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Squilibri macroeconomici in Europa: sapete quali paesi rischiano di più?

Su questo blog abbiamo già parlato della procedura per gli squilibri macroeconomici, introdotta nel novembre del 2011 allo scopo di evitare l’emergere di squilibri dannosi per gli Stati membri dell’UE e correggerli se eccessivi. La Commissione europea ha diffuso i risultati del 2015: cinque Paesi hanno riportato dei livelli eccessivi. Ma solo due rischiano una procedura.

Come funziona la procedura per squilibri macroeconomici?

Se la Commissione europea conclude che sono effettivamente presenti degli squilibri, invia ai Paesi interessati delle raccomandazioni. Se sono ritenuti eccessivi, dovrebbe essere avviata l’apposita procedura.

Il Paese interessato è quindi tenuto a presentare un piano di azione che deve essere approvato dalla stessa Commissione, al fine di contrastare tali squilibri. In caso di reiterata mancata presentazione di un piano adeguato o inadempienza al piano approvato da parte del Paese, il Consiglio può imporre delle sanzioni finanziarie. Sono esclusi dal programma i Paesi soggetti ad un programma di aggiustamento macroeconomico (ad esempio, quest’anno Romania e Portogallo sono entrati nella procedura in seguito alla conclusione dei loro programmi di aggiustamento macroeconomico).

I risultati della procedura per squilibri macroeconomici del 2015

Nel presentare i risultati della procedura 2015, per la prima volta la Commissione europea ha formalmente introdotto la classificazione degli squilibri in sei livelli (questa classificazione era già stata adottata implicitamente nel 2014). Nella mappa, vediamo i Paesi Ue classificati per sei tipologie di squilibri.

Nella mappa sono riportati alcuni degli Stati membri dell’EU per i quali si riscontrano:

  • squilibri eccessivi nel 2015;
  • verso i quali la Commissione Europea ha deciso d’intensificare la procedura, incrementando il loro livello rispetto a quello registrato nell’anno precedente.

Nel primo gruppo, ovvero i Paesi che richiedono nel 2015 un’azione politica risoluta, ci sono: Bulgaria, Francia, Croazia, Italia e Portogallo.

Tuttavia se guardiamo alla tabella dei dati disponibili (periodo 2004-2013), relativa alla serie d’indicatori per la valutazione degli squilibri macroeconomici, è facile osservare come:

  • mediamente l’Italia abbia violato un numero di criteri inferiore alla maggior parte degli altri Stati membri dell’UE,
  • i Paesi che in media hanno violato più criteri sono anche quelli che si trovano in grave crisi.

Nel secondo gruppo troviamo la Germania (passata dal livello 2 al livello 3) e la Francia (passata dal livello 4 al livello 5).

Sebbene siano cinque i Paesi interessati, la Commissione ha deciso di non attivare la procedura per gli squilibri eccessivi. Solo per Croazia e Francia ha annunciato di voler avviare la procedura in maggio 2015 se entro tale data questi Paesi non si impegnano ad effettuare riforme strutturali risolutive.

Inoltre, la Commissione osserva come vi sia un’attuazione insufficiente delle raccomandazioni specifiche per Paese alle riforme. In particolare, con riferimento ai Paesi dell’area euro, nessun Paese ha pienamente applicato alcuna raccomandazione nel 2014. Ad esempio, Spagna, Irlanda e Italia hanno compiuto “pochi” progressi mentre al Francia progressi “limitati”.

Ci sarebbe molto da discutere:

  • sul perché per un decennio si sono tollerati e alimentati gli squilibri del settore privato (estero) che hanno condotto alla crisi del debito pubblico senza porvi particolare attenzione; per poi scoprire nel 2011 che esiste un problema di squilibri macroeconomici;
  • sull’applicazione della procedura per gli squilibri macroeconomici e dell’aggravarsi di questi ultimi in diversi Paesi.
  • sul perché ed il per come di questi indicatori di squilibri e sulla loro attuazione.

A voi la parola!

Scritto da

Dopo l'importante esperienza lavorativa in AdviseOnly, dove ha ricoperto il ruolo di portfolio advisor e analista macroeconomico, è entrato in Cassa Depositi e Prestiti. Ha conseguito la Laurea in Economia Politica all'Università degli Studi di Roma I "La Sapienza", trascorrendo alcuni periodi di studio all'estero ed il Master in Finance (II livello) presso l’Università di Torino (CORIPE Piemonte). La sua principale passione è l'economia.

Ultimo commento
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    Difficile non dire “perchè ci sono gruppi di interesse che non hanno a cuore il bene di tutto ma qualcos’altro”. Tutto sta a capire in quale direzione questi gruppi forti vogliono che ci si muova e come fare a impedirlo/contrastarlo/adeguarsi/ripararsi

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