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Brexit: gli inglesi hanno scelto, e ora?

Il Regno Unito ha scelto di lasciare l’UE. L’impatto (negativo) sui mercati finanziari è stato immediato: da capire come si muoveranno le istituzioni per arginare l’effetto contagio di una potenziale vasta crisi finanziaria.

I cittadini britannici hanno deciso: nel referendum consultivo hanno optato per lasciare l’UE. Lo hanno fatto con il 51,9% dei voti – interessante la correlazione tra livello d’istruzione e voto: le persone con un maggiore istruzione hanno votato per “Bremain”, come ha mostrato il Financial Times (https://t.co/dYKO9PjIxd). A favore del “Leave”, invece, molti anziani.

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La reazione dei mercati

Come prevedibile, l’immediata reazione dei mercati è stata è violenta: le Borse di tutto il mondo e le obbligazioni dei Paesi periferici sono segnate dalle vendite; la sterlina è in caduta libera (nei confronti del dollaro USA scende a 1,3229$, il valore più basso dal 1985). Si apprezzano i tradizionali attivi difensivi: obbligazioni tedesche (Bund) e statunitensi (Treasury bond), oro, yen.

Il Barometro del rischio AdviseOnly sta ovviamente calando velocemente, ad indicare un crescente stress sui mercati finanziari.

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La domanda vera è: la fiammata di vendite si fermerà?

Qui in AdviseOnly, come in tutti i luoghi dove ci si occupa di risparmi e mercati finanziari, stiamo attentamente valutando e monitorando la situazione.

In breve, a caldo, la crisi verrà probabilmente arginata e fermata se:

  • Le banche centrali, BCE e Bank of England in testa, saranno efficaci nella reazione di contenimento, ampiamente preparata e annunciata nei giorni scorsi; Bank of England ha subito dichiarato che metterà a disposizione dei mercati liquidità fino a 250 miliardi di sterline per poter resistere a questo periodo di incertezza e di assestamento
  • Non partiranno flussi di vendita così forti da innescare una reazione a catena nel mondo del trading algoritmico (molte strategie sono di tipo momentum, o basate su indicatori di trend, e tendono ad autoalimentarsi, stile profezia autoavverantesi)
  • Non vi saranno azioni mirate di short-selling (vendita allo scoperto), tipo quella attuata nel 1992 dal Quantum Fund di George Soros, e che si sono viste nei confronti di varie banche durante la crisi Lehman Brothers del 2008
  • regulator metteranno in atto, se necessario, le classiche azioni di contenimento, quali ad esempio il divieto di short-selling
  • Un fattore di attrito alla caduta è costituito dai rendimenti obbligazionari e monetari bassissimi, spesso negativi: gli operatori affamati di rendimento (ad esempio fondi pensioni in difficoltà con gli esborsi, fondi comuni con commissioni esose, che devono produrre performance positive per non perdere i clienti) non aspettano che di poter comprare azioni a sconto per migliorare il potenziale di performance positiva dei portafogli.

Ricordate che i mercati finanziari sono un sistema complesso e che reagiscono in modo imprevedibile nel breve termine: i rischi sono legati e possono ingenerare un effetto domino. Cosa accadrà nelle prossime ore, se il contagio si spanderà o se la crisi verrà fermata, non lo sa nessuno.

Impatti di lungo termine

Ne abbiamo parlato qui, ma vale la pena ribadire i punti essenziali.

  • Se il Parlamento del Regno Unito darà seguito al volere dei cittadini britannici, decadranno gli accordi UE e inizierà una lunga discussione per stipularne altri, cruciali per determinare il futuro dei rapporti economici tra UK e UE. È una causa di separazione, non sarà semplice.
  • La maggioranza degli economisti ritiene che Brexit farà soffrire, e non poco, PIL e occupazione in UK. Il CEP-London School of Economics stima che il PIL del Regno Unito subirebbe una contrazione compresa tra -2,2% e -9,5%. Una minoranza, tra cui Open Europe, stima che l’impatto sul PIL britannico sarebbe positivo. Immediato l’impatto sul settore finanziario britannico, e Londra.
  • L’esito del referendum è stato una doccia fredda per il fronte degli europeisti e, per alcuni analisti, Brexit potrebbe essere addirittura il primo passo verso la disintegrazione dell’UE. Altri Stati potrebbero muoversi nella direzione di lasciare l’euro, spinti dall’onda crescente di euroscetticismo (in Francia la Le Pen parla di Frexit…)
  • A questo proposito rammento che l’art. 75 della Costituzione Italiana saggiamente vieta referendum su trattati internazionali (Maastrich).
  • Per qualcun altro potrebbe anche essere uno shock positivo per l’agonizzante UE, che potrebbe ricompattarsi di fronte all’idea di un Europa unitaria.

State con noi: seguiremo la situazione, fornendovi una sintesi ragionata di ciò che accade e, soprattuto, monitorando mercati e portafogli, per chi ha aderito al nostro servizio Tutor.


Investi con consapevolezza, investi per il tuo futuro

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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