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Ilva di Taranto, Pil e indicatori di benessere: l’economia deve essere più umana

Mi ha molto colpito qualche giorno fa un servizio al TG che misurava l’impatto di una eventuale chiusura degli stabilimenti ILVA fino ad un punto percentuale del PIL annuo italiano, sarebbe un altro colpo inferto alla già disastrata economia italiana. Nell’ultimo Economic Outlook, infatti, l’OCSE ha rivisto al ribasso le stime per l’economia italiana portandole al -2,2% per il 2012 e al -1% per il 2013.

Tornando però all’ILVA vediamo di inquadrare un po’ meglio la situazione con i numeri.

L’ILVA una società per azioni del Gruppo Riva che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell’acciaio. È nata sulle ceneri della dismessa Italsider e privatizzata nel 1995. Conta oggi circa 12.000 dipendenti, che arrivano a circa 20.000 se si considera l’indotto; dei dipendenti diretti l’80% ha tra 21 e 39 anni (nella provincia di Taranto il tasso di disoccupazione è intorno al 30%). L’ILVA rappresenta il più grande sito produttivo siderurgico d’Europa e il 20° gruppo siderurgico al mondo.

chiusura stabilimento ILVA
Secondo i dati di Confindustria la capacità produttiva dell’ILVA di Taranto copre il 40% del fabbisogno nazionale, il che ammonta ad un ipotetica spesa annua di 9 miliardi di euro.

I numeri fanno davvero paura ma, nella loro crudezza, sono largamente insufficienti a rendere la misura di questo dramma.

Il PIL è il principale indicatore per misurare la grandezza di un economia ma, anche se spesso viene usato come tale, è inadatto a misurare il vero livello di benessere di un paese.

Vediamo come viene calcolato il PIL (lo trovate anche nella nostra AOpedia, l’enciclopedia finanziaria di Advise Only):

Prodotto Interno Lordo
=
Consumi + Investimenti + Spesa dello Stato + (EsportazioniImportazioni)

Che cosa salta all’occhio analizzando questo indicatore?

  • non vi sono riferimenti alla distribuzione della ricchezza
  • non c’è traccia dei beni e servizi offerti dal settore pubblico
  • non attribuisce un valore all’ambiente
  • non c’è la dimensione del tempo libero
  • si trattano solo gli scambi monetari e non i settori non profit
  • non considera gli aspetti relativi alla libertà e ai diritti umani

È evidente che il PIL non può essere un indicatore che misura adeguatamente il benessere delle nazioni e il welfare come correntemente inteso. Per farlo servono indicatori che non si focalizzino solo sugli aspetti prettamente monetari ma piuttosto sul valore della persona e che siano strumentali all’attuazione di politiche di crescita sostenibile.

Negli ultimi 20 anni è stato fatto molto lavoro su questo tema da parte di economisti e organizzazioni non governative e di seguito illustriamo alcuni dei risultati cui si è pervenuti.

L’OCSE ha creato il Better Life Index, un indice caratterizzato da 11 parametri non economici:

  1. Casa
  2. Reddito
  3. Lavoro
  4. Comunità
  5. Educazione
  6. Ambiente
  7. Forma di governo
  8. Salute
  9. Soddisfazione della vita
  10. Sicurezza
  11. Equilibrio tra vita e lavoro

Questo indice ha alcuni limiti, tra cui quello di consentire l’analisi solo sui paesi OCSE, ma è interessante perchè evidenzia come ricchezza e prosperità siano correlati nei paesi industrializzati.

L’elemento innovativo, macroeconomia 2.0 se volete, è che i pesi dell’indice sul sito si possono variare secondo la propria percezione personale di benessere e costruirsi così il proprio indice personalizzato. Io l’ho fatto e ci ho addirittura costruito un portafoglio d’investimento sul sito Advise Only: si chiama BetterLifeST. Per vedere la composizione, copiarlo, seguirlo ecc… vi basta accedere al sito (o iscrivervi, se ancora non l’avete fatto).

Apri il portafoglio

investire nei paesi con migliore qualità della vita

In Italia Il Sole 24 Ore pubblica da anni un indice denominato “Qualità della vita”, tale indice vuole misurare la vivibilità delle province italiane, attraverso 36 indicatori raggruppati in 6 categorie: tenore di vita, affari e lavoro, servizi, ambiente e salute, ordine pubblico, popolazione, tempo libero.

Anche l’Istat si è mosso e, nel giugno 2012, in occasione della conferenza di Rio sullo Sviluppo Sostenibile, insieme al CNEL, ha presentato un lavoro che seleziona 134 indicatori raggruppati in 12 dimensioni:

  • Ambiente
  • Salute
  • Benessere economico
  • Istruzione e formazione
  • Lavoro e conciliazione tempi di vita
  • Relazioni sociali
  • Sicurezza
  • Benessere soggettivo
  • Paesaggio e patrimonio culturale
  • Ricerca e innovazione
  • Qualità dei servizi
  • Politica e istituzioni

A Dicembre dovrebbe essere pubblicato il primo rapporto ISTAT-Cnel sul benessere in Italia.

