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BollettinoAO | Nava alla guida di Consob, Bitcoin in altalena

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I fatti salienti della settimana

Consob, inizia una nuova era – Mario Nava è il nuovo presidente della Consob. Classe 1966, attuale responsabile della direzione generale Mercato interno e servizi della Commissione europea, Nava prende il posto di Giuseppe Vegas e assicura una gestione in netta discontinuità rispetto a quella del suo predecessore. “Certamente vogliamo fare un’azione di ristrutturazione. Non è elegante parlare del mandato precedente ma nel tempo e nello spazio la Consob è stata migliore”, ha detto Nava durante l’audizione in Parlamento.

S&P ottimista sul Belpaese – Stiamo assistendo a “una ripresa generalizzata dell’economia italiana dopo anni di stagnazione”, fra crescita del Pil, ripresa dell’occupazione e aumento degli investimenti. Parola di Roberto Paciotti, country manager per l’Italia di S&P Global Ratings, dopo che a fine febbraio 2017 l’agenzia ha annunciato il primo rialzo del giudizio sovrano sul nostro Paese. Restano naturalmente punti critici, a partire da un debito pubblico che, “ancorché in riduzione, resta il quarto a livello mondiale”, e senza dimenticare “l’incertezza legata a una situazione politica in evoluzione” in vista delle elezioni del 4 marzo.

Quanto al sistema bancario italiano, nel 2018 dovremmo assistere a un proseguimento del processo di guarigione già iniziato, si legge in un report di Standard & Poor’s, secondo cui il settore oggi appare più in salute rispetto agli anni scorsi alla luce della migliore credibilità creditizia del settore privato ma anche degli sforzi effettuati dalle banche per risanare i bilanci. Per questo, l’agenzia di rating si aspetta il ritorno a una “moderata profittabilità” nel 2018.

Più cauta Moody’s – “Solo l’Italia ha un outlook negativo che riflette il rischio che le future politiche del governo non affrontino in modo sostenibile la vulnerabilità del Paese a uno choc economico o finanziario”, scrive l’agenzia di rating nel Sovereign Outlook per l’Area Euro. Per il 2018, Moody’s prevede un’ulteriore espansione della crescita dell’Eurozona, “a una media del 2% nel 2018, prima di rallentare all’1,7% nel 2019″.

Conti in chiaroscuro per le banche d’affari USA – Per la prima volta dall’ottobre 2006 Morgan Stanley vale più di Goldman Sachs: la sua capitalizzazione è arrivata a 100,5 miliardi di dollari contro quella da 95,1 miliardi del competitor.

Questa settimana Morgan Stanley ha pubblicato una trimestrale con utili superiori alle stime nonostante i ricavi da trading nel reddito fisso siano scesi di quasi il 50% nel quarto trimestre del 2017.

Goldman Sachs invece ha annunciato la sua prima trimestrale in perdita dal 2011 (-2,14 miliardi nel quarto trimestre 2017): colpa di oneri straordinari per 4,4 miliardi di dollari legati alla riforma fiscale Usa. L’utile netto annuale risulta quasi dimezzato rispetto al 2016, a 3,7 miliardi di dollari.

I mercati temono l’insostenibilità italiana – Il timore più grande degli altri Paesi e dei mercati, in vista delle elezioni italiane del prossimo 4 marzo, è l’insostenibilità. Lo ha detto il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, osservando che “quando si parla di aumento di probabilità che ci sia un governo non sostenibile i mercati reagiscono immediatamente. Mi auguro che la prossima legislatura sia caratterizzata da un’azione in continuità sui conti pubblici. Il debito deve scendere”.

Spagna ancora in fibrillazione – Madrid potrebbe prolungare il commissariamento della Catalogna, quindi estendere l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, se il presidente uscente Carles Puigdemont sarà rieletto “a distanza” dal parlamento locale. Puigdemont, a fine ottobre, è fuggito a Bruxelles dopo essere stato accusato dalla giustizia spagnola di ribellione, alla luce della dichiarazione di indipendenza.

Grafico della settimana

Bitcoin sull’ottovolante – Tra lunedì e mercoledì, il Bitcoin ha perso oltre il 30% sulla piattaforma CoinDesk, pare sulla scia di un aumento delle regolamentazioni in Corea del Sud e in Cina, arrivando a scendere al di sotto dei 10.000 dollari. Ma nella giornata di giovedì le quotazioni sono risalite in modo altrettanto repentino, riconquistando quota 12.000 dollari. Nolan Bauerle, direttore per la ricerca di CoinDesk, ha spiegato che “tonfi del 25% o più sono una caratteristica del contesto di trading globale, super liquido e quasi istantaneo delle criptovalute”.

Germania e Francia, dal canto loro, hanno dichiarato l’intenzione di presentare una proposta congiunta per la regolamentazione del Bitcoin a marzo, quando si svolgerà la prossima riunione del G20.
 

 

Come si sono mossi i mercati

Piazza Affari conclude la terza settimana di fila in terreno positivo nel 2018. Bene i titoli minerari, farmaceutici e tecnologici. In evidenza Fiat e Poste Italiane (dopo il rinnovo degli accordi strategici con Anima e CDP), mentre Geox scivola dopo le dimissioni a sorpresa dell’a.d. Gregorio Borgo, che guidava l’azienda dal gennaio 2017. In rosso anche i titoli energetici, con Saipem ed Eni in fondo al listino.

In terreno positivo anche la Borsa di Francoforte: nel fine settimana è in programma il congresso del partito social democratico (SPD) chiamato a esprimersi sul progetto di coalizione con i cristiano-democratici per la formazione del nuovo governo tedesco.

In Giappone la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dopo due sedute negative, in scia all’ottimismo circa i risultati delle imprese e malgrado un recupero dello yen sul dollaro. Nella settimana l’indice Nikkei ha segnato un +0,65% e il Topix un +0,72%.

Valute e materie prime – L’euro continua a rafforzarsi sul dollaro, mantenendosi sopra quota 1,22. La moneta unica scommette su un ritiro degli stimoli da parte della Banca Centrale Europea e sull’accelerazione della crescita dell’Eurozona nel 2018, dopo che un membro esecutivo del board della BCE, il governatore dell’Estonia Ardo Hansson, ha affermato che la banca centrale dovrebbe aggiustare il tiro della politica monetaria prima dell’estate.

Il banchiere ha anche indicato una deadline a settembre per il ritiro totale del piano di quantitative easing, affermando che se l’andamento dell’economia e dell’inflazione fosse confermato in linea con le previsioni formulate dalla BCE, il board potrebbe velocemente portare a zero gli acquisti di asset.

Giù il petrolio, intorno ai 63 dollari al barile. A fronte del netto calo delle scorte USA nell’ultima settimana (-6,9 milioni di barili), il dipartimento dell’Energia ha segnalato un’estrazione media di 9,75 milioni di barili giornalieri e quindi una produzione destinata a superare quota 10 milioni al giorno entro il primo trimestre.

In agenda

Ed ecco alcuni dei principali dati macroeconomici che saranno pubblicati nel corso della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Europa – La prossima settimana occhi puntati sull’agenzia Markit, che pubblicherà i valori preliminari degli indici PMI della maggior parte dei Paesi, attesi in lieve calo pressoché ovunque. Nella giornata di giovedì si terrà a Francoforte la prima riunione della BCE del 2018, da cui tuttavia non sono attese mosse operative e dichiarazioni rilevanti. Ricordiamo che da questo mese l’istituto guidato da Draghi ha ridotto la potenza del quantitative easing: dai precedenti 60 miliardi mensili agli attuali 30 miliardi.

Regno Unito – Attenzione al dato sulla crescita del PIL dell’ultimo trimestre dello scorso anno: sui 12 mesi è atteso in calo all’1,4%, dall’1,7% precedente.

Italia – Settimana povera di dati macro. Da segnalare la pubblicazione da parte dell’Istat degli ordini industriali del mese di novembre.

Stati Uniti – Attesissimo il dato sulla crescita del PIL nell’ultimo trimestre dello scorso anno: ci si aspetta una crescita del 2,9%, in rallentamento dal precedente +3,2%. Gli indici PMI dell’agenzia Markit saranno comunicati anche per gli USA, insieme ai dati aggiornati al mese di dicembre sul mercato immobiliare, che risulta in rallentamento rispetto ai dati precedenti.

Giappone  – La Banca Centrale del Giappone si riunirà martedì. Ma, anche qui, non sono attese decisioni operative. Dal fronte macroeconomico, attenzione all’indice sull’attività industriale del mese di novembre, atteso in crescita al 0,9%, dal precedente 0,3%.


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