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5 buoni motivi per abolire gli ordini professionali in Italia

Ecco perchè in Italia andrebbero aboliti gli ordini professionali

Così il premier Matteo Renzi definisce il disegno di legge sulla concorrenza, che introduce alcune liberalizzazioni per avvocati, notai e farmacisti, ed è stato approvato dal Consiglio dei ministri del 20 febbraio 2015.

Un disegno di legge contestato sia dagli ordini, sia da associazioni dei consumatori: il 9 marzo 2015 Altroconsumo ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e ai presidenti della X Commissione di Camera e Senato, chiedendo la possibilità di vendere i farmaci di fascia C (quelli a totale carico del cittadino) anche nei canali alternativi alle farmacie.

Per lavoce.info, la riforma di Renzi sarebbe “un piccolo colpo alla fortezza delle professioni“, definite delle gilde medievali dall’economista dell’OCSE Thomas Manfredi proprio su questo blog.

Ernesto Galli della Loggia ha accusato gli ordini professionali di non essere stati capaci di “vedere i propri errori, di discuterli e magari di correggerli” (da Chi non si guarda allo specchio, Corriere della Sera, 26 febbraio 2015).

Io voglio andare oltre e mi domando e dico: perché non abolirli? Sapete quanti ordini professionali ci sono in Italia?

Ordini e collegi professionali italiani

L’ordine professionale è un ente organizzato e istituito per legge al fine di garantire la qualità delle prestazioni svolte, definire i limiti minimi e massimi dei prezzi, coordinare attività formative in quel determinato ambito disciplinare, gestire l’albo professionale. Spesso gli ordini hanno anche una loro cassa di previdenza.

I collegi professionali hanno gli stessi compiti e funzioni. L’unica differenza è che gli ordini raggruppano quelle professioni per cui è solitamente necessaria una laurea, mentre per far parte di un collegio professionale basta il diploma.

Stando al DM del 20 dicembre 2012, esistono 19 ordini e 8 collegi professionali, per un totale di 27 professioni che richiedono l’iscrizione all’albo. Le vediamo tutte in questo “album di famiglia”.

 
ordini

Nota: su segnalazione di un lettore, precisiamo che i maestri di sci possono anche essere riconosciuti a livello europeo, previo superamento dell’apposito Eurotest.

Qual è l’impatto degli ordini professionali sull’economia italiana?

È una domanda cui hanno cercato di rispondere dei recenti studi economici.

Uno studio coordinato da Pellizzari per la Fondazione Rodolfo Debenedetti nel 2011 rileva che mediamente il 38% dei figli svolge lo stesso lavoro dei padri.

La probabilità di svolgere una professione per cui occorre l’iscrizione a un ordine professionale è bassissima per un giovane che non ha un genitore iscritto all’ordine: da un minimo dell’1,67% per il figlio di un operaio a un massimo del 14,30% per il figlio di un insegnante.

Inoltre, lo studio dimostra che maggiore è la frequenza di un cognome in un albo professionale, maggiore è la velocità con cui si passa l’esame per entrare a far parte di un ordine professionale.

Medico, avvocato, farmacista e giornalista sono le professioni per le quali avere un familiare già iscritto all’ordine facilita maggiormente l’accesso.

Da ultimo, la ricerca valuta anche la qualità delle prestazioni dei membri di alcuni ordini professionali (commercialisti, avvocati, ostetriche, consulenti del lavoro, medici e geologi) e rileva che nelle due professioni con maggior nepotismo (commercialisti e consulenti del lavoro), le prestazioni erogate sono effettivamente peggiori.

Secondo gli autori dello studio, la ragione è molto semplice: i “figli d’arte” riescono ad accedere alle professioni a costi inferiori, e la mancanza di competizione permette anche ai meno capaci di iscriversi agli ordini professionali.

