia dei risparmiatori e allo studio di Consob. E domandiamoci, per esempio: che cosa fa quest’orda di italiani in ansia finanziaria?

Alla resa dei conti, pochissimo.

L’educazione finanziaria, questa sconosciuta

Razionalmente, uno dei modi per combattere l’ansia è essere informati, lucidi, consapevoli. Dominare la materia, insomma. Questa però è la teoria. Ora vediamo l’italica pratica: come sono messi i risparmiatori italiani a conoscenze finanziarie di base, tanto per cominciare? Parliamo dell’ABC, concetti come inflazione, tasso d’interesse, esistenza del rapporto tra rischio e rendimento, diversificazione dei rischi…

Beh, dallo studio Consob emerge che gli italiani sono messi maluccio, guardate:

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In media solo il 46% degli italiani ha un minimo di dimestichezza con questi concetti: meno di un italiano su due.

Però chissà, se su concetti ampi e un po’ generici gli italiani sono mediamente ignorantelli, forse allora se la cavano meglio su concetti più specifici, e direttamente legati all’ansia da investimento. Concetti come i rischi associati agli investimenti, per esempio. Dunque, vediamo i dati della survey

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Niente, di rischio gli italiani ne sanno pochissimo – in media il 15%. Inquietante che solo il 10% (cioè: uno su dieci) abbia un’idea di che cosa sia il rischio di mercato. Che dire? Qui siamo senza parole.

Ma allora, visto che le conoscenze dei risparmiatori sono deboli, forse gli italiani saranno ansiosi di sapere. Macché! Dal sondaggio emerge che meno del 40% ritiene interessanti le materie finanziarie (anche se circa il 50% ne ammette l’utilità per gestire i propri risparmi – un lume di razionalità, evviva).

Finanza a scuola? No, grazie

Tuttavia, c’è poco da scandalizzarsi. Infatti, se si analizzano i dati forniti da Consob, non stupisce granché che gli italiani ne sappiano poco e siano disinteressati: dalle rilevazioni emerge come la scuola insegni poco. E la famiglia anche. Vince la tradizionale arte dell’arrangiarsi. Ecco le prove:

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Le conseguenze di questo quadro, che si delinea fosco già dopo poche pennellate, sono piuttosto prevedibili: gli italiani investono relativamente poco e male.

Infatti, lo studio Consob evidenzia che, se è vero che una discreta porzione degli italiani risparmia (il 61%), poi poco più di due terzi di essi investe. E lo fa male, in tutti i sensi. Innanzitutto in modo disorganizzato, con scarsissima consapevolezza dei pilastri di qualsivoglia processo d’investimento: gli italiani investono in modo improvvisato, senza leggere i documenti informativi (solo il 43% dichiara di farlo! Magari si tratta dei risparmi di una vita!), senza avere un obiettivo chiaro, senza cognizione dell’orizzonte temporale (che banalmente significa saper rispondere alla domanda: “per quanto tempo intendo investire?”) e senza contezza dei rischi che sono in grado di sopportare. E, ciliegina sulla torta, senza consultare un esperto che li possa aiutare.

Anche se giocano in un campo che, stando a fatti e auto-dichiarazioni, non è proprio il loro. Siamo di fronte a un fai-da-te disperato, con l’aiuto di qualche amico e familiare (che, sulla base di un semplice ragionamento probabilistico, verosimilmente di investimenti ne sa come o poco più di loro).

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Del resto – e questa è una nota al margine nostra – non è sempre facile fidarsi di quegli esperti che spesso sono in conflitto d’interesse con il cliente, proponendo i prodotti più convenienti per loro, e non per gli investitori, con grave danno per i risparmi. Un problema del quale abbiamo parlato diffusamente e che non può essere ignorato (anche se l’avvento di MIFID II, una regolamentazione più tutelante per i risparmiatori, dovrebbe cambiare le cose).

In taluni casi l’esperto è quello che ha consigliato dubbie obbligazioni bancarie di istituti creditizi decotti. Sicché l’italiano medio si trova in un Comma 22: semplificando un po’, non ha gli strumenti per comprendere, non ne ha nemmeno tanta voglia, l’educazione finanziaria è merce rara, e finisce con arrangiarsi alla meno peggio da solo o con amici e parenti. Ricetta perfetta per la debacle.

Dove investe l’italiano medio?

Infatti, se si guarda dove poi effettivamente si investe in Italia, lo studio Consob porta alla luce dati vagamente inquietanti.

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Tanto per cominciare, in testa alla lista degli investimenti preferiti dagli italiani ci sono depositi e immobili: per carità, guardando al patrimonio complessivo di un individuo sono asset rilevanti, ma che brillano per mancanza di redditività nel caso dei depositi, mentre sono fisiologicamente illiquidi, poco trasparenti nelle valutazioni, e con redditività medio-bassa, nel caso degli immobili. Quindi, una preferenza così elevata accordata a questi investimenti difficilmente va d’accordo con un’asset allocation equilibrata e razionale.

Ma, andando avanti nella lista delle preferenze d’investimento emerse dallo studio Consob, noi troviamo preoccupante che, tutt’ora, dopo tutto ciò che è successo, le obbligazioni bancarie siano molto in alto in tale classifica (a ridosso dei fondi comuni, e prima dei titoli di Stato): draconianamente, secondo noi è raro che le obbligazioni bancarie siano uno strumento finanziario adeguato a un singolo risparmiatore (troppo rischio specifico associato a un singolo emittente; è preferibile un ETF o fondo comune che investe in tali obbligazioni).

Potremmo continuare per pagine e pagine a discettare della situazione dei risparmiatori italiani: lo studio di Consob è ricchissimo di dettagli e vale la pena leggerlo con attenzione, deprimendosi un po’. Tirando le somme, però, la conclusione è che serve tanta educazione finanziaria: conoscere le nozioni basiche (sottolineiamo: basiche) di economia e finanza. Quello è il punto di partenza per tutto il resto.


Se volete approfondire la questione, qui trovate la sintesi in italiano e qui il documento integrale, in inglese del report della Consob.


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