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Dimmi con chi stai e ti dirò come spendi: cause e conseguenze economiche dell’amore

Al cuore non si comanda. E al portafoglio?

Un po’ meno, per chi è in coppia.

Lo dicono gli ultimi studi sull’attrazione e sulle decisioni finanziarie all’interno della famiglia.

Parafrasando Keynes, oggi chiariremo non solo le cause, ma anche le “conseguenze economiche dell’amore”.

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Gli opposti si attraggono?

Secondo uno studio di Rick, Small e Finkel, il famoso adagio popolare secondo cui “gli opposti si attraggono” (complementary attraction) vale anche per il proprio comportamento verso gli acquisti. Questo implica che gli avari si sposeranno con gli spendaccioni e viceversa. L’attrazione infatti segue delle regole di complementarietà secondo i professori Klohnen e Mendelsohn[1]. Per completarsi, due persone cercano nel proprio partner caratteristiche legate all’attitudine a spendere che esse vorrebbero  avere o che sono orgogliose di avere; invece per quanto riguarda caratteristiche demografiche, valori, personalità e carattere, vale il detto: “Ogni simile ama il suo simile” (tecnicamente: positive assortment). Per questo motivo, coloro che maledicono la loro avarizia sposano chi al contrario ama spendere allegramente i propri soldi, in modo che li aiuti a temperare il proprio difetto.

Ma questo è un bene per la vita di coppia?

litigio in coppia per motivi economici

Non proprio: avari e spendaccioni sono più soddisfatti se si sposano coi loro simili. Le unioni tra avari e spendaccioni e viceversa portano, per ovvi motivi, a conflitti nella gestione del denaro. Gli avari stanno anche finanziariamente meglio se si sposano tra di loro, al contrario degli spendaccioni, che godono di una migliore posizione se condividono il tetto con un avaro.

Un altro adagio popolare sulla vita di coppia recita: “L’uomo è il capo. Ma la donna è il collo e muove il capo dove vuole”. Vale anche per le decisioni di spesa all’interno della famiglia?

Chi comanda in famiglia?

Come tutti coloro che hanno una formazione economica, non posso che rispondervi: dipende!

Secondo una ricerca di Mader e Schneebaum dell’anno scorso, in Europa le donne prendono da sole le decisioni sulle spese quotidiane e per bambini. Due decisioni strettamente legate al ruolo femminile di cura della famiglia e dei figli, che sembra limitarne il potere decisionale. Le decisioni finanziarie sono invece appannaggio degli uomini. Questa divisione delle decisioni segue la teoria dell’orchestration power (Woolley e Marshall, 1984[2]).

Ma se le mogli guadagnano più dei mariti, hanno una maggiore probabilità di prendere loro queste decisioni. Al contrario, le persone inattive hanno minore potere decisionale in famiglia. Insomma, in generale, più i membri della coppia hanno guadagni simili, più è probabile che prendano decisioni insieme.

Ma la presenza di un figlio in famiglia ribalta la situazione: in questo caso, la coppia prenderà insieme decisioni finanziarie e sui beni durevoli, mentre saranno le decisioni sulle spese quotidiane a essere prese da un membro o dall’altro separatamente.

E se la famiglia versa in una condizione di disagio economico? In questo caso, la probabilità che le decisioni siano prese insieme cala.

Concentriamoci ora sul Sud Europa, che nella classificazione di Esping-Andersen[3] dei sistemi di Welfare include Italia, Grecia e Spagna. In questi tre Paesi, le donne prendono più difficilmente decisioni da sole all’interno della famiglia. In caso di problemi finanziari, sono gli uomini a decidere. Inoltre in questi Paesi, il maggior grado di istruzione di un membro della coppia non gli dà un maggior potere decisionale in famiglia, a differenza degli altri Paesi europei.

Una peculiarità tutta italiana è che da noi, col passare del tempo, si prendono sempre più decisioni insieme all’interno della coppia.

 

Insomma, cuore e portafoglio sono più legati di quanto si pensi. Per dirla con Franco Battiato:

Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro

 

Voi cosa ne dite: trovate conferme o smentite di quanto riportato in questi studi nella vostra vita privata?

Raccontateci le vostre storie!

 


[1] Klohnen, Eva C. e Gerald A. Mendelsohn (1998), “Partner Selection for Personality Characteristics: A Couple-Centered Approach,” Personality and Social Psychology Bulletin, 24 (3), pp. 268-78

[2] Woolley, Frances e Judith Marshall, “Measuring Inequality Within the Household,” Review of Income and Wealth, 1994, 40 (4), pp. 415–431

[3] Esping-Andersen, Gøsta, “The Three Worlds of Welfare Capitalism”, Oxford: University of Oxford Press, 1990

Scritto da

Laureata in Management presso l’Università Bocconi nel 2012, con una tesi sull’inattività giovanile in Italia. Da studentessa, ha collaborato con i media universitari Radio Bocconi e Tra i Leoni e al di fuori delle mura accademiche con Campus (Gruppo Class Editori) e Real World Magazine (Gruppo Potentialpark). In Saipem si è invece occupata di accertamenti giuridici nell’area Risorse Umane. Dopo la laurea, è stata assistente ai programmi di politica, economia e finanza a Radio 24 (Gruppo 24 Ore), nonché redattrice economica di Arcipelago Milano. I suoi principali interessi sono economia e comunicazione online. La distraggono da grafici e dati solo arte, cinema, teatro e buone letture.

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