a
a
HomeECONOMIA E MERCATIECONOMIA, POLITICA E SOCIETA'La crisi è finita? Vi raccontiamo le vere prospettive di crescita dell’Italia

La crisi è finita? Vi raccontiamo le vere prospettive di crescita dell’Italia

Nel primo trimestre del 2015 il Pil italiano è aumentato dello 0,3%  rispetto al trimestre precedente, mentre è risultato invariato rispetto al primo trimestre del 2014, secondo il comunicato dell’Istat.

La notizia ha subito scaldato gli animi e c’è chi parla di fine della crisi, celebrando gli effetti delle “riforme strutturali” avviate dal Governo Renzi. Tuttavia, prima di peccare di eccessivo ottimismo, è bene analizzare alcuni studi sulle previsioni di crescita del nostro Paese per il 2015. Iniziamo dal Documento di Economia e Finanza 2015.

Le previsioni di crescita del DEF 2015

A pagina 8 del DEF 2015 è riportata la previsione del tasso di crescita per il 2015: +0,7% (dallo 0,6% stimato inizialmente). Ovvero il tasso di crescita è stato rivisto al rialzo di un decimo, dato riportato anche dall’Istat. In particolare il Documento riporta diversi fattori esogeni per spiegare la crescita italiana:

Riportiamo graficamente l’effetto stimato dei principali fattori esogeni (ossia esterni al sistema economico italiano), che influenzeranno il tasso di crescita dell’economia italiana dal 2015 al 2019 secondo il Governo.

 crescita

Notate come, secondo il DEF, la crescita stimata per il 2015 dipenda principalmente dal deprezzamento dell’euro, dal calo del prezzo del petrolio e dalla riduzione dei tassi d’interesse.

In altri termini, il Documento dice che il contributo alla crescita per il 2015 è dato principalmente da una congiuntura particolarmente favorevole all’economia italiana.

Aggiungo che non si parla di “riforme strutturali” (le virgolette sono motivate perché come ci ricorda Krugman in un suo articolo per il blog del New York Times “Scuse Strutturali”, la frase può voler dire un sacco di cose).

Inoltre, dei tre fattori citati in precedenza, il Documento attribuisce alla riduzione dei tassi d’interesse un’influenza molto più graduale.

Concentriamo quindi la nostra attenzione sugli altri due fattori: il tasso di cambio e il prezzo del petrolio. A questo proposito, riportiamo alcune interessanti conclusioni delle analisi del centro studi A/Simmetrie che mettono in discussione i fattori esogeni da cui dipenderebbe la crescita, secondo il DEF, e le positive previsioni di crescita per l’economia italiana.

Il primo fattore: il tasso di cambio

Al fine di non sopravvalutare l’impatto della svalutazione dell’euro sulla crescita italiana, la ricerca del centro studi A/Simmetrie valuta l’effetto del cambio non sul totale del commercio, ma distingue i flussi commerciali bilaterali fra l’Italia e i suoi partner commerciali (flussi di commercio disaggregati).

I risultati preliminari e di equilibrio parziale degli effetti di un persistente deprezzamento dell’euro sulla bilancia commerciale italiana (e sulla crescita), sono valutati nel breve e medio periodo (da 1 a 5 anni).

Questi risultati mostrano come, data la dimensione e il segno delle elasticità dei flussi di commercio bilaterale, un deprezzamento persistente del 20% dell’euro, non farebbe aumentare in modo consistente la domanda estera e quindi il Pil italiano. Infatti, il miglioramento della bilancia commerciale italiana, a seguito del deprezzamento dell’euro, potrebbe verificarsi solo dopo un prolungato periodo di tempo: l’andamento seguirebbe infatti una curva a J, meglio nota come effetto J.

Il secondo fattore: il calo del prezzo del petrolio

Secondo il modello macroeconometrico per l’economia italiana  del centro studi A/Simmetrie e il DEF, il calo del prezzo del petrolio ha un’importante influenza sulla crescita. In particolare, a pagina 40 il modello di  A/Simmetrie prevede che un aumento del prezzo del greggio del 50% determini un effetto sul Pil del -0,35%. Sempre secondo il modello, la crescita del 2015 sarebbe quasi interamente spiegata dagli effetti del calo del prezzo del petrolio e non dal deprezzamento dell’euro. Cosa implica tutto ciò?

Molto semplice: che un forte rimbalzo del prezzo del petrolio, potrebbe mandare a gambe all’aria le positive previsioni di crescita previste nel DEF 2015, trasformandole in nuovi #Numeriacaso.

Scritto da

Dopo l'importante esperienza lavorativa in AdviseOnly, dove ha ricoperto il ruolo di portfolio advisor e analista macroeconomico, è entrato in Cassa Depositi e Prestiti. Ha conseguito la Laurea in Economia Politica all'Università degli Studi di Roma I "La Sapienza", trascorrendo alcuni periodi di studio all'estero ed il Master in Finance (II livello) presso l’Università di Torino (CORIPE Piemonte). La sua principale passione è l'economia.

Nessun commento

lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.