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Transizione energetica e prezzi dei metalli: la va o la spacca?

Ricapitolando. Per limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli pre-industriali, bisogna portare le emissioni nette di anidride carbonica a zero entro il 2050. Arrivare al traguardo, però, richiede una trasformazione del sistema energetico che potrebbe far schizzare in alto la domanda di alcuni metalli.

Le tecnologie che hanno basse emissioni di gas serra, infatti, per essere realizzate hanno bisogno di una maggiore quantità di metalli rispetto alle loro controparti imbullonate ai combustibili fossili. Quindi? Molto banalmente, se la domanda di metalli aumenta e l’offerta è lenta a reagire, potrebbe aver luogo un rally pluriennale dei prezzi che, a sua volta, “potrebbe ritardare o far deragliare la transizione energetica stessa”.

A riflettere sul punto è il Fondo monetario internazionale nel suo più recente World Economic Outlook1.

 

Quali sarebbero i metalli interessati dal rally?

I metalli necessari per la transizione all’energia pulita, naturalmente. Che sono abbastanza diversi. Alcuni, come il rame e il nichel, sono da tempo scambiati sulle borse dei metalli; altri, come il litio e il cobalto, sono nuovi in città ma già molto popolari, proprio in virtù del ruolo che giocano nella realizzazione di tecnologie per la transizione energetica.

Non tutta la domanda balzerebbe in alto allo stesso modo: rame, nichel e manganese, per esempio, sarebbero i frontmen di questa rockband, visto che vengono utilizzati in una gamma di tecnologie a basso contenuto di carbonio, mentre altri, come cobalto e litio, vedono la loro applicazione limitata alle batterie.

 

L’analisi sui metalli del Fondo monetario

Premessa, parte prima. Analizzando i possibili effetti sui prezzi della riduzione delle emissioni nette, l’attenzione è stata circoscritta a rame, nichel, cobalto e litio. Se, come detto, i primi due sono metalli consolidati, cobalto e litio sono probabilmente i metalli in ascesa più promettenti.

Premessa, parte seconda. Nel report prodotto in vista della Cop262, l’Agenzia internazionale dell’energia ha fatto il punto sulle proiezioni riferite ai tre scenari messi in conto:

  • lo scenario “non benissimo”, ovvero quello delle politiche dichiarate (Stated policy scenario3);
  • lo scenario così così, o degli impegni annunciati (Announced pledges scenario4);
  • e lo scenario ideale, quello delle emissioni nette a zero entro il 2050.

L’ultimo è, per l’appunto, lo scenario verso cui dirigerci onde limitare l’aumento delle temperature medie globali a 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali.

Ebbene, nello scenario “zero emissioni nette entro il 2050” dell’Aie, il consumo totale di litio e cobalto aumenta più di sei volte, spinto proprio dalla domanda di energia pulita. Il rame sale di due volte, il nichel di quattro.

 

 

“Lo scenario”, si legge nell’Outlook del Fondo monetario, “implica anche che la crescita della domanda di metalli sarebbe molto alta da qui al 2030 e rallenterebbe nel tempo, dal momento che il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili richiede grandi investimenti iniziali”.

Naturalmente, il rialzo della domanda di metalli è più modesto nello Stated policies scenario.

 

Chi beneficerà della transizione energetica?

L’offerta di metalli è abbastanza concentrata, il che implica che pochi produttori di punta possono trarne vantaggio. La Repubblica Democratica del Congo, per esempio, rappresenta circa il 70% della produzione globale di cobalto e il 50% delle riserve. Altri Paesi che spiccano per produzione e riserve sono l’Australia (litio, cobalto e nichel), il Cile (rame e litio) e, seppure in misura minore, il Perù, la Russia, l’Indonesia e il Sudafrica.

I benefici economici di prezzi più alti per gli esportatori di metalli potrebbero essere sostanziali, in termini di punti di Pil: “un aumento persistente del 15% dell’indice dei prezzi dei metalli del Fondo monetario”, si legge nell’Outlook, “apporterebbe un punto percentuale in più alla crescita del Pil reale (bilancio fiscale) per gli esportatori di metalli rispetto agli importatori di metalli”.

 

Ma veniamo ai prezzi: ecco lo scenario a emissioni zero

In breve: secondo i risultati dell’analisi proposta, i prezzi raggiungerebbero i picchi storici per un periodo sostenuto e senza precedenti nel terzo scenario, quello delle zero emissioni nette entro il 2050.

La linea da seguire, nei grafici che abbiamo tratto dal World Economic Outlook del Fondo monetario, è quella rossa: come si vede, cobalto, litio e nichel salirebbero di diverse centinaia di punti percentuali rispetto ai livelli del 2020, cosa che potrebbe causare ritardi nella transizione energetica.

 

 

Il rame (“copper” in inglese), dal canto suo, affronterebbe aumenti della domanda meno ripidi: i prezzi stimati raggiungerebbero un picco, più o meno come nel 2011, anche se per un periodo più lungo.

Al contrario, tutti e quattro i metalli rimarrebbero in linea di massima nell’attuale range nello Stated policies scenario.

 

Uno scenario, tantissime incognite

I prezzi raggiungerebbero il picco soprattutto intorno al 2030 per due ragioni:

  • a differenza della produzione di energia da combustibili fossili, la produzione di energia rinnovabile utilizza i metalli in anticipo, per esempio per costruire turbine eoliche o batterie;
  • il boom dei prezzi indurrebbe una reazione nell’offerta, riducendo le ristrettezze del mercato dopo il 2030.

In ogni caso, nello scenario delle zero emissioni nette entro il 2050 il boom della domanda porterebbe il valore della produzione di metalli ad aumentare di sei volte, per un totale di circa 12.900 miliardi di dollari nei prossimi due decenni solo per i quattro metalli protagonisti della transizione energetica. Il che si tradurrebbe in significativi guadagni per i produttori.

Un dato che, come sottolinea il Fondo monetario, “rivaleggerebbe con il valore potenziale della produzione globale di petrolio in questo scenario”. Ma siamo naturalmente nel campo delle ipotesi.

“Un’elevata incertezza circonda gli scenari di domanda”, ricorda infatti il Fondo. “In primo luogo, il cambiamento tecnologico è difficile da prevedere. Secondo, la velocità e la direzione della transizione energetica dipendono dalle decisioni politiche”. Come dire: diamoci da fare, ma nella giusta direzione.

 



1. World Economic Outlook
2. World Energy Outlook 2021
3. Stated policies scenario
4. Announced pledges scenario

 

Scritto da

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, lavora a Milano dal 2007. Dopo un'esperienza di quattro anni in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori, si è spostata in Blue Financial Communication, casa editrice specializzata nei temi dell'asset management e della consulenza finanziaria. A dicembre 2017 si è unita al team di AdviseOnly.

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