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Europa 2011. La Grande Recessione si fa sentire sull’Occupazione

Tempi duri per l”Occidente. Dall”inizio della crisi finanziaria – secondo trimestre 2008 – l”Europa ha volatilizzato 5 milioni di posti di lavoro. Questo è il risultato emerso dal report “Cambiamenti nella struttura del lavoro in Europa nel periodo della grande recessione” redatto dall”Osservatorio delle professioni in Europa attivo presso Eurofound, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

Risultato amaro per il Vecchio Continente, schiacciato dalla competitività dei Paesi in via di Sviluppo, da un debito pubblico eccessivo in molti Paesi membri unito ad una crescita bassissima e – non meno importante – istituzioni deboli e incapaci di rispondere alla crisi.

La disoccupazione, emerge dalla relazione, non è uniforme. La categoria che più ha subito la morsa della crisi è quella composta da giovani uomini con uno stipendio “medio”.

In ambito europeo l”occupazione è infatti cresciuta nei posti di lavoro a stipendio “alto”. Zoomando tra tra le classi occupazionali, il 20% dei lavoratori meglio retribuiti ha conosciuto una crescita dell”1% annuo. Tra questi, coloro che hanno investito sulla propria formazione, hanno beneficiato ancora  più di questo fenomeno: i posti di lavoro per i titoli di studio più elevati sono aumentati del 2% annuo. La crisi ha quindi “premiato” i più meritevoli?

Un altro dato interessante, e forse inaspettato, è quello che riguarda le donne. In questo periodo di recessione, infatti, le lavoratrici hanno raggiunto posizioni migliori rispetto agli omologhi maschi, sia in termini qualitativi, sia in termini quantitativi – segnatamente nel settore sanitario e dell”istruzione.

Concentrandoci sull”età emerge un altro dato sorprendente: i livelli occupazionali dei lavoratori più anziani sono rimasti alti con, addirittura, un notevole incremento occupazionale fra i 50 e 64 anni. Hanno invece subito maggiormente la recessione i lavoratori tra i 30 e i 49 anni e, ancora più, la classe di età dei giovanissimi al di sotto dei 30 anni.

In termini di status occupazionale è emerso che, nella prima fase della recessione, si sono registrate gravi perdite in relazione ai lavori temporanei. Tuttavia, gran parte della crescita di posti di lavoro, a partire dal 2010, ha riguardato proprio questa tipologia di contratti, benché la tendenza verso tale crescita sia stata maggiormente riscontrata in relazione ai posti di lavoro meno retribuiti.

E l”Italia?

Il nostro Paese, come spesso accade, presenta elementi di diversità rispetto ai dati agglomerati. Nel Belpaese, infatti, durante la “grande recessione” è aumentato il numero di posti di lavoro con i livelli di occupazione più bassi e, dall”altra parte della scala, si è avuta una diminuzione delle occupazioni per chi guadagna di più (fenomeno unico in Europa). Questa situazione, secondo Eurofound, può essere legata ai tagli effettuati nell”Amministrazione pubblica e nell”Istruzione. La relazione parla di dequalificazione del lavoro, con una “maggiore soppressione dei posti di lavoro con riferimento alle mansioni meglio retribuite e crescita o diminuzioni alquanto irrilevanti per le attività meno retribuite“. Nello specifico citiamo i settori e le mansioni che hanno conosciuto una diminuzione più grave di posti di lavoro:

  • commercianti all”ingrosso nel settore agricolo e della pesca (-80,9%);
  • attività di costruzione, minatori, operatori del manifatturiero e dei trasporti (tra -47,8% e -21,4%);
  • manager privati (-40,8%);
  • fisici, matematici e ingegneri (-36,2%);
  • operatori di macchina e assemblatori (-27,8%);

E il settore finanziario?

È notizia di oggi (fonte Bloomberg) che Deutsche Bank e UBS, le maggiori banche in Germania e Svizzera, hanno annunciato che nuovi posti di lavoro potrebbero essere a rischio se la crisi del debito sovrano europeo e il rallentamento economico globale continueranno ad intaccare le entrate dell”investment banking.

Il direttore finanziario di Deutsche Bank, Stefan Krause, dopo il taglio di 500 posti di lavoro all”inizio di questo mese, ha detto che l”istituto con sede a Francoforte continuerà ad adeguare la sua forza lavoro allo scenario negativo, se persiste. Il suo omologo UBS Tom Naratil ha rilasciato oggi un”intervista nella quale dichiara che una riorganizzazione della banca di investimento, dato lo scenario economico, può determinare una riduzione dell”organico.

Anche i ricchi piangono.

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