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Fiscal Cliff: che cos’è e perché porterebbe l’America sull’orlo del precipizio?

Leggiamo da settimane, un po’ ovunque, la parola “Fiscal Cliff”: il burrone, il precipizio fiscale. Il Fiscal Cliff il mese scorso è salito ai vertici della lista delle maggiori preoccupazioni per gli investitori (top investor concerns) superando la Crisi europea e il “rallentamento” della Cina. Le aziende americane hanno raggiunto la quota 1.700 miliardi di dollari di cassa: gli analisti citano proprio il Fiscal Cliff come uno dei fattori che frena le aziende nei loro progetti di investimento e di assunzione.

Ma di cosa si tratta? Cerchiamo di mettere ordine e fare chiarezza sul tema più discusso negli Stati Uniti.

Che cos’è il Fiscal Cliff?

Il precipizio è quello in cui rischia di cadere l’economia statunitense se il Governo americano non trova soluzioni alternative: a partire dal 1° gennaio 2013 verranno infatti attuate automaticamente una serie di politiche fiscali restrittive che ammontano a quasi 700 miliardi di dollari.

Perché?

In tale data scadranno molte delle agevolazioni fiscali temporanee (riduzione delle tasse sui redditi, misure di stimolo all’occupazione per circa 500 miliardi) che sono state decise e rinnovate a più riprese per fare fronte alla crisi economica, a partire da Bush. Inoltre saranno attivati una serie di tagli alla spesa pubblica (oltre 100 miliardi) decisi più di un anno fa anche per superare il problema del tetto del debito pubblico (Debt Ceiling).

Impatto

Secondo le stime del CBO (Congressional Budget Office – l’Agenzia Governativa che si occupa di produrre analisi economica super partes per il Governo degli Stati Uniti) se non si agirà per arginare tale “millennium bug”, l’impatto sulla crescita economica degli USA sarà del -4% del PIL nominale nel 2013 (PIMCO parla del -5%).

Ciò significa che la crescita USA potrebbe essere pari a -0,5% nel 2013 (il CBO stima anche un tasso di disoccupazione al 9,1%).

Di parere analogo è anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che, in una bella pubblicazione dell’estate scorsa, ha analizzato anche l’impatto per l’economia globale in termini di effetti sul commercio internazionale e di calo dei prezzi delle commodity.

JP Morgan sta misurando la paura del Fiscal Cliff con un indice proprietario che confronta i prezzi relativi dell’azionario globale e dell’azionario americano, a testimonianza del peso sui risky asset USA dell’attuale incertezza sulle politiche fiscali.

Soluzioni

Il Presidente Obama deve far sì che si trovi un compromesso in seno ad un Congresso spaccato. La situazione politica  non è cambiata dopo le elezioni di novembre ed Obama si ritrova a fronteggiare gli stessi impedimenti che avevano portato vicino allo stallo politico ad aprile dello scorso anno (a causa della mancanza di un accordo sul budget) e molto vicino al default nell’agosto 2011 per le difficoltà circa il tema dell’innalzamento del tetto del debito. I mercati e gli opinionisti sono ottimisti anche perché pare che punti di contatto tra Democratici e Repubblicani ci siano e che una soluzione sia imminente. Rimane la preoccupazione che si tratti ancora di una soluzione temporanea, che sposti in avanti il problema senza risolverlo.

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quali sono i problemi economici degli USA?

L’altro lato della medaglia però esiste:

  • Gli USA registrano un enorme problema di debito pubblico, al 104% del PIL secondo le stime ufficiali (e senza tenere conto dei debiti degli enti locali, degli Stati e delle Agenzie Governative. Se si dovessero conteggiare anche queste componenti il rapporto sarebbe pari 140%!).
  • Un deficit pari al 9,3% del PIL (quasi 300 miliardi di dollari). Se le misure fiscali non dovessero esser messe in atto, il deficit salirebbe di 503 miliardi nel 2013 e di 682 miliardi nel 2014.

Quindi, qualora il Fiscal Cliff dovesse essere evitato, gli Usa si troveranno comunque a dover affrontare il bubbone conti pubblici (e lo scalpitare delle Agenzie di Rating). Gli Stati Uniti avranno il problema di gestire un bilancio Federale enorme, legato a programmi di spese obbligatori che nel medio periodo sono insostenibili. Il tema del Debt Ceiling (raggiungimento del tetto del debito pubblico massimo consentito) si ripresenterà presto.

Inoltre, sempre secondo il CBO, il mantenimento degli attuali stimoli fiscali aumenterebbe la crescita e ridurrebbe la disoccupazione, con un PIL che rimarrebbe però al di sotto del potenziale. Molto più gravi sarebbero gli effetti nel medio-lungo periodo qualora le politiche attualmente in vigore fossero estese per un periodo indefinito di tempo: il continuo aumento del debito pubblico avrebbe un rischio altissimo di trasformarsi in crisi fiscale con un incremento dei tassi d’interesse e di probabile impatto negativo sulla crescita economica (il PIL crescerebbe assai meno di quanto non farebbe “precipitando dal burrone del fiscal Cliff”).

A mio parere il compromesso sul Fiscal Cliff è il modo per gli USA per:

  • “comprare tempo”
  • tornare a crescere (in modo che piano piano l’economia inizi a correggere autonomamente i problemi sui conti pubblici)
  • modificare radicalmente il sistema sanitario e la social security (due voci che per gli USA sono assai problematiche).

A quanto pare… “tutto il mondo è Paese”.

Scritto da

Esperta di obbligazioni e di gestione di portafoglio, è laureata in Economia Politica Internazionale all'Università di Torino. Vanta una lunga esperienza sui mercati finanziari, acquisita in primarie realtà nel mondo del risparmio gestito, come DWS Investments e Anima Sgr. È stata ricercatrice presso l’International Center for Economic Research.

Ultimi commenti
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    Mancano solo 5 gg al dirupo fiscale, speriamo che prevalga il buonsenso, se no altro che cigno nero, questo è uno pterodattilo gigante.

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