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#ABCFinanza: cos’è (veramente) la liquidità di un ETF

Focus sulla liquidità di un ETF

Tra i fattori di rischio insiti negli strumenti finanziari, quello riguardante la liquidità è sicuramente uno dei principali: immaginate di non riuscire a vendere uno strumento presente nel vostro portafoglio per svariati giorni, durante quali accumula perdite e conseguenti crolli di valore.

Provocherebbe una scottatura non poco dolorosa.

Abbiamo affrontato in una precedente analisi il tema più generale del rischio di liquidità: ora cerchiamo di circoscrivere l’impatto di questa fonte di rischio sugli ETF e sulla valutazione degli stessi. Si può pensare erroneamente che la liquidità di un ETF sia determinata unicamente dai volumi di scambio, ovvero dal totale degli scambi effettuati sulla piazza finanziaria, o dalle masse gestite (Asset Under Management, AUM), cioè il valore complessivo di mercato delle quote dello strumento. I volumi contano, sì, ma la storia non finisce lì. Vediamo perché.

Logicamente, si può pensare che quanto più uno strumento è movimentato in Borsa, tanto più sarà facile venderlo sul mercato: questo è sicuramente il caso delle azioni e delle obbligazioni. Se, per esempio, molti detentori di azioni vogliono vendere (offerta elevata), ma la domanda è scarsa, sarà difficile trovare un compratore, e il prezzo scenderà.

Ma gli ETF presentano un’importante differenza rispetto alle azioni sul rapporto domanda e offerta che si crea sul mercato:

  • per le azioni, l’offerta è limitata o fissa in base alle quote di titoli in circolazione sul mercato; di conseguenza, è il lato della domanda ad impattare sul prezzo, infatti più quest’ultima aumenta (con un’offerta fissa) più il prezzo aumenterà;
  • per gli ETF, l’offerta di titoli è illimitata: in base alla domanda, essa è libera di aumentare o diminuire il numero di titoli in circolazione.

È immediato capire come questa potenziale offerta illimitata di titoli renda praticamente sempre liquidabile l’ETF. Mettiamola così: se una grande quantità di ETF deve essere venduta, ma non si trovano compratori sul mercato secondario, si riduce l’offerta.

Un momento, com’è possibile?

Sveliamo l’arcano: dietro questo meccanismo c’è il processo di creazione e riscatto. L’ETF è un fondo aperto, quindi il numero delle quote degli strumenti che lo costituiscono può variare, anche quotidianamente, in base alle richieste del mercato.

Il grafico seguente giunge in nostro aiuto.

Ad ogni impennata dei volumi (linea verde), legata alla creazione (o distruzione) di nuovi titoli, si registra un aumento (o diminuzione) delle quote dello strumento e delle masse in gestione (AUM – linea blu). Risulta interessante notare come il prezzo dello strumento non risenta particolarmente di questo processo (linea nera): un’evidenza di come il volume di scambi di uno strumento sia slegato dal concetto di liquidità dello stesso.

Il processo di creazione e riscatto prevede due momenti distinti, che analizziamo separatamente, con qualche semplificazione.

  1. Caso semplice
    L’investitore privato decide di acquistare un ETF dall’intermediario Alfa (banca). Se la banca Alfa è un market maker si approvvigionerà dell’ETF in Borsa (altrimenti chiederà l’intervento di un market maker), e consegnerà l’ETF all’investitore privato. caso_semplice
  1. Caso complesso – creazione e riscatto (creation & redemption).
    1. Processo di creazione
      In questo caso il nostro investitore privato vuole comprare 100 quote di ETF dall’intermediario Alfa (che supponiamo essere un market maker), che andrà sul mercato per ricercare le quote desiderate. Tuttavia sono disponibili solo 50 quote, sicché si rende necessario l’intervento di una figura chiave: il “partecipante autorizzato[1]” Gamma, il cui scopo è far sì che il rapporto tra domanda e offerta di ETF sia stabile. Quindi, ad un aumento delle domanda di ETF (i 50 aggiuntivi richiesti da Alfa per l’ordine dell’investitore privato), dovrà corrispondere un aumento dell’offerta: Gamma inoltra la richiesta di emettere nuove quote di ETF alla casa produttrice in cambio di liquidità (o attività) equivalenti al paniere titoli sottostanti da replicare. La casa produttrice di ETF “impacchetta” le quota di ETF desiderati per il partecipante autorizzato che,  riconsegnandoli ad Alfa, li farà arrivare all’investitore privato.

      caso_complesso

    2. Processo di rimborso
      In questo caso invece, l’investitore privato vorrà vendere i suoi 100 ETF: ora il “market maker[2]” Alfa, facendosi carico dell’ordine dell’investitore, dovrà cercare di rivendere sul mercato le quote di ETF in questione. Anche in questo caso, se il mercato risultasse già in equilibrio per quanto riguarda domanda e offerta di titoli, risulterebbe impossibile vendere le 100 quote di ETF. Entra in gioco così il partecipante autorizzato (Gamma), che riconsegna le quote ricevute da Alfa alla casa produttrice in cambio della liquidità (precedentemente offerta) e, contemporaneamente,  cancella il quantitativo equivalente delle quote: così facendo è mantenuto l’equilibrio tra domanda e offerta ed il prezzo finale dell’ETF non ne risente.

