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HomeCAPIRE LA FINANZAFINANZA PERSONALEConviene investire nelle azioni bancarie italiane? Ecco le variabili da considerare

Conviene investire nelle azioni bancarie italiane? Ecco le variabili da considerare

Vi sarete accorti che molte banche italiane hanno registrato negli ultimi tempi un “rally” in borsa (un periodo di crescita dei prezzi). Conviene ancora continuare a investire in azioni bancarie italiane?

Un elemento che probabilmente ha causato il buon andamento delle banche è “Basilea III”. Il comitato di Basilea, costituito da enti regolatori del G10 più il Lussemburgo, stipula le linee guida in materia di requisiti patrimoniali delle banche allo scopo di perseguire la stabilità monetaria e finanziaria. Come forse avrete letto nei giorni scorsi, il comitato di Basilea ha recentemente riesaminato il cosiddetto “liquidity coverage ratio” (LCR).

Non spaventatevi: si tratta di un indice che obbliga le banche ad avere una copertura totale dei propri impieghi in caso di crisi di liquidità. Più precisamente impone alle banche di mantenere un determinato livello di attività prontamente liquidabili per coprire almeno 30 giorni in caso di inaspettati deflussi che potrebbero verificarsi in uno scenario di stress. L’obiettivo è far sì che il sistema bancario regga l’impatto di crisi finanziarie ed economiche.

Questo obbligo ha incontrato ovviamente l’opposizione del sistema bancario il quale, in seguito a significative pressioni, è riuscito a ottenere una versione più “light” rispetto alla versione iniziale:

  • il LCR è stato posticipato al 2019, con il vincolo dell’applicazione del 60% dei requisiti entro il 2015,
  • sono stati ammorbiditi i requisiti minimi delle obbligazioni accantonabili per far fronte alle situazioni di stress,
  • sono state addolcite le ipotesi che caratterizzano lo scenario di stress.

È intuitivo che la versione “light” del LCR convenga soprattutto alle banche europee, ed italiane in particolare, già in condizioni patrimoniali abbastanza “tirate” anche se, alcune delle maggiori banche italiane tra cui Intesa Sanpaolo e il gruppo Ubi, hanno reso noto di trovarsi già in una situazione patrimoniale in linea con Basilea 3.

Può essere quindi che il rally delle banche italiane sia imputabile a Basilea III: sono favorite le banche commerciali in quanto si libererebbero maggiori risorse per il credito alle imprese (altamente desiderabile in questa fase) e sarebbero penalizzate le banche di investimento che hanno importanti attività sul prime brokerage e derivati.

Forse c’è un altro elemento? E se la performance delle banche italiane è strettamente legata al restringimento dello spread del BTP verso i titoli tedeschi?

Sappiamo che le banche italiane hanno la pancia piena di titolo di stato, non sarebbe illogico pensare che l’andamento in borsa risenta in qualche modo del “rischio paese”.

Proviamo dunque a verificare la sensitività delle banche italiane rispetto allo spread, ad esempio rispetto a quella di altre banche e paesi del resto dell’Eurozona. L’analisi non ha certo la pretesa di essere esaustiva, è solo un rapido riscontro empirico.

Di seguito vi proponiamo, per le principali azioni bancarie di Italia, Francia, Portogallo, Spagna e Irlanda (abbiamo considerato banche molto rappresent:ative, quindi per l’Italia la scelta è caduta su Intesa Sanpaolo e Unicredit):

  • la correlazione delle performance con i rispettivi spread nazionali: ovvero il rapporto tra il variare del prezzo dell’azione bancaria e il variare dello spread,
  • la significatività della regressione: ovvero un’analisi della serie di dati che ha l’obiettivodi  testare l’ipotesi e modellare una relazione di dipendenza tra performance dell’azione bancaria e spread del titolo di stato.

banche europee spread titoli di stato

Dati di fonte Bloomberg, relativi al periodo gennaio 2002-gennaio 2013, raccolti con frequenza mensile.
Correlazioni e regressioni lineari (OLS) effettuate da Advise Only, utilizzando le serie storiche delle performance mensili delle banche e le variazioni mensili degli spread dei bond governativi dei rispettivi Paesi rispetto al Bund. La significatività è rappresentata dal valore del test F.

