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Le armi negli USA: un business miliardario

Quanti soldi girano dietro al business delle armi negli Stati Uniti?

Sono anni, ormai, che il dibattito sulla libera circolazione delle armi negli Stati Uniti fa parte degli hot topic, risvegliato dal suo colpevole torpore soprattutto in seguito alle periodiche stragi o durante le campagne elettorali. In questi giorni assistiamo ad una letale combinazione delle due e l’opinione pubblica è quanto mai divisa.

Emergenza nazionale

Tralasciando le evidenti questioni culturali che potrebbero essere contro intuitive, se non assurde, agli occhi degli europei, voglio delineare il quadro generale statunitense con l’aiuto di qualche dato.

  • 33.000: i cittadini americani che muoiono ogni anno per colpa di incidenti legati alle armi.
  • 270-310 milioni: stima delle armi diffuse tra la popolazione statunitense (PEW).
  • 88,8%: la popolazione USA in possesso di un’arma da fuoco, se il totale fosse diviso in parti uguali. Compresi i bambini.

Un paio di cifre, impressionanti, che bastano a tratteggiare una vera e propria emergenza sociale su scala nazionale.

Il seguente grafico ci aiuta, invece, ad osservare la questione da un punto di vista internazionale: il problema statunitense emerge con tutta la sua gravità, i numeri parlano in modo inequivocabile: gli Stati Uniti sono il Paese con la più alta concentrazione di armi e il più alto numero di stragi al mondo.

 

L’economia delle armi

A questi numeri corrisponde un grande giro d’affari, sia in termini di fatturato che di persone coinvolte nell’indotto, che in qualche modo giustifica -ahinoi- la massiccia attività di lobby all’interno del Congresso da parte dell’NRA e delle società coinvolte.

  • 13,5 miliardi di dollari: il fatturato annuale dell’industria delle armi e del suo indotto (IBIS)
  • 10.847.792: le pistole, i revolver, i fucili e i fucili a pompa prodotti nel 2013, di cui solo il 4% è stato esportato – (ATF)
  • 263.223: i posti di lavoro full-time collegati all’industria delle armi (NSSF)
  • 49,2 miliardi di dollari: il giro d’affari legato alla produzione, al commercio e all’utilizzo di armi da fuoco (NSSF)
  • 229 miliardi di dollari: il costo annuale (2012) degli incidenti legati alle armi da fuoco, equivalente all’1,4% del PIL statunitense (MotherJones)

What’s next?

I numeri non lasciano dubbi sulla dimensione del problema e sulla sua portata economica. Per alcuni analisti politici, l’imminente campagna elettorale per la Casa Bianca sarà la prima incentrata sul tema della sicurezza, dopo molti anni di dibattiti sull’economia e la crescita.

È altrettanto chiaro che giunti a questo punto si debbano intraprendere delle azioni sulla circolazione delle armi sul territorio nazionale, anche in ottica anti-terrorismo. 265 mila posti di lavoro e 49,2 miliardi di giro d’affari sono in grado di spostare l’ago della bilancia di un’intera elezione? Probabilmente sì.

Da cittadini del mondo possiamo solo auspicare una soluzione di buonsenso.


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Scritto da

Nato e cresciuto con la guida del team di comunicazione di AdviseOnly a partire dal 2012, ha successivamente collaborato con diverse startup operanti in settori diversi tra loro: dalla musica al turismo, sempre occupandosi di comunicazione web e gestione della brand image sui social network. Dopo la laurea in lingue ed economia all’università Cattolica di Milano ha fondato e lanciato la propria startup, per poi tornare nuovamente in AdviseOnly alla guida della comunicazione e del marketing.

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    33.000 morti/anno è un numero totalmente inventato: la media 2001-2011 è di 11.385, meno della metà (13.286 nel 2015)

    http://www.bbc.com/news/world-us-canada-34996604
    http://www.gunpolicy.org/firearms/compareyears/194/number_of_gun_homicides

    inoltre, si tratta di una cifra manifestamente fuorviante, in quanto comprende le morti connesse alle attività criminali (regolamenti tra bande cittadine, traffici illeciti e quant’altro) che notoriamente utilizzano armi illegali e non risentono di eventuali restrizioni al commercio

    i “mass shooting” sono certamente un problema negli USA, ma viste le percentuali di Svizzera e Finlandia il problema sembrerebbe più legato alle persone che alle armi: lo stesso titolo del grafico è dubbioso… “may be linked”

    a questo proposito, vale la pena notare che i numeri di UK e Olanda sono del tutto sorprendenti

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