Infine, uno studio della Banca d’Italia sui farmacisti italiani del 2015 nota che i figli di questa categoria hanno una propensione maggiore a iscriversi alla facoltà di Farmacia.

Secondo gli studiosi, le rendite di posizione legate alle farmacie – che aumentano con la diminuzione del numero di farmacie per abitanti – hanno un impatto significativo sulla scelta dei figli dei farmacisti di seguire le orme dei genitori. Contribuisce ad aumentare le probabilità di queste scelte dei figli anche una regolamentazione che permette loro di subentrare ai padri nella gestione delle farmacie.

Al contrario, una maggiore concorrenza tra farmacie diminuisce la probabilità che i figli dei titolari si iscrivano a una facoltà di Farmacia. Vediamo ora l’altro lato della medaglia: i benefici che recano con sé gli ordini professionali.

I vantaggi degli ordini professionali

Gli ordini professionali sono lodati perché controllano la professionalità dei loro iscritti ed erogano loro formazione.

Per quanto riguarda il controllo, permettetemi di nutrire alcuni dubbi. Non poche volte giornali e TV hanno parlato di medici e dentisti falsi che esercitavano abusivamente la professione. Peccato che la maggior parte delle volte siano stati scoperti da pazienti solerti o dalla Guardia di Finanza.

La questione della formazione si può ovviare facilmente: come in ogni altro settore, può essere lasciata a carico delle aziende che potrebbero, così, offrire i corsi più in linea con le loro esigenze e con quelle della clientela. Considerato ciò e l’impatto economico degli ordini, forse sarebbe ora di abolirli.

5 motivi per abolire gli ordini professionali

  1. Immobilità sociale
    L’Italia è una delle patrie dell’immobilità sociale, in cui i redditi dei figli sono più legati a quelli dei padri (uno degli 8 motivi della fuga dei cervelli, a nostro avviso). Parte di questa immobilità è legata all’ereditarietà delle professioni.
  2. Difficoltà di accesso per gli outsider
    L’immobilismo legato (anche) agli ordini professionali è una delle fonti di guai per il nostro mercato del lavoro, dove i lavoratori membri degli ordini sono ben tutelati e gli outsider che vogliono entrarci devono affrontare un vero e proprio percorso a ostacoli, fatto di:
    • esami di Stato;
    • corsi di specializzazione;
    • praticantati obbligatori, pagati poco o nulla.

    Il tutto in palese conflitto d’interesse, a parere degli economisti Orsini e Pellizzari in “Dinastie d’Italia. Gli ordini tutelano davvero i consumatori?” (Università Bocconi editore), che scrivono: “L’accesso all’ordine è infatti regolato da chi esercita la professione e non ha alcuna intenzione di dare il via libera a chi è potenzialmente più bravo di lui”. Inutile dire che questo meccanismo è uno sberleffo alla meritocrazia.

  3. Peggiori servizi per i consumatori
    Gli autori notano anche che gli ordini sono deleteri per gli utenti, in quanto le restrizioni alla concorrenza non sono compensate da una maggiore qualità e trasparenza dei servizi per i consumatori.
  4. Migliore performance delle aziende
    L’abolizione degli ordini professionali porterebbe a una maggiore efficienza e a una migliore performance delle aziende (vedi gli studi di Bandiera et al., 2009 e di Pèrez-Gonzàles, 2006). Gli ordini professionali sono anche un freno all’innovazione: se fossero aboliti, si eliminerebbe uno dei “brevetti generalizzati” dell’Italia.
  5. Il lavoro si impara sul campo
    Per essere giudicato un professionista esperto, non basta avere il proprio nome iscritto su un elenco, né aver superato un esame. Si diventa professionisti sul campo con impegno ed esperienza, non per merito di un registro.

    Non a caso, un giovane che ha appena conseguito un MBA o una laurea a pieni voti in Economia o Ingegneria, se assunto da un’impresa come lavoratore dipendente, non è promosso automaticamente a direttore d’azienda, ma parte da una posizione junior.

