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I nuovi massimi della Borsa USA sono sostenibili?

valore record azioni

Il 2017 sarà ricordato come l’anno dei molti record della Borsa statunitense: record “viziati” da fattori esterni, o finanziariamente sostenibili?


Pare instancabile, la Borsa USA. L’indice azionario S&P 500 s’è arrampicato fino a quota 2.500 per la prima volta nella storia.

È una lunga corsa, questa del Toro americano: il Bull market dura infatti dai 676 punti del lontano 9 marzo 2009, corrispondenti al minimo del precedente Bear market. Una galoppata che ha visto una performance stellare dell’indice USA, pari al 269% (al momento della redazione del post). Si tratta, secondo i calcoli di S&P Dow Jones, del terzo più importante rally della storia del mercato azionario statunitense – in grado di trascinare le Borse mondiali, in quanto ne è lo “spirito”.

Siccome da oltre 440 giorni non si vede una correzione superiore al 5%, e siccome la FED sta normalizzando la fase anomala che ha segnato l’ultimo decennio di politica monetaria, la domanda che frulla nella testa di chiunque segua i mercati finanziari è: ma quanto può ancora durare?

Le opinioni sul punto sono quanto mai varie (come sempre, del resto), e le metriche utilizzabili per sostenere i differenti punti di vista anche. Noi oggi vi mostriamo due metriche molto popolari tra analisti e commentatori:

  • il rapporto tra prezzo/utili attesi, o P/E (ndr: noi in AdviseOnly preferiamo invece il rapporto P/E storico), che misura quanto è caro il mercato rispetto ai fondamentali delle aziende che compongono l’indice;
  • la differenza tra earning yield (il quoziente tra utili per azione e prezzo) e bond yield, ossia il rendimento a scadenza delle obbligazioni a lungo termine – che, come l’analogo rapporto, aiuta a misurare la convenienza relativa delle azioni rispetto alle obbligazioni (più alto è questo spread, o il rapporto, più le azioni risultano convenienti, a parità d’altri fattori).

Il P/E atteso è oggi di poco inferiore a 20, valore certo ragguardevole, ma ancora lontano dai livelli raggiunti durante l’era dot.com (ndr: conclusioni analoghe si ottengono con i P/E storici). E questo con un’economia USA che appare in salute e favorisce profitti aziendali più che soddisfacenti: su base trimestrale i profitti del S&P 500 crescono del 10%.

Quanto all’earning yield, è su livelli che, almeno storicamente, appaiono ancora piuttosto attraenti rispetto alla remunerazione offerta dalle obbligazioni.

Insomma: è vero che i crash sono sempre dietro l’angolo, ma adesso obiettivamente non se ne sente nemmeno l’odore.


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Ultimi commenti
  • Avatar

    Buondì! Ragionando a spanne, ora che la FED comincerà a dismettere i suoi 4,5 trilioni di asset (a che velocità? solo obbligazioni in scadenza da non rinnovare o vendendole anche sul mercato?), i rendimenti dovrebbero salire, abbassando il rapporto di convenienza. Abbiamo un limite con il quale confrontarci? a proposito, come mai fino al 2002 questo rapporto era negativo?

    • Avatar

      Ciao, non credo sia un rapporto ma una semplice differenza (intendo tra earning yield e bond yield)

    • Raffaele Zenti

      Non ci sono limiti prefissati (peraltro il rapporto earning yield vs bond yield è ampiamente discusso nel mondo accademico) rigidi: probabilmenmte, la cosa più saggia è guardare alla media storica di lungo termine. E sì, il dato è una differenza, non un rapporto.

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