Come si legge la tabella? Prendiamo il valore della correlazione tra Intesa Sanpaolo e lo spread: -0,42. Il segno “meno” indica che quando lo spread sale, le quotazioni della banca scendono (e viceversa). La dimensione del numero, che in valore assoluto oscilla tra 0 e 1, dà una misura dell’intensità della relazione, che in questo caso è abbastanza importante.

La regressione è un altro modo per misurare il legame tra banche e spread. La tabella riporta il valore di una statistica rappresentativa della bontà della relazione nel suo complesso (il test F): tanto più è alto tale valore, tanto più la relazione è rilevante.

Conclusioni

Dalla tabella si possono evincere fondamentalmente tre cose.

  1. L’ipotesi è verificata: esiste una relazione tra performance delle azioni bancarie e il rispettivo spread nazionale ed è sempre significativa da un punto di vista statistico.
  2. I dati dimostrano che, al calare dello stress sui titoli di stato e quindi dello spread rispetto ai titoli decennali tedeschi,  le quotazioni delle azioni bancarie tendono a salire (e viceversa).
  3. Non di minore importanza, dallo studio emerge che sono proprio le banche italiane quelle più legate all’andamento dello spread.

Cari investitori e risparmiatori, se nel vostro portafoglio di investimento ritenete di inserire azioni bancarie italiane, beh non solo dovete tenere d’occhio lo spread, ma dovete anche farvi un’idea del livello in cui si troverà questo ormai celebre indicatore nei prossimi 6 mesi, 1 anno o 5 anni!

Esiste un modo per seguire lo spread dei vari paesi dell’Eurozona e anche l’andamento delle azioni bancarie? Si ed è gratis! Accedi al sito www.adviseonly.com e naviga nella sezione “Ricerca strumenti” potrai accedere a tutte le informazioni sulle azioni che desideri e costruire i tuoi portafogli di investimento.

Inoltre potete navigare nella sezione Analisi Mercati / Mappamondo finanziario, sempre gratuita, qui troverai aggiornati quotidianamente:

  • il rendimento effettivo lordo a scadenza del titolo di Stato,
  • la Performance storica delle obbligazioni,
  • lo spread dei Paesi europei,
  • la performance storica delle azioni,
  • il Rischio per Paese.

Buona navigazione!

Scritto da

È uno dei partner fondatori e Presidente di Advise Only. Laureata in Economia Politica presso l'Università Bocconi, è stata responsabile dell'area commerciale dell'asset management del gruppo Banca Leonardo, occupandosi della ristrutturazione dell'offerta dei prodotti di risparmio gestito. In precedenza ha accumulato significative esperienze dapprima presso l'area Fixed Income Sales & Trading di JP Morgan e poi come Managing Director in Goldman Sachs, area Structured Fixed Income, occupandosi di clientela istituzionale italiana. Ama lo sport (corsa e sci di fondo), i buoni libri e l'opera lirica.

Ultimi commenti
  • l’impatto della diminuzione dello spread non è solo sul valore dei BTP in pancia alle banche italiane, ma anche e sopratutto sul loro minor costo del funding sui mercati interbancari, e quindi il futuro (per lo meno dal punto di vista delle utili) dovrebbe tendere al bel tempo.

    Detto questo, è comunque difficile vedere le banche italiane come dei buoni investimenti di lungo periodo. Pur con ampia variabilità, in media dal 2000 ad oggi le banche italiane quotate hanno generato un ROA di 0,40% (molto meno negli ultimi anni). Assumiamo che il futuro sia invero migliore e che il ROA possa essere di 0,50%: con una leva “limitata” dalle nuove regole attorno a 15x si ottiene un ROE di 7,5%, di gran lunga inferiore al costo del capitale per le nostre banche, che quindi nel lungo periodo non creano valore ma lo distruggono.

    Niente banche italiane, quindi? Non necessariamente: occorre sperare che diventino più efficienti (maggior ROA) o che possano usare più leva. Ma entrambe sono più wishful thinking che reali aspettative…

  • come posso valutare la solidità della mia banca? dove trovo le informazioni? grazie.

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