Per tutti questi motivi, sarebbe ora di tornare a parlare di liberalizzazione delle professioni in Italia. Un tema vecchio quanto il mondo: ne parlava già Luigi Einaudi nel lontano 1955. In un libro dal titolo tuttora azzeccato e attuale: “Prediche inutili”.


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Scritto da

Laureata in Management presso l’Università Bocconi nel 2012, con una tesi sull’inattività giovanile in Italia. Da studentessa, ha collaborato con i media universitari Radio Bocconi e Tra i Leoni e al di fuori delle mura accademiche con Campus (Gruppo Class Editori) e Real World Magazine (Gruppo Potentialpark). In Saipem si è invece occupata di accertamenti giuridici nell’area Risorse Umane. Dopo la laurea, è stata assistente ai programmi di politica, economia e finanza a Radio 24 (Gruppo 24 Ore), nonché redattrice economica di Arcipelago Milano. I suoi principali interessi sono economia e comunicazione online. La distraggono da grafici e dati solo arte, cinema, teatro e buone letture.

Ultimi commenti
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    faccio solo osservare che in Inghilterra la professione di Accounting viene svolta solo da chi fa parte di un’associazione, che lascia il “bollino” solo a coloro che hanno frequentato i loro corsi e superato l’esame.
    mi pare un falso problema: per alcune attività avere i “titoli” e necessario, ma non sufficiente. qui si confonde l’appartenenza a un ordine, con l’esercizio della professione.
    non è la stessa cosa….non è sufficiente iscriversi, bisogna saperlo fare……

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      Riporti un informazione errata, in Inghilterra la professione di accounting può essere svolta da chiunque, sta al cliente scegliere se affidarzi ad un professionista certificato o no (la certificazione in oggetto per capirci è simile a quella dell’ Iso 9000 per le aziende).
      Preciso in oltre che le laure ingelsi come quelle spagnole sono auto abilitanti di conseguenza una volta terminato il ciclo di studi univestiari uno può esercitare la libera professione senza sostenere ulteriori esami.

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        Bravo Andrea, per fortuna che hai precisato quella che è la verità! Comincio a pensare che alcune informazioni false sia fatte girare appositamente in rete per influenzare l’opinione pubblica su certi argomenti.

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    Invece a me risulta che solo dopo l’iscrizione all’ordine si possa esercitare una professione con uno stipendio e a condizioni contrattuali decenti. Pensi ai giovani praticanti avvocati, farmacisti o veterinari. Finché non entrano nell’ordine, non percepiscono uno stipendio o quasi. Sul fatto di saper fare o meno un mestiere, vedo che è d’accordo con me sul fatto che l’appartenenza a un ordine non garantisce che una persona sappia fare il suo mestiere. Ma teoricamente, e’ quello che l’ordine si propone di fare. Quindi, non funziona.

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    In molte professioni l’esame di Stato è poco più di una formalità, quindi chi si laurea può esercitare. Tuttavia troppi professionisti sotto-occupati sono una spesa inutile per lo Stato ed un danno per le famiglie e per chi ha studiato. Lo studio è un valore indiscusso, ma andrebbe incanalato dove serve, mentre oggi si chiede all’università se la laurea darà occupazione, palese contraddizione. Inoltre in Italia si assiste sempre, quando si parla di abolire qualunque sistema, ad una recrudescenza di burocrazia, per dimostrarne l’utilità.

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    Complimenti davvero un ottimo articolo…solo alcune precisazioni:
    1) L’iscrizione all’albo dopo il superamento dell’esame è solo un modo per impedire o limitare l’ingresso dei giovani, molti dei quali, peraltro, non solo esercitano la professione brillantemente ma sono anche più bravi di coloro che sono già iscritti all’albo;
    2) Questo sistema limitando di fatto la concorrenza è stato studiato solo ed esclusivamente per garantire la conservazione dei privilegi alle varie caste;
    3) Nella stragrande maggioranza delle professioni ed in particolare in quella di avvocato il superamento dell’esame è solo uno strumento in mano alla lobby per falsare la concorrenza ed il libero mercato.
    Sul punto nessuno è stato in grado di intervenire seriamente perché nessuno ha il coraggio e l’interesse di schierarsi con i più deboli.

