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Arriva un etf per investire sui “dividend aristocrats” più etici

È ormai chiaro che la ripresa avverrà sempre più nel segno dell’acronimo Esg. Queste tre lettere, che stanno per Environmental, social e governance rappresentano un filone di possibilità d’investimento potenzialmente sterminato, che risponde alla sempre maggior consapevolezza dei risparmiatori, in molti casi attenti alle implicazioni etiche delle proprie scelte. Un trend chiaro e che trova riscontro nei numeri dell’industria dei fondi sostenibili. Basti pensare che, secondo le stime di Morningstar, basate su una ricerca condotta su 2.528 fondi comuni d’investimento ed Etf domiciliati in Europa, nel 2020 il patrimonio netto amministrato dei fondi sostenibili ha superato i 1.100 miliardi di euro, con una crescita del 51,8% rispetto al 2019, che si confronta con un ben più modesto +3% dell’intero universo del risparmio gestito. E, negli anni a venire, il trend sembra destinato a continuare nella sua corsa.
 

Fondi sostenibili, una trasformazione in atto

Oltre alla tendenza del mercato, anche l’Unione Europea si è mossa a livello normativo per far sì che le aspettative etiche dei risparmiatori non siano disattese. Dal 10 marzo, infatti, è entrata in vigore la normativa SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation), la quale prevede che i vari attori del risparmio gestito debbano fornire un’informativa esauriente sui loro prodotti in merito alle pratiche Esg. Logico quindi che l’industria del risparmio gestito nel suo complesso pensi di produrre il massimo sforzo per andare incontro ai desideri dei potenziali clienti. Questo è il caso, per esempio, della casa svizzera d’investimenti UBS, che presenta già una lunga lista di prodotti attenti ai criteri Esg. Un passo ulteriore in questo senso è la rivisitazione dei benchmark di riferimento degli Etf in chiave sostenibile. Gli Exchange Traded Fund sono, per l’appunto, fondi d’investimento a gestione passiva che replicano l’andamento di un indice. Applicare filtri Esg più o meno stringenti permette di modificare in modo significativo l’universo investibile.

 

Un modo per investire sulle azioni cinesi

Si tratta quindi di un’opportunità d’investimento interessante per chi guarda a Oriente. Diverse case di gestione stanno sviluppando prodotti ad hoc come, per esempio, la svizzera Ubs. Ma attenzione, perché esistono vari tipi di azioni: per esempio ci sono la A shares, cioè le aziende scambiate sui mercati di Shanghai e Shenzen e sono accessibili solo agli investitori locali e agli istituzionali stranieri autorizzati. Mentre le B shares, sempre scambiate su Shanghai e Shenzen, inizialmente erano solo per gli stranieri, ma ora sono accessibili anche ai risparmiatori domestici. Poi esistono le azioni off-shore, quotate a Hong-Kong e controllate direttamente dallo stato cinese o da privati. Infine, ci sono le foreign shares che sono di aziende cinesi quotate a New York, Londra o Singapore. L’indice MSCI China consente di investire su una selezione delle migliori aziende delle categorie appena elencate.

 

Il primo Etf high dividend con un filtro Esg

L’ultima novità in ordine di tempo, in casa UBS, è l’aggiornamento del benchmark di riferimento dell’ETF UBS ETF (IE) DJ Global Select Dividend UCITS ETF, rimpiazzato da un nuovo indice che integra anche un filtro di sostenibilità, diventando dunque il primo Etf high dividend a implementare un filtro Esg. Il comparto ha quindi cambiato nome dallo scorso 1 febbraio, divenendo S&P Developed ESG Dividend Aristocrats Total Return Net. Rimane tuttavia invariato l’ISIN (IE00BMP3HG27).

 

Come funzionano i criteri di esclusione

La metodologia dell’indice Dividend Aristocrats comprende un primo filtro sulla liquidità dei titoli, tale per cui devono avere almeno 5 milioni di volumi scambiati giornalieri e un flottante di almeno un miliardo di dollari. Dopodiché, c’è un secondo sbarramento per quanto riguarda la politica dei dividendi: con aziende che, per essere selezionate, devono pagare importi stabili o in crescita negli ultimi dieci anni. E poi, infine, vengono applicati criteri di diversificazione: come massimo 20 azioni per ogni paese o 35 titoli per settore. Ogni emittente, inoltre, viene ponderato in funzione del rendimento da dividendo più elevato. A quanto descritto è stato aggiunto un ulteriore filtro che riguarda il rispetto dei criteri Esg, con un paniere che viene rivisto su base mensile. I titoli eleggibili devono infatti rispettare i principi del Global Compact delle Nazioni Unite, non essere attivi in business come quello delle armi, del tabacco o del carbone. E devono, in generale, avere un buon punteggio Esg, poiché è escluso il 25% delle società con lo score peggiore.

 

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UBS ETF ha un lungo track record nella gestione di soluzioni indicizzate per i propri clienti. Nel 2001 UBS ha lanciato il primo ETF. Oggi UBS ETF propone un’ampia gamma di ETF su indici azionari, obbligazionari e alternativi quotati sulle principali Borse europee. Presente dal 2013 in Italia con un team dedicato di 3 persone, in Europa UBS ETF gestisce patrimoni per circa 85 miliardi di dollari e rappresenta il quarto operatore nel mercato degli ETF in Europa (Fonte: ETFGI al 31 dicembre 2020) con oltre 120 prodotti quotati presso Borsa Italiana. UBS ETF fa parte di UBS Asset Management che è una delle principali società di gestione a livello mondiale, con un patrimonio in gestione di 950 miliardi di euro (al 31 dicembre 2020), di cui oltre 350 miliardi di euro in gestioni passive. Per maggiori informazioni www.ubs.com/etf.

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