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Blue economy: un nuovo mare di risorse

Che cos'è la blue economy?

“Il mare concederà a ogni uomo nuove speranze”. Nuove speranze: è proprio quello di cui abbiamo bisogno. Estraiamo, produciamo, usiamo e gettiamo via: lo facciamo da sempre, da quando nessuno si preoccupava minimamente dell’impatto che l’umanità ha sull’ambiente e si era ancora convinti che la Terra e le sue risorse fossero infinite e inesauribili.

Nei prossimi anni, però, due potenti spinte sono destinate a modificare le strategie economiche nazionali e i nostri modelli comportamentali: la lotta all’inquinamento ambientale e l’abbandono degli schemi lineari dell’economia. Mentre il Salone del Risparmio – quest’anno dedicato ai temi della sostenibilità1 – si avvicina alla conclusione, vediamo come a insegnarci l’efficienza d’ora in avanti potrebbe essere la natura, alla quale il modello dell’economia blu si ispira.

 

Ma cos’è la blue economy?

La “blue economy” tratta modelli di business sostenibili che hanno un impatto positivo e di lungo termine sulla salute degli oceani. Più in generale, comprende tutte le attività economiche che hanno a che fare con il mare, le coste e i fondali, quali per esempio la pesca e il trasporto marittimo, puntando a rivoluzionarle.

La rivoluzione parte da un concetto molto semplice, che è da sempre davanti ai nostri occhi: il funzionamento degli ecosistemi naturali, dove nulla è sprecato e tutto viene riutilizzato all’interno di un processo che trasforma i rifiuti in materie prime.

Questo nuovo modello di business parte dall’elemento acquatico, come milioni di anni fa fecero le prime forme di vita, e dall’assunto che la superficie della nostra Terra sia costituita per la maggior parte da acqua. Per questo, mari, laghi e fiumi devono essere protetti e salvaguardati dall’inquinamento e, soprattutto, dalle azioni predatorie dell’uomo nei confronti della loro biodiversità.

Una teoria economica che può finalmente rappresentare il cammino dell’uomo verso una società avanzata: non più il profitto a tutti i costi e il consumismo sfrenato, ma il rispetto degli equilibri tra uomo e natura.

Quali settori comprende la blue economy?

Non è solo un pensiero ambientalista, ma un nuovo modello di business

A differenza della “green economy”, l’economia blu non punta solamente alla sostenibilità. La “crescita blu” mira infatti a favorire l’occupazione nell’economia marina e marittima e l’espansione economica anche in altri settori, come lo sviluppo di tecnologie off shore per l’energia rinnovabile, la promozione dell’acquacoltura e il sostegno alla ricerca nel settore delle biotecnologie blu. Il tutto grazie alle innovazioni tecnologiche oggi disponibili e soprattutto alla trasformazione di sostanze precedentemente sprecate in merce redditizia.

Poi c’è tutto l’aspetto tradizionale: fra le industrie “tradizionalmente blu” figurano le attività portuali e di stoccaggio, le costruzioni navali, i trasporti marittimi, ma anche le attività estrattive di petrolio e gas. Insomma, settori che, dati alla mano2, solo in Europa rappresentano il 40% degli scambi commerciali e quasi il 90% del commercio estero attraverso il trasporto via mare.

Visto l’enorme potenziale di questo settore economico, la Commissione Europea vorrebbe destinare 6,14 miliardi di euro nel bilancio UE 2021-2027 a un Fondo che consentirà di investire in nuovi mercati, tecnologie e servizi marittimi, come l’energia oceanica e la biotecnologia marina, mirando a:

  • potenziare l’offerta di posti di lavoro ad alto valore: dagli attuali 5,4 milioni ai 7 milioni attesi per il 2020;
  • ridurre le emissioni di carbonio;
  • rivitalizzare i settori tradizionali dell’economia e individuare i nuovi settori emergenti;
  • assicurare che gli ecosistemi marini rimangano sani e salvaguardati.

 

 

Dall’economia lineare all’economia circolare

L’economia odierna è basata su un modello di sviluppo economico di tipo “meccanicistico”, nato con la rivoluzione industriale, che vede il mondo come una “macchina”, che produce, usa e getta. Ma la situazione è chiara: l’equilibrio ambientale terrestre è compromesso, lo sfruttamento del territorio e del sottosuolo ha messo a rischio l’ambiente e gli ecosistemi, causando calamità e disastri naturali.

Tutti sentiamo la necessità di una rivoluzione industriale sostenibile, che vede il mondo come “rete” e dunque come un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, siano organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino le risorse di qualcun altro. Un modello economico finalmente evoluto e basato su durabilità, rinnovabilità e riutilizzo.

La circular economy fa parte degli United Nations Sustainable Development Goals, cioè gli obiettivi di sviluppo che le Nazioni Unite si sono date nel 2015 come guida per uno sviluppo sostenibile dell’economia globale. Obiettivi che, secondo le Nazioni Unite, saranno indispensabili per far fronte all’impatto dei 3 miliardi di nuovi consumatori che nel 2030 si affacceranno sui mercati.

 

Un oceano di opportunità per l’Italia

L’Italia, con i suoi 8.670 chilometri di coste, è al primo posto tra i Paesi del Mediterraneo per numero di servizi ambientali forniti dal mare, biodiversità, qualità del paesaggio, depurazione naturale dell’acqua e mantenimento della salute delle coste.

In un confronto diretto con i maggiori Paesi dell’UE (Germania, Spagna, Francia e Regno Unito), l’Italia è la terza più grande economia blu d’Europa e leader per il tasso di produttività nell’uso delle risorse marittime.

 

blue economy valore aggiunto | amCharts

 

Sono soprattutto i giovani imprenditori a voler scommettere su questo nuovo modello economico: secondo Confindustria, alla fine del 2017 circa il 10% delle imprese della blue economy (19.000 in totale) sono nate da un’iniziativa intrapresa da giovani principalmente del Centro e Sud Italia.

 

blue numero occupati | amCharts

 

Ma questo nuovo modello di sviluppo economico sostenibile potrà realmente fornire un importante contributo alla crescita socio-economica del Mezzogiorno e del Paese? Bè, sarebbe bello se riuscissimo finalmente a puntare efficientemente su un settore che ha tutte le carte in regola per contribuire più che positivamente all’occupazione giovanile e all’economia dell’Italia. Magari iniziando a capire che il mare non è solo turismo o, peggio, la destinazione degli scarichi industriali, ma una grande opportunità per le generazioni future.

 



1 – Salone del Risparmio 2019
2 – The 2018 Annual Economic Report on EU Blue Economy, fonte: European Commission

Scritto da

Jessica è nata e cresciuta in Italia, ha conseguito la laurea triennale in commercio internazionale presso l'Università di Milano per poi trasferirsi in Olanda dove ha ottenuto la laurea specialistica in economia politica internazionale. La sua passione per i viaggi l'ha portata a vivere e lavorare per diverse start-up in giro per il mondo, sempre in ambienti internazionali e multiculturali. Ama scrivere e trascorrere i suoi fine settimana sulle sue amate Dolomiti trentine.

Ultimi commenti
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    Cara Jessica,
    delle 19000 imprese di blue economy ne esistono di quotate in qualche listino di Borsa??
    cordialmente
    attilio rontani

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    Articolo molto interessante, proietta una nuova luce su di un mondo sull’orlo della catastrofe ambientale.
    Ci vorrebbe un indice che raccogliesse il settore in un ETF.

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