Ricapitoliamo

Questi sono dunque gli attori che intervengono in questo processo di creazione e rimborso:

  • L’investitore privato che vuole comprare o vendere degli ETF.
  • Alfa, la banca (o il market maker) che funge da intermediario tra l’investitore e il mondo degli ETF.
  • Gamma, il partecipante autorizzato, che lavorando di concerto con la casa produttrice di ETF, permette la creazione ed eliminazione del quantitativo desiderato e richiesto da Alfa.
  • Casa produttrice dell’ ETF che, insieme al partecipante autorizzato, crea ed elimina gli ETF.

In conclusione, risulta importante rimarcare come la liquidità di questi strumenti non dipenda (solo) dalle loro caratteristiche intrinseche (in termini di volumi e masse gestite), ma anche dalle caratteristiche degli strumenti sottostanti, dato che quest’ultimi rientrano nel processo di scambio tra il partecipante autorizzato e la casa produttrice, anche se, la presenza di queste figure intermediarie garantisce la piena “liquidabilità” di questi strumenti finanziari.


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[1] Questi sono istituti finanziari o banche d’investimento, gli unici che possono creare o redimere ETF.

Scritto da

Da sempre animato dalla curiosità verso il mondo della finanza, consegue la laurea triennale in Marketing e Mercati Globali, quindi passa al corso di laurea magistrale in Economia e Finanza presso l'università degli studi di Milano-Bicocca. L'impronta quantitativa del percorso accademico alimenta la curiosità verso tematiche economico-finanziarie e modelli di gestione. Questo lo convince della necessità e importanza di una chiara comunicazione finanziaria. Ovviamente, date queste premesse, non poteva che entrare a far parte del team di AdviseOnly. Alterna il tempo libero tra l’analisi di realtà geopolitiche e la ricerca di nuove dimensioni musicali.

Ultimi commenti
  • salve, spero di essere nel posto giusto!
    vorrei riferirmi all’articolo di Daniele D’avino sulla liquidità degli ETF, che ho trovato chiaro e….consolante.
    Consolante perchè mi fa sperare di riuscire a liquidare un ETF (UBS MSCI EMU small cap – LU0671493277-) messo in vendita a dicembre, poco prima che lo stesso non venisse più quotato senza avvisare neppure gli enti collocatori, così almeno mi è stato detto da Fideuram.
    L’ultima notizia è che non quota più su borsa italiana, ma su quella di Francoforte, da cui sembra macchinoso (?) avere la liquidazione.

    Il dubbio è : chi si comporta male? Fideuram o UBS ?
    Può darmi qualche chiarimento/suggerimento?
    Inoltre, un ETF è autorizzato a cessare di quotare improvvisamente, senza avviso?

    grazie, Pierluigi Bernardi

    • Raffaele Zenti

      Buongiorno Pierluigi, sei proprio nel posto giusto.
      Come qualsiasi altro emittente, UBS può liquidare un ETF o un fondo, e lo fa annunciando con largo anticipo l’evento – infatti l’ha annunciato a settembre 2016, sul sito di Borsa Italiana e con comunicazioni a tutti gli intermediari: http://www.borsaitaliana.it/etf/notiziedettaglio/delisting14etfubsausauw_pdf.htm.
      L’idea è che poi gli intermediari (cioè la tua banca) avvisino la clientela, cosa che nel tuo caso non è avvenuta, oppure forse ti è sfuggito l’avviso.
      Nulla è perso, tranquillo, perché di norma si vende l’ETF prima del delisting, e, alla peggio, se ci si dimentica, questo viene liquidato in contanti, versando il corrispettivo dell’ultimo valore sul c/c.
      In ogni caso, l’ETF in questione è quotato su varie piazze europee, guarda qui (dal sito UBS), sulle quali può essere facilmente negoziato:
      https://www.ubs.com/it/it/asset_management/etfs/etf-private/etf_products/etf_product_detail.it.it.lu0671493277.tradinginformation.html
      Una banca o altro broker con una decente operatività generalmente offre la possibilità di negoziare strumenti finanziari su piazze diverse da quella italiana allo stesso costo di negoziazione, o marginalmente più elevato. Se ciò non accade, o se il soggetto in questione si comporta male, beh, sappi che il mercato bancario e del risparmio gestito è pieno di operatori, in forte concorrenza tra loro, e non avrai quindi difficoltà a trovare chi è disposto a trattare adeguatamente i suoi clienti, specie quelli nuovi…
      PS: le banche online, generalmente, sono quelle che offrono le migliori condizioni, in tutti i sensi.

      • wow! Che sollecitudine, e precisione. Grazie davvero Raffaele, che sei il mio preferito.
        Non me ne vogliano gli altri, che leggo tutti volentieri, ma Raffaele ha la leggerezza che ti fa leggere un articolo di economia con piacere, oltre che con interesse.
        per non parlare dell’uso della statistica…..
        complimenti da un nonno che non si impressiona con facilità

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