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Bambini e denaro: la finanza spiegata ai più piccoli

Lì'importanza dell'educazione finanziaria per i bambini

Vi sembra un tema da poco? Non lo è, basta pensare al livello di cultura finanziaria degli adulti italiani: più della metà non conosce i concetti base della finanza1 e, di conseguenza, figuriamo tra i peggiori al mondo in termini di performance negli investimenti.

Come si può migliorare la situazione? Sicuramente investendo sull’educazione dei più piccoli. L’educazione finanziaria infantile è infatti indispensabile per raggiungere un benessere individuale e collettivo superiore in futuro, in ogni campo. Ma come si può iniziare a parlare di soldi ai bambini? Secondo Bankitalia2, gli istituti scolastici dovrebbero prevedere un’educazione finanziaria che parte dalle basi per i bambini dai 6 ai 10 anni per arrivare a temi più complessi per i ragazzi dagli 11 anni in su.

In Cina tutto questo è già realtà: per volontà dello stesso presidente Xi Jinping l’educazione finanziaria verrà insegnata nelle scuole elementari. E da noi? La finanza non è ancora parte del programma scolastico ma non disperiamo, noi adulti possiamo contribuire a migliorare il futuro finanziario delle nuove generazioni. Scopriamo come.

 

I soldi non piovono dal cielo

I soldi non piovono dal cielo. Un buon punto di partenza per spiegare ai più piccoli come il denaro non cresca sugli alberi come le mele, al contrario, è qualcosa che ci si deve guadagnare. Bisogna far capire ai bambini che i soldi sono un mezzo di scambio, ovvero uno strumento economico che misura il valore di prestazioni e di oggetti qualitativamente diversi nell’ambito di una particolare relazione sociale. Un mezzo di scambio che va guadagnato: collegare, ad esempio, la paghetta settimanale a delle piccole mansioni da svolgere potrebbe rappresentare un terreno di prova per imparare a gestire autonomamente il denaro, associandolo al principio della remunerazione.

 

Il concetto di risparmio

L’attenzione qui si sposta e si concentra su domande del tipo: come vengono spesi i soldi e quanto si risparmia? L’analisi non si limita alla paghetta in senso stretto, ma si estende al difficile equilibrio tra risparmio e consumo. «Non vivere al di sopra delle tue possibilità» è uno dei principi di base dell’educazione finanziaria. Mettere soldi da parte equivale infatti a capire l’importanza del denaro, aiutando così i bambini a decidere cosa è veramente indispensabile e cosa non lo è. Educando i più piccoli all’idea di risparmio, essi capiranno inoltre, una volta adulti, l’importanza di pensare alla pensione o l’utilità appunto di crearsi un cuscinetto contro i casi della vita.

 

 

Il concetto di bilancio e di prestito

Grazie alla paghetta i bambini possono iniziare a gestire autonomamente i propri soldi ma, attenzione, devono anche capire che non possono avere tutto ciò che vogliono: è necessario fare delle scelte. Ed è qui che entra in campo il concetto del bilancio: individuate insieme a loro quali spese deve coprire e quali sono invece superflue. Se si comportano in maniera responsabile e oculata nei confronti della somma a disposizione, avranno la possibilità di acquistare, con gli spiccioli di volta in volta risparmiati, qualcosa a cui tengono veramente. In questo modo li stimolerete a pianificare per raggiungere un obiettivo.

Necessaria in questo caso è anche un’introduzione al concetto di prestito e di rateizzazione: è bene spiegare come in certi casi si possa anche chiedere aiuto, comprando oggi e pagando nel futuro, ma che quando si usa del denaro altrui bisogna sempre restituire qualcosa, solitamente nella forma di un tasso di interesse. Perché non giocare a essere la banca dei vostri figli?

 

Il rischio e la responsabilità finanziaria

Non è mai troppo presto per responsabilizzare i ragazzi in tema di denaro: è importante spiegargli che ogni loro scelta economica può sì generare dei benefici, ma anche costi e conseguenze nel futuro. Queste conseguenze si legano al concetto di rischio, un concetto che fa parte della vita di ognuno di noi, connaturato all’idea stessa di esistenza: insomma, il rischio fa parte della vita. Quello che si punta a cambiare qui è l’atteggiamento verso il rischio: si può decidere di accettarlo, di evitarlo o di proteggersi con un’assicurazione.

Approfondire le strategie di gestione del rischio e capire il funzionamento di un’assicurazione deve far passare l’idea che si può pagare una commissione (premio) per trasferire il costo di una potenziale perdita a una terza parte.

 

Un miglior benessere collettivo

Un’economia avanzata ha bisogno di cittadini con almeno un livello base di conoscenza finanziaria. Gli adulti di domani – e soprattutto gli italiani di domani – devono imprescindibilmente possedere delle competenze che gli consentano di assumere comportamenti finalizzati ad adottare scelte consapevoli per il futuro sia come cittadini che come utenti dei servizi finanziari. La bassa conoscenza finanziaria ha alti costi, costi che – come abbiamo visto durante la crisi del 2008 – diventano particolarmente gravi e che, nei casi peggiori, possono avere pesanti ripercussioni sulla stabilità economica di un intero Paese.

Fare progressi sul fronte dell’educazione finanziaria rappresenta quindi una necessità urgente per il nostro Paese. Più elevate competenze finanziarie consentono di prendere decisioni più consapevolmente, di proteggersi dagli effetti di una crisi e di ridurre le disuguaglianze.

Eh sì, l’educazione è sempre la chiave.

 



1 – Le scelte d”investimento delle famiglie italiane, fonte CONSOB
2 – Educazione finanziaria nelle scuole, fonte: Banca d’Italia

Scritto da

Jessica è nata e cresciuta in Italia, ha conseguito la laurea triennale in commercio internazionale presso l'Università di Milano per poi trasferirsi in Olanda dove ha ottenuto la laurea specialistica in economia politica internazionale. La sua passione per i viaggi l'ha portata a vivere e lavorare per diverse start-up in giro per il mondo, sempre in ambienti internazionali e multiculturali. Ama scrivere e trascorrere i suoi fine settimana sulle sue amate Dolomiti trentine.

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