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    Gli ordini sono dannosi per i cittadini, le imprese, la competitività, i giovani e per gli stessi iscritti. Sono utili solo alla politica perché garantiscono la canalizzazione del consenso ed ai vertici che trovano un canale promozionale per fare carriera. Questi politici non li aboliranno MAI e l’ultimo disegno di legge governativo ne è la prova

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    Sono un laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari e ho pure superato l’esame di stato, ma, contrario per principio, non mi sono iscritto all’ordine dei Tecnologi Alimentari.
    Ritengo però che tutti i problemi citati nell’articolo riguardino solo determinate professioni, dove effettivamente l’iscrizione all’albo è solo motivo di discriminazione e di mantenimento di privilegi (quello dei Giornalisti è sintomatico…)
    Professioni relativamente nuove come la mia non credo presentino in realtà tali problemi, anzi addirittura l’iscrizione all’albo è ben accetta per dare un po’ più di visibilità alla nostra figura visto il numero ristretto di laureati.
    Ciò non toglie che l’unica utilità dell’albo sia quello di una normale associazione che promuove convegni, segnala varie iniziative nel settore e opportunità di lavoro.

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      Quello che conta è il curriculum e le capacità, la scuola o università dovrebbe servire solo a darti queste capacità, ma anche qui la scuola italiana fallisce in pieno.

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    Come sarebbe bello se gli ordini professionali venissero
    eliminati. Parole come merito, equità sociale, concorrenza, innovazione, finirebbero di essere astratte e prive di contenuto. La crescita economica di natura endogena finalmente riuscirebbe a realizzarsi.
    Ma, ahimè, metà dei componenti del Parlamento italiano è iscritta a un ordine professionale è difficile, quindi, pensare che si possano avere reali processi di cambiamenti nel mondo delle professioni e probabilmente come qualcuno disse “LA RIFORMA DELLE PROFESSIONI È COME L’AUTOSTRADA SALERNO-REGGIO CALABRIA, SIAMO SEMPRE IN CODA,
    NERVOSI E IMPOTENTI, MENTRE NIENTE CAMBIA”, mai nulla cambierà.

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    Vi siete dimenticati dell’unico albo professionale che trova validità su tutto il territorio europeo, ovvero il Maestro di Sci!

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    Bla bla bla bla bla, si chiacchera da anni, leggo addirittura dal ’55, è intanto gli ordini sono ancora là, più forti che mai, da un po’ anche imponendo un’assurda, vergognosa, lobbistica e inutile “formazione” obbligatoria, a pagamento e a fronte di lavoro, vera formazione, ZERO!

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      Basta vedere gli inutili corsi ECM imposti alle farmacie, di cui una buona metà sono “pubblicità di farmaci”, questa sarebbe la “formazione”?

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    Il giorno in cui saranno aboliti per sempre gli ordini professionali, che nel mondo anglosassone neppure sanno cosa sono, sarà una gran festa per tutti! Anzi, più precisamente, sarà finalmente una dimostrazione di vera democrazia da parte di un paese come il nostro che forse non sa ancora cosa significa questo termine!

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    Ottimo articolo, il vero problema è come riuscire a cambiare. Si parla tanto di lavoro e nemmeno ci immaginiamo gli effetti positivi che deriverebbero dall’abolizione degli esami.

