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Crescita economica e corruzione: esiste un legame?

I fattori che determinano la crescita economica di un Paese sono molti e molto diversi tra loro. Ci siamo chiesti quale peso può avere la corruzione sul PIL di una nazione.


La crescita economica di un Paese è una variabile complessa, ossia dipende da molti fattori. Ad esempio, il livello di istruzione della popolazione, le politiche fiscali e monetarie, gli investimenti infrastrutturali, il tasso di cambio, la spesa in ricerca e sviluppo, la pressione fiscale, l’entità del debito… e si potrebbe continuare. Noi siamo convinti che tra questi fattori potrebbe rientrare anche il livello di corruzione.

Corruzione e crescita, dov’è il nesso logico?

È il buon senso a suggerire che un elevato livello di corruzione possa impattare negativamente sulla crescita economica di un Paese, dunque sulla formazione di reddito. Vi sono diverse ragioni dietro questo ipotetico nesso causale:

  • la corruzione può portare alla formazione delle cosiddette “caste”, impedendo così alla popolazione e al Paese di crescere in maniera uniforme; favorendo solo piccole parti dell’economia si rischia di provocare una riduzione della crescita totale;
  • la corruzione potrebbe peggiorare i conti pubblici e le performance fiscali, basti pensare alle gare truccate per aggiudicarsi un appalto e alla lievitazione della dimensione della pubblica amministrazione;
  • la corruzione può influenzare la produttività del lavoro in quanto non premia l’efficienza ma il rapporto personale e clientelare;
  • la corruzione riduce la quota degli investimenti[1].

Con tali ipotesi in mente, chiediamo ai dati cos’hanno da dirci in proposito, mettendo in relazione queste variabili:

  • un indice che misura e quantifica il livello di corruzione in ciascun Paese [2];
  • la crescita economica reale (cioè al netto dell’inflazione) di ciascun Paese. [3]

L’idea è molto semplice: proviamo a mettere in relazione i dati raccolti e vediamo se ne esce qualcosa di interessante.

Il grafico

Il grafico seguente riporta, per ogni Paese, su un asse il tasso medio di crescita economica (PIL reale) e sull’altro il valore medio dell’indice di corruzione (è una metrica discutibile, per com’è calcolata, in quanto si tratta di una variabile qualitativa difficile da misurare).

Con tutti i caveat del caso, guardando il grafico si può osservare come la tendenza media (la linea gialla che approssima i puntini) sia decrescente: questo vuol dire che maggiore è stato il livello di corruzione di un Paese (dove 1 è il minimo e 100 il massimo), minore è stata la crescita economica media nel periodo di tempo considerato. Infatti, i Paesi con un livello di corruzione intorno a 65 (quindi abbastanza alto) hanno avuto, in media, una crescita del PIL reale minore rispetto ai Paesi con indice di corruzione compreso tra 15 e 25.

Qualche autocritica?

Tante.

Un’approssimazione del genere, sebbene dia riscontri interessanti e coerenti con la realtà, va comunque presa con le pinze. Questo perché vi possono essere altre variabili che contribuiscono maggiormente alla crescita economica e che di conseguenza spingono (o tirano) la crescita economica in una direzione o nell’altra. Vediamo un caso.

Cosa succede se, rispetto alla precedente analisi, introduciamo due Paesi come India e Cina?

Il grafico mostra che con l’aggiunta di questi Paesi, la tendenza media diventi un encefalogramma piatto (la linea retta di regressione è completamente piatta); ciò significa che (in questo caso) la corruzione sembra non giocare alcun effetto significativo sulla crescita economica.

Cina e India sono due Stati che, a prescindere all’alto livello percepito di corruzione (intorno a 60 per entrambi), stanno attraversando un ciclo economico completamente diverso rispetto a molti Paesi che sono stati precedentemente considerati. Mi vengono in mente almeno tre motivi fondamentali per cui in questo caso la relazione non sia mantenuta:

  • Cina e India sono la punta di diamante delle economie emergenti e, rispetto alle economie avanzate, i Paesi Emergenti tendono ad avere dei tassi di crescita maggiori[4];
  • è importante considerare che entrambi gli Stati stanno raccogliendo i frutti dei passati investimenti;
  • in particolare la Cina sta sfruttando bene la leva del debito.

Già queste tre semplici motivazioni rendono l’idea di come la crescita sia un sistema complesso e che vi siano tante altre variabili che giocano un ruolo più importante rispetto alla corruzione.

La corruzione in Italia

La corruzione non ha mai abbandonato il Bel Paese: paragonandola ai maggiori Stati europei, l’Italia riesce da tempo a far peggio in base a tutti gli indicatori disponibili per misurare la corruzione [Sic]. Infatti, nella classifica mondiale della corruzione percepita, l’Italia si posiziona  al 60° posto su 176 Paesi. E lo scenario peggiora se si considerano solo le economie avanzate: in questo caso la Penisola risulta il Paese in cui si percepisce più corruzione in assoluto. L’effetto della corruzione ha senz’altro contribuito alla formazione di debito pubblico portando l’Italia ad essere uno tra i Paesi avanzati con il peggiore rapporto debito pubblico/PIL.


[1] Come mostrato da Paolo Mauro nel paper Corruption & Growth [1995] e Hanousek and Kocenda [2011] .

[2] Ci siamo serviti del Corruption perceptions index fornito da Transparencyvinternational.  http://www.transparency.org/news/feature/corruption_perceptions_index_2016.

[3] Semplicemente il PIL.

[4] In macroeconomia questo fenomeno è chiamato “Catch-up effect”.


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Scritto da

Curioso fin da piccolo riguardo il mondo della finanza, segue il suo primo corso di analisi tecnica e dei mercati a 11 anni. Il crescente interesse per la finanza, specialmente per la parte matematico-statistica, lo porta a laurearsi in un percorso quantitativo, "Banking & Finance", presso l'università di Padova. Prima di unirsi al team di AO, fa una prima esperienza in una società di rating. Un passato da giocatore di tennis, passa il suo tempo libero alternando allenamento e giochi di strategia militare.

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