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Sesso e denaro: ecco perché alle donne non piace il rischio

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Si dice che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere. Ma non tutti sanno che esistono anche differenze nelle scelte d’investimento tra i due sessi. A pochi giorni dalla Festa della Donna 2015, vogliamo approfondire un aspetto in particolare: la diversa propensione al rischio.

Da cosa dipende? Se volete scoprirlo, allacciate le cinture e preparatevi a un tour guidato tra economia, finanza, psicologia, biologia e neuroscienze. Il punto di partenza sono i portafogli realizzati dalle utenti del sito AdviseOnly (e disponibili gratuitamente, lo ricordiamo).

Le donne di AdviseOnly e il rischio finanziario

Nell’ultimo anno, le donne sono state pari al 16,5% degli utenti di AdviseOnly. La maggior parte di loro (il 27,64%) ha un’età compresa tra i 25 e i 34 annitra i 45 e i 54 anni (18%). Come la maggioranza delle italiane, sono meno propense al rischio degli uomini.

Per capire in che misura, basta confrontare tra loro i portafogli AO Men e AO Women. Entrambi sono una media dei portafogli realizzati dagli uomini e dalle donne registrati al nostro sito, costruiti attraverso una procedura anonima che non viola la loro privacy.

 AO Women AO Men

Entrando nel dettaglio, l’indice composito di rischio di AO Women è inferiore a quello di AO Men: 10 contro 12. Infatti, gli uomini investono più in azioni delle donne (il 40% degli uomini contro il 38%) e meno in obbligazioni (42,31% delle preferenze maschili contro il 43,23% di quelle femminili). Insomma, le donne sembrano aver paura del rischio.

Perché le donne sono più avverse al rischio?

Emotività diverse. Uno studio di Croson e Gneeze[1] sostiene che le donne vivono le emozioni più intensamente degli uomini e provano maggiori delusioni in caso di situazioni negative, anche in campo finanziario. Sono pertanto più avverse al rischio.

Le donne hanno meno fiducia in se stesse. Sempre secondo i due ricercatori, gli uomini, complice il testosterone, tendono più delle donne a sovrastimare se stessi e la qualità delle informazioni in loro possesso. L’eccessiva fiducia si manifesta sia in quello che credono di sapere, sia in quello che pensano di saper fare, portandoli ad assumersi rischi maggiori quando investono.

Diversa concezione del rischio. Una ricerca condotta per Unicredit da Guiso, Sapienza e Zingales[2] documenta che uomini e donne hanno una diversa visione del rischio: per il 69,50% dei primi è un’opportunità; per il 75% delle seconde è una minaccia.

Diverso ruolo nella riproduzione. Infine, un’ultima spiegazione è legata al principio di Bateman (1948), secondo cui uomini e donne sono accomunati da un unico obiettivo: massimizzare il numero di discendenti. Ma i primi hanno capacità riproduttiva essenzialmente illimitata, a differenza delle seconde. Questo spinge gli uomini a giocare strategie più rischiose per massimizzare il loro obiettivo, competendo tra loro per aggiudicarsi la risorsa scarsa: il tempo di gestazione femminile. A ciò si aggiunge che le donne sono più inclini alla protezione che al rischio, visto che devono salvaguardare la vita dei figli durante la gravidanza.

Cultura. Un modello tradizionale di famiglia, vedeva l’uomo al lavoro e la donna regina della casa. La situazione è in generale cambiata, anche se permangono ancora alcuni retaggi di questa cultura, ma le decisioni finanziarie sono rimaste appannaggio prevalentemente degli uomini. Una ricerca di Episteme per AXA[3] del 2012 mostra infatti che le donne sono meno inclini a decidere autonomamente se e come investire e più portate a delegare queste scelte agli uomini. Guardate il grafico.

donne e denaro

Ignoranza finanziaria. Le donne sono meno ferrate degli uomini in educazione finanziaria: secondo i dati Pisa-Ocse 2012 sui 15enni italiani, il punteggio delle ragazze è di 8 punti inferiore a quello dei ragazzi. Lo studio di Episteme per AXA svela che solo il 38,4% delle donne legge con interesse le pagine economiche dei quotidiani o la stampa specializzata in temi finanziari, mentre la percentuale di loro che si ritiene competente in finanza è ancora inferiore: 36,2%.

Se rientrate in quest’ultima categoria, niente paura: siete nel posto giusto per imparare la finanza da zero e diventare investitrici autonome e consapevoli. Un bel regalo utile per la Festa della Donna, che non appassisce, a differenza della classica mimosa.

Donne, iscrivetevi gratis ad AdviseOnly!

 

[1] Croson Rachel e Ury Gneeze (2009), “Gender Differences in Preferences”; Journal of Economic Literature, 2009, 47:2, 1-27

[2] Guiso Luigi, Paola Sapienza e Luigi Zingales (2012), “Time Varying Risk Aversion” (2012); Einaudi Institute for Economics and Finance, mimeo

[3] AXA, “Le sfide della diversità” (2012), Italian AXA Paper N. 3

Scritto da

Laureata in Management presso l’Università Bocconi nel 2012, con una tesi sull’inattività giovanile in Italia. Da studentessa, ha collaborato con i media universitari Radio Bocconi e Tra i Leoni e al di fuori delle mura accademiche con Campus (Gruppo Class Editori) e Real World Magazine (Gruppo Potentialpark). In Saipem si è invece occupata di accertamenti giuridici nell’area Risorse Umane. Dopo la laurea, è stata assistente ai programmi di politica, economia e finanza a Radio 24 (Gruppo 24 Ore), nonché redattrice economica di Arcipelago Milano. I suoi principali interessi sono economia e comunicazione online. La distraggono da grafici e dati solo arte, cinema, teatro e buone letture.

Ultimi commenti
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    Penso anche io che la gestione delle risorse scarse sia più un fattore “femminile”, mentre sia un fattore più maschile lo sviluppo di nuove opportunità. Già sappiamo che le donne sono spesso migliori manager degli uomini, chissà se esiste una statistica sugli “startupper”…in ogni caso, la natura insegna che la sinergia tra i due mondi spesso genera un gran valore aggiunto 🙂

    • Serena Torielli

      Le startupper donne sono poche. Nel fintech poi sono rare come i panda. Ma quelle poche sono più toste di Wonder Woman 🙂

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