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    Servirebbe une legge che imponga il voto elettronico per Presidenti e Consiglieri. Attualmente costoro sono eletti dal 5% degli aventi diritto al voto a dir tanto, un po’ per le regole assurde, un po’ perché i candidati sono degli emeriti sconosciuti ai colleghi (e gran furboni), e ormai si sono installati lì da anni. L’abolizione è un’utopia, anche se giusta, ma il voto elettronico farebbe saltare le clientele esistenti e assicurerebbe trasparenza. Ricordo che in molti casi gli Ordini gestiscono centinaia di milioni di euro.

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    Adesso ci mancava pure l’obbligo della formazione. Se le inventano tutte per fare soldi. La formazione obbligatoria dovrebbe essere riservata solo a chi ha un impiego pubblico, che non rischia mai di perdere clienti come chi opera nel privato e, quindi, ha tutti gli interessi a fornire un servizio di qualità per poter continuare a lavorare. Basta, promuoviamo una petizione !!!

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    Ma poi scusate, la differenza tra Agronomi e Agrotecnici, quale sarebbe? (specialmente gli “Agrotecnici laureati”)

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      Agronomi sono i laureati e agrotecnici i diplomati prima solo come periti agrari oggi anche in altri diplomi, dopo la riforma Gelmini, comunque si devono sempre iscrivere al l’albo e fare l’esame per essere abilitati, ma se non sai lavorare la terra non serve a niente io ho lavorato in aziende agricole dove il titolare Agronomo non capiva una mazza, ma chiedeva tutto al “Fattore” con la terza media che lavora la terra da 40 anni e che gli organizza qualsiasi attività e lavoro.

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    Gli albi non controllano la professionalità degli iscritti servono solo a fare gruppo di potere e difendere i loro interessi. A dimostrazione di ciò dopo il terremoto all’aquila o ad Amatrice che ha portato alla caduta di case di recente costruzione, nessun albo professionale (ingegneri, architetti, geometri) ha avviato un’inchiesta interna per verificare se i propri iscritti hanno fatto correttamente il proprio lavoro. Ma aspettano sempre che si muove la magistratura che non ha competenze tecniche e che dovrà affidarsi ad iscritti agli albi per la valutazione tecnica. Risultato: tutto normale un tecnico ha preso una commissione (elevata) per direttore di lavori di adeguamento di una struttura antisismica che non ha retto ma non sarà colpevole, perché prende i soldi (tanti) per essere responsabile ma non colpevole.
    Quindi non mi si dica che gli albio tutelano gli interessi dei cittadini.

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    Gli ordini professionali sono solo uno dei tanti sistemi che esistono in italia, per far si che le varie caste abbiano il controllo sul popolo, tra l’altro fanno il paio con uno dei peggiori sistemi scolastici al mondo, infatti la scuola italiana non è altro che uno stipendificio per professori, ma che non insegna nulla di utile a livello professionale; comunque poi stavo sentendo un intervista a Di Maio, che parlava proprio del fatto che gli appartenenti a questi ordini professionali fanno la fame e che se uscissero da questi ordini e fossero conteggiati, la disoccupazione in italia schizzerebbe alla stelle (al minuto 11:18 https://www.youtube.com/watch?v=8v-XZ3IdqBw)
    Purtroppo la casta e i figli della casta non vorranno mai togliere questi ordini, che tra l’altro fanno girare anche molti soldi ai professori e responsabili che organizzano gli esami, proprio a livello fisico; ma tanto gli italiani fanno per da soli, per esempio nel mio campo l’agricoltura ci sono gli agronomi o agrotecnici iscritti al albo che guadagnano pochissimo si parla di 800 euro al mese e io credo a questi dati, visto che nessun agricoltore si sognerebbe mai di chiamarli, visto che servono solo per mettere la firma a qualche lavoro, altrimenti fanno tutti da soli, del resto l’esperienza si fa sul campo e essere iscritti ad un albo che ti dice che sai fare un lavoro non significa niente, quello che parla è solo il curriculum reale e le reali capacità.

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