Per chi fosse curioso il Centre for Bhutan studies si è spinto a creare un Indice di Felicità Nazionale. Sicuramente è influenzato dalla matrice buddhista della cultura locale, ma è straordinariamente interessante.

Bob Kennedy nel 1968, in occasione di un discorso all’università del Kansas, disse:

“il PIL misura qualunque cosa, tranne ciò per cui vale la pena di vivere”.

Forse questa è un affermazione eccessiva, ma è evidente che il PIL non è neanche lontanamente sufficiente a descrivere il benessere della popolazione e appare come una misura quasi blasfema per rappresentare il dramma di chi, come a Taranto, è obbligato a scegliere tra la salute e il lavoro.

Scritto da

È uno dei partner fondatori e Presidente di Advise Only. Laureata in Economia Politica presso l'Università Bocconi, è stata responsabile dell'area commerciale dell'asset management del gruppo Banca Leonardo, occupandosi della ristrutturazione dell'offerta dei prodotti di risparmio gestito. In precedenza ha accumulato significative esperienze dapprima presso l'area Fixed Income Sales & Trading di JP Morgan e poi come Managing Director in Goldman Sachs, area Structured Fixed Income, occupandosi di clientela istituzionale italiana. Ama lo sport (corsa e sci di fondo), i buoni libri e l'opera lirica.

Ultimi commenti
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    L’ILVA è proprio una classica tragedia italiana, lì ci doveva essere agriturismo e natura, e invece hanno messo su quel mostro. Che poi si è rivelato tale e quel territorio chissà se e quando potrà essere recuperato.

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      Sei una di quelle persone che crede che il mondo potrebbe girare solo con agriturismi e parchi naturali? Mi sembra una visione un po’ minimizzatrice la vostra, mi sto laureando in Economia Ambientale e sono anch’io molto attaccato alle dinamiche socio-economico-ambientali. Nel considerare la questione è necessario considerare due fatti: Taranto e il territorio intorno sono stupendi; l’Ilva è uno stabilimento che non può essere chiuso. Riguardo al primo punto c’è da chiedersi dove sono nel sud Italia territori da utilizzare essenzialmente a scopo industriale? Da nessuna parte. Secondo voi l’occupazione al giorno d’oggi come si crea? Con agriturismi e parchi naturali? Per soddisfare i sempre più grandi bisogni purtroppo è necessario costruire poli industriali sempre più grandi. Negozi e piccole botteghe non bastano per abbattere la disoccupazione. Chiudendo l’Ilva, buttereste altre 20.000 persone (80% tra 21 e 39 anni) nel mare della disoccupazione che già è al 30%, ripeto 30%. Così facendo Taranto e il territorio circostante morirebbero totalmente, senza considerare le enormi ripercussioni a livello italiano ed europeo. Riguardo al secondo punto detto all’inizio, l’Ilva è uno stabilimento che deve essere ristrutturato innanzitutto dal punto di vista dell’assetto proprietario. La mia idea (e quella di molti altri) è di nazionalizzarla, distribuire le quote della società a tutti i dipendenti e di bonificare tutta l’area circostante. Infatti questi, essendo gli abitanti della provincia stessa sono gli unici in grado di portare avanti idee concrete per il bene sia dell’azienda sia dell’ambiente circostante. Avessero davvero a cuore la situazione, tutto ciò sarebbe possibile. Figuratevi se 20.000 persone (e sono convinto che lo farebbero anche chi non lavora a contatto con l’Ilva) che si buttano in piazza con idee concrete e contro le amministrazioni locali non verrebbero ascoltate. Purtroppo ancora non siamo arrivati al culmine della sopportazione e fare cortei come sono successi in Spagna, qui da noi è ancora impensabile. Non sono pugliese, ma anche da me ci sono diversi problemi. Mi raccomando continuiamo a votare questi cialtroni.

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    ciao, scusa voglio farti notare un errore (abbastanza grave) sulla spiegazione del PIL.
    il PIL è si il prodotto interno lordo italiano, ma nella sua equazione la spesa pubblica è COMPRESA. infatti se guardi un libro di macro economia troverai questa formulazione PIL= C + I+ G + X – IMP
    C- consumi
    X- esportazioni
    IMP- importazioni
    I- investimenti
    G- spesa pubblica—> è proprio questa variabile che va a quantificare la spesa di beni e servizi del servizio pubblico, cioè pensioni trasferimenti tasse finanziamenti di beni pubblici come ponti autostrade piazze ecc..
    per il resto, ottimo articolo. sostengo anche io tutto ciò che hai scritto.
    ciao!

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