Grecia e Italia le più fertili per le microimprese. Un bene o un male?

Si chiamano “microimprese”, ma sono i veri giganti dell’economia europea. Soprattutto se guardiamo ai Paesi dell’Europa Meridionale, come Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. È quanto emerge da un report diffuso da Eurostat in occasione della settimana europea delle Pmi, tenutasi tra il 16 e il 22 novembre.

Una fotografia del settore

Le microimprese sono aziende con meno di 10 dipendenti e un fatturato sotto i 2 milioni di euro. Secondo i dati del report, alla fine del 2012 costituivano il 92,7% sul totale delle imprese Ue non finanziarie (22,3 milioni in tutto) e garantivano il 29,2% dell’occupazione totale contro il 38% garantito dalle medie imprese e il 33% dalle grandi aziende con oltre 250 dipendenti. Di più: su 2,3 milioni di aziende nate nel corso del 2012 all’interno dell’Unione, il 70,8% era costituito da imprese senza dipendenti, mandate avanti unicamente dall’imprenditore che le aveva create.

Guardando il fenomeno più da vicino, balza all’occhio come siano tipicamente i Paesi maggiormente colpiti dalla crisi – Grecia in testa  – quelli con la maggior concentrazione di microimprese, mentre i Paesi “core” dell’area euro – vedi la Germania – si trovano in fondo a questa particolare classifica.

In concreto, la quota di microimprese in Grecia era pari a fine 2012 al 96,7% del totale, in Portogallo al 95,2% e in Italia al 94,9%. Quanto al livello di occupazione all’interno di aziende con meno di 10 dipendenti (vedere il grafico qui sotto), in Grecia era pari al 58,6% del totale, in Italia al 46,4%, mentre meno di una persona su 5 era impiegata a fine 2012 in una microimpresa nel Regno Unito (17,3%), in Lussemburgo (18%) e in Germania (19%).

Quota di micro-imprese (meno di 10 dipendenti) sull’occupazione totale in attività non finanziarie nel 2012.

microimprese

Cosa significa?

Non è un caso che i Paesi storicamente caratterizzati da una maggiore densità di piccole e piccolissime imprese siano stati quelli più duramente colpiti dalla crisi. La correlazione è chiara: se le microimprese, dove spesso il fondatore è la stessa persona che si occupa della gestione quotidiana, hanno indubbi vantaggi in termini di possibilità di adattamento e flessibilità rispetto ai grandi colossi, allo stesso tempo hanno alcuni problemi strutturali. Per esempio tendono a essere sotto-capitalizzate fin dalla nascita e dunque più bisognose di liquidità: una questione non da poco, in un momento in cui le banche, già sotto pressione a causa del difficile contesto economico, hanno chiuso il rubinetto del credito nei confronti delle imprese, a maggior ragione quelle più piccole, considerate meno “affidabili” in termini di probabilità di restituzione dei prestiti.

Eppure le piccole e medie imprese – lo abbiamo visto – sono essenziali per l’economia europea. Tanto che le istituzioni sono scese in campo per sostenerle. Un esempio? È notizia di neanche un mese fa che il Fondo europeo per gli investimenti, tramite il Programma europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI), ha messo a disposizione per le microimprese un totale di 237 milioni di euro. L’obiettivo del finanziamento è favorire l’accesso alla microfinanza, cioè ai crediti fino a 25.000 euro, e ai finanziamenti per l’imprenditoria sociale per le persone vulnerabili e le microimprese.

Anche nell’ambito più strettamente finanziario si sono registrate alcune mosse a sostegno della piccola e piccolissima imprenditoria, basti pensare ai cosiddetti minibond, proliferati negli ultimi anni (ne abbiamo parlato qui): si tratta di obbligazioni a medio-lungo termine emessi da piccole e medie imprese non quotate, tendenzialmente con l’obiettivo di finanziare piani di sviluppo o operazioni di investimento straordinarie. Questi strumenti sono pensati proprio per offrire alle pmi un’alternativa al canale bancario, e dunque la chance di essere meno dipendenti dagli istituti di credito.

I minibond sembrano piacere molto in Italia – lo confermano i numeri: secondo il Barometro Minibond trimestrale di Minibonditaly.it ed Epic Private Investment Community, al 30 settembre 2015 era stato raggiunto il numero di 134 emissioni sul mercato ExtraMOT Pro di Borsa Italiana, per un controvalore di poco superiore a 5,2 miliardi di euro.

minibond-microimprese

1 Fatturato emittente: si intende il fatturato complessivo della società che ha emesso il minibond nell’esercizio precedente l’emissione

Fonte: Barometro Minibond – Minibonditali.it ed Epic private investment community

 

Diana Bin

Diana Bin

La scrittura è sempre stata la sua passione. Laureata in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione all’Università Bocconi di Milano, è entrata nel mondo del giornalismo nel 2008 con uno stage in Reuters Italia e successivamente ha lavorato per l’agenzia di stampa Adnkronos e per il sito di Milano Finanza, dove ha iniziato a conoscere i meccanismi del web. All’inizio del 2011 è entrata in Blue Financial Communication, dove si è occupata dei contenuti del sito web Bluerating.com e ha scritto per il mensile Bluerating.

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