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WTI sotto zero: cos’è successo al prezzo del petrolio texano?

L'effetto coronavirus sul prezzo del petrolio

La giornata di ieri ha segnato uno dei più grandi contraccolpi per i prezzi del petrolio, già messi a dura prova dall’emergenza coronavirus1 e i flebili accordi ottenuti durante l’OPEC + della scorsa settimana. La giornata di ieri, lunedì 20 aprile, si è conclusa con prezzi che sono scesi sotto lo zero, spingendo i mercati in un universo parallelo dove i trader erano disposti a pagare 40 dollari al barile solo per convincere qualcuno a togliersi il greggio dalle mani.

 

GDS petrolio | amCharts

 

Ecco quello che è accaduto: i West Texas Intermediate Futures alla fine degli scambi di ieri sono scesi a meno di 37,63 dollari. I prezzi sono rimbalzati sopra lo zero oggi, ma sono comunque stati scambiati a soli 1,38 dollari al barile alle 12:21, ora di Singapore.

 

Perché il prezzo del WTI è sceso così tanto?

Come sempre, è questione di domanda e offerta. Il prezzo è finito in territorio negativo perché le imprese in grado di immagazzinarlo fisicamente hanno finito lo spazio o quasi, quindi vogliono essere pagate per farlo. Il petrolio, infatti, in questo momento non è altamente richiesto: aerei, auto e imprese sono ferme per il Covid-19, e, complice una guerra di prezzo tra produttori di petrolio sul lato dell’offerta, la tempesta perfetta non ha tardato ad arrivare. In definitiva, i commercianti sono stati lasciati alla disperata necessità di evitare di dover prendere in consegna il petrolio vero e proprio perché nessuno ne ha bisogno e ci sono sempre meno posti dove metterlo.

Su questa situazione s’innesta il trading dei contratti Futures. Molti li hanno acquistati con fini speculativi. Ma quando arriva la scadenza del Futures che hai acquistato, o meglio la delivery date (e il contratto con scadenza maggio ha proprio delivery date 21 aprile, cioè oggi) hai due possibilità:

  • A) vendi
  • B) rimani con i barili di petrolio invenduti

 

 

Esattamente ciò che è successo ieri

In vista della scadenza di oggi, i trader hanno venduto in massa a qualsiasi prezzo. Solo che non c’era nessuno a comprare (per mancanza di spazio dove mettere i barili). A magazzini pieni, i venditori erano perfino disposti a pagare i compratori pur di farsi ritirare la merce, visto che non c’è più spazio per stoccarla. Ma la situazione era “Zero bid” hanno dichiarato i trader. E quindi il prezzo è sceso. Sotto zero.

In un certo senso, il crollo negativo è stato solo un’anomalia estrema, in quanto i trader si sono preparati per la scadenza del contratto per la consegna a maggio. I giorni che precedono la scadenza sono infatti spesso volatili in quanto i commercianti passano da un mercato cartaceo a un mercato fisico. Inoltre, altrove il mercato è andato avanti come al solito: i Futures Brent, il benchmark petrolifero per l’Europa a Londra, hanno chiuso la giornata in netto ribasso, ma ancora sopra i 25 dollari al barile (mentre i Futures WTI con delivery date a giugno sono stati scambiati comunque intorno ai 20,89 dollari al barile, meno 15,64% per cento).

 

Un bene non più così prezioso

Questi prezzi negativi hanno rivelato una verità fondamentale sul mercato del petrolio nell’era del coronavirus: la merce più importante del mondo sta rapidamente perdendo tutto il suo valore, poiché l’eccesso di offerta cronica travolge i serbatoi, gli oleodotti e le superpetroliere del mondo.

Nonostante l’accordo OPEC+ per tagliare il 10% della produzione globale, lodato dal presidente americano Donald Trump poco più di una settimana fa, la crisi del mercato petrolifero sta peggiorando. E ciò che è accaduto ieri potrebbe comportare un’ondata deflazionistica attraverso l’economia globale, complicando il compito delle banche centrali che cercano di tenere a galla le economie mentre la pandemia continua a paralizzare gli affari e a viaggiare in tutto il mondo.

Nondimeno, il crollo dei prezzi potrebbe ridisegnare la mappa globale del potere, poiché Stati “petroliferi” come la Russia e l’Arabia Saudita, che hanno goduto di una rinascita negli ultimi 20 anni grazie a una pioggia di domanda di petrolio, vedranno diminuire la loro influenza al diminuire della richiesta di oro nero. La Exxon Mobil Corp., la Royal Dutch Shell PLC e altri giganti del petrolio stanno già stracciando i loro piani commerciali futuri, nel disperato tentativo di preservare il denaro che hanno ancora in cassa.

 



1 – Guardiamo oltre il crash di Borsa

Scritto da

Jessica, nata e cresciuta a Trento, ha conseguito la laurea triennale in commercio internazionale presso l'Università di Milano per poi trasferirsi in Olanda dove ha ottenuto la laurea specialistica in economia politica internazionale. La sua passione per i viaggi l'ha portata a vivere e lavorare per diverse start-up in giro per il mondo, sempre in ambienti internazionali e multiculturali. Ama scrivere e trascorrere i fine settimana sulle sue amate Dolomiti trentine.

Ultimo commento
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    A mio parere, ci sarà una pausa per quanto riguarda il petrolio ma successivamente si ritornerà come ai bei tempi perchè, ovviamente è una mia opinione, non ci sono alternative.

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