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Riassunto mensile di novembre: mini-rally d’autunno per i mercati, l’inflazione rientra nei ranghi

Novembre è stato un mese di forte recupero per quasi tutti i listini mondiali. America, Europa e Giappone sono i mercati azionari che si sono distinti in questo mini-rally autunnale.

Continua a soffrire, invece, la Cina i cui listini principali hanno conosciuto un nuovo mese di calo. Il quadro generalmente positivo, in ogni caso, è stato determinato da un insieme di fattori: in primis, dalle banche centrali più importanti (Fed e Bce) che hanno entrambe raggiunto il picco dei tassi, con dati sull’inflazione che sono stati rassicuranti su entrambe le sponde dell’Atlantico.

E questo vale anche di più del rallentamento economico che sta gravando sull’Europa, cosa che invece non sta avvenendo negli Usa dove l’economia viaggia più forte del previsto. Non pesano sui mercati i due grandi conflitti irrisolti in Ucraina e Palestina, tant’è che i prezzi dell’energia sono risultati in calo.

 

I fatti salienti del mese di novembre

Gli ultimi meeting di Banca centrale europea e Fed non hanno portato a nuovi rialzi dei tassi d’interesse. La retorica di entrambi gli istituti è rimasta cauta, ma in particolare quello guidato da Christine Lagarde ha fatto capire che l’attuale livello dei tassi (4,5% per i rifinanziamenti principali, il più alto da quando esiste la Bce) dovrebbe essere sufficiente a garantire il rientro dell’inflazione.

E i dati in tal senso sono stati molto rassicuranti alla fine di novembre: in Italia i prezzi sono cresciuti appena dello 0,8% anno su anno e calati dello 0,4% su base mensile. Anche il dato europeo è buono, con un 2,4% che converge sempre di più sul target del 2% che la Bce ha da statuto.

E la Fed? In America l’economia corre (il dato sulla crescita è stato rivisto al rialzo al 5,2% nel terzo trimestre). Eppure, anche qui, l’inflazione sta rientrando nei ranghi: l’indice dei consumi personali ha fatto segnare un +3,5% a ottobre, dal +3,7% di settembre.

Insomma, aumentano le possibilità di un atterraggio morbido dell’economia (discesa dell’inflazione e recessione evitata) con tagli dei tassi stimati tra il terzo e il quarto trimestre del 2024.

In Cina pesano l’insolvenza del big immobiliare Country Garden e la crisi di un settore che sta contagiando anche l’ambito finanziario, con il governo che ha messo sotto indagine Zhongzhi, il gigante delle gestioni patrimoniali accusato di aver commesso “crimini illegali”. Eppure, l’economia di Pechino sta prendendo lentamente la china di una crescita più sostenuta, con il Pil che è aumentato del 4,9% nel terzo trimestre, andando oltre le attese degli analisti.

 

 

Le ultime stime Ocse sembrano vedere all’orizzonte rallentamenti per l’economia mondiale, con il Pil che crescerà del 2,4% (dal 2,7% di quest’anno). Per quest’anno l’istituto vede un +0,6% per la zona euro nel suo complesso e un +0,7% per l’Italia.

Intanto l’Opec+, l’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio e dei loro alleati, che nel 2024 accoglierà anche il Brasile tra i suoi membri, ha deciso di apportare ulteriori tagli alla produzione di 1 milione di barili al giorno per sostenere i prezzi dell’oro nero che sono risultati in calo sui timori di un rallentamento dell’economia globale.

Sul fronte geopolitico, merita infine un cenno l’incontro – il primo in un anno – avvenuto tra il presidente Usa Joe Biden e il leader cinese Xi Jinping, a margine della riunione dell’APEC, l’Asia-Pacific Economic Cooperation. Organizzato per stemperare le tensioni tra le due grandi potenze, l’incontro ha rappresentato un importante segnale di distensione e sembra preannunciare quantomeno una stabilizzazione delle relazioni e una ripresa delle linee di comunicazione dirette a livello militare e di presidenza.

 

Come si sono mossi i mercati

In Europa, il Ftse Mib ha guadagnato il 7,19%, vicino a quota 30mila punti. Vola il Dax tedesco, che cresce del 9,49%. Cresce pure il Cac40 di Parigi, che fa segnare un +6,17%.

Negli Usa l’S&P 500 è avanzato dell’8,9%. Il Nasdaq, l’indice che raccoglie i titoli tecnologici, è il più tonico in assoluto e lievita per il 10,6% della sua capitalizzazione.

In Asia, il Ftse China A 50 ha perso il 2,86%. Di poco meglio l’Hang Seng a Hong Kong (-1,01%). In Giappone, il Nikkei è andato molto bene (+8,34%).

Sul fronte obbligazionario, il rendimento del bond decennale Usa è sceso nel mese al 4,33% (dal 4,73%). In Europa, lo spread Btp/Bund è sceso a 174 punti base (da 185). In discesa il rendimento del Btp decennale al 4,23%, così come il Bund tedesco a 10 anni al 2,80%. Scende pure l’Oat francese decennale al 3,02%.

Per quanto riguarda le commodity, l’oro è scambiato a 2.042 dollari l’oncia, con un rialzo nel corso dell’ultimo mese (+2,93%). Il gas naturale europeo cala e arriva a fine mese a 42,1 euro al megawattora (dai 48 del mese scorso). Sul fronte petrolio: 80 dollari al barile per il Brent, il Wti a quota 75.

Sul fronte valute, aumenta il valore dell’euro sul dollaro a 1,09 (da 1,06).

 

Cosa monitorare nel mese di dicembre 2023

Grande attenzione alle banche centrali: la Bce tornerà a riunirsi il 14 dicembre e la Fed il 12-13 dicembre. Quasi scontato che non ci saranno nuovi rialzi dei tassi, ma il focus sarà sulle parole dei presidenti Lagarde e Powell, per capire quando potrebbero esserci gli attesi tagli al costo del denaro